lorenzo insigne gol giro italia belgio

IL VERO NOVE CI MANCA, CON IL “FALSO NUEVE” SIAMO ROVINATI – DOTTO STRONCA LA PARTITA DA CENTRAVANTI DI INSIGNE: "IL PIU’ EVANESCENTE DI TUTTI. AVREBBE DOVUTO ESSERE LA STAR DELLA SERATA. ORA DOVRÀ RISCATTARSI IN QUEGLI SPAREGGI CHE VENTURA 4 ANNI FA GLI NEGÒ – IL “BIG DAY” DI LORENZO DEVE ANCORA ARRIVARE. IL GIORNO IN CUI, GIOCANDO TITOLARE PER MANCIO, STENDERÀ GLI SVEDESI NELLA PARTITA CHE CONTA.

Giancarlo Dotto per il "Corriere dello Sport"

 

lorenzo insigne e jorginho 2

Cattivi pensieri? Ora sono orrendi. Di spareggite si muore o, quanto meno, si soffre. C’erano tutti prima, i cattivi pensieri, ora si può dire. Il primo ad averli nella testa come un baco gigante era proprio il Mancio che, negandoli, scongiurandoli, li aveva affermati. La notizia prima del gol di Okafor e poi gli altri funesti arrivavano puntuali a materializzare il fantasma che ci aspettava al varco. Non può succedere di nuovo, ci si diceva in cuor nostro. È successo. Belfast, la città del Titanic e dunque di facili e immancabili accostamenti, non suona bene, per via del passato che forse torna o forse no. È tornato. 

 

 

lorenzo insigne e jorginho 1

Non siamo né belli, né veloci. Loro sembrano loro, noi sembriamo gli inglesi, di bianco vestiti, e anche questo non suona bene. L’occhio sul Windsor Park, l’orecchio a Lucerna e tante attese sul Piccoletto, il falso nueve scelto da Mancini per destabilizzare i corposi e un po’ marmorei pilastri difensivi dei verdi. Strategia da illusi. Tridente più evanescente che leggero e lui, Insigne, il più evanescente di tutti. Non facciamo nemmeno il solletico a Evans e compagni. E il pareggio ci sta pure largo, per dire che non possiamo prendercela nemmeno con la cattiva sorte, per non dire dell’arbitro, più amico che ostile nelle decisioni intermedie. 

 

 

LORENZO INSIGNE

Lorenzo il Piccolo, mai come questa sera, avrebbe dovuto lui più di ogni altro essere la star della serata. Era scritto in qualche favola mai scritta che doveva essere lui a portare l’Italia dritta e senza patemi in Qatar e portare se stesso, definitivamente, oltre una storia che parte dalla sera maledetta in cui l’incomprensibile Ventura (tempismo grottesco il suo addio dichiarato proprio nei giorni in cui il suo Fallimento Calcistico risonava sinistro come eventuale replica) lo tiene in panchina nella partita decisiva con la Svezia, preferendogli Gabbiadini, mentre persino i suoi giocatori in panchina, a cominciare da De Rossi, gli davano del pazzo. Insigne era stato la vittima sacrificale di quella sera infausta. L’alibi agitato. La prova patente di un allenatore che aveva perso lucidità. 

 

insigne svizzera italia

Quella diventava nella storia di Lorenzo la sua partita mai giocata, oltre che il suo atto mancato. Quello che doveva essere e non è stato. Quella di ieri sera doveva essere, e non è stata, la partita che chiudeva il cerchio. Destino crudele per il ragazzo marcato fino ai 30 anni dal sospetto del “giocatore incompiuto”, talento lampante ma intermittente. Rapporto largamente sofferto anche con la Nazionale, fino a quando non arriva il Mancio che, con una scelta forte, gli consegna la maglia numero 10 e gli dice: “Tu sei un pezzo irrinunciabile del mio calcio”. E sembra, finalmente, l’inizio di una bella e molto azzurra storia nella Mancio Banda, il giorno della festa a Wembley.

 

lorenzo insigne 3

Debutta ragazzino in nazionale, 2012, e segna subito alla seconda partita da predestinato, sembra. E, invece, delusioni in serie. Prandelli gli regala mezz’ora ai mondiali del 2014 contro la Costarica, altra disfatta da incubo. Poco più che una comparsa con Conte agli Europei del 2016. Trova ristoro a Napoli con Sarri, ma anche lì, per trovare il suo posto al sole, deve moltiplicarsi per convincere un allenatore che ha in testa altro, vuole Saponara più di lui.

 

Doveva essere ieri sera per lui anche un modo per scansare altri “cattivi pensieri” i suoi a Napoli, torturato dall’idea di un presidente che non lo ama, per usare un eufemismo. Insomma, Lorenzo, sempre a un passo dall’essere amato, dai tifosi, dagli allenatori (Zeman l’unico che lo ha veramente amato), dai presidenti e mai capace di colmare quel passo.

lorenzo insigne 4

 

Qualcuno si era portato avanti nella tessitura dell’incubo, evocando la possibile replica della crudele Svezia. Ora ci siamo di nuovo, ufficialmente, nell’inferno degli spareggi. Formula cambiata, non per questo meno infernale. A pensarla da insanabili ottimisti e favolisti possiamo dire che il “Big Day” di Lorenzo deve ancora arrivare. Il giorno in cui, giocando titolare per Mancio, stenderà gli svedesi nella partita che conta. 

lorenzo insigne 1insignelorenzo insigne 2

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...