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I DOLORI DEL GIOVANE GOETHE CENSURATO – PANZA: IN MOSTRA A ROMA UN DOCUMENTO MANOSCRITTO NEL QUALE I RIFORMATORI DI PADOVA PURGANO E MUTILANO LA TRADUZIONE ITALIANA DEL CAPOLAVORO DI GOETHE, “I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER” ISPIRATO DALL’INFELICE AMORE PER CHARLOTTE BUFF – QUANDO FOSCOLO SI ACCORSE CHE L’OPERA ERA STATA CENSURATA…

Pierluigi Panza per fattoadarte.corriere.it

 

 

 

GOETHE

 Venezia lasciva e patria della libertà… ma fino a un certo punto, fino a quando non nuoce.  La mostra “Poesia e destino. La fortuna italiana del Werther”, aperta al Museo Casa di Goethe a Roma (via del Corso angolo piazza del Popolo), espone un documento manoscritto, proveniente dall’Archivio di Stato di Venezia, nel quale i Riformatori di Padova censurano la traduzione italiana del lavoro di Goethe. E indicano un “taglio”, fondamentale.

 

I dolori del giovane Werther, capolavoro giovanile di Wolfgang Goethe ispirato dall’infelice amore per Charlotte Buff , uscì nel 1774 a Lipsia ottenendo un clamoroso successo che prestò superò ogni frontiera. I giovani dell’epoca iniziarono a vestirsi alla Werther – frac azzurro e panciotto giallo canarino – e incominciò a diffondersi la moda di suicidarsi con il libretto in tasca, in un gesto emulativo come su un’onda irresistibile di like e di “balene azzurre” che circolano oggi in Internet. Non era questa l’intenzione dell’autore.

 

Anche in Italia iniziarono le traduzioni dell’opera, tanto che il 1 febbraio 1788, dalla sua casa di via del Corso a Roma, Goethe scrive: “Qui mi stanno seccando con le traduzioni del Werther: me le fanno leggere, mi chiedono qual è la migliore, e anche se la storia è vera o no! E’ una calamità che non mi darebbe tregua neppure in India.”

I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER

 

Una pionieristica traduzioni in lingua italiana uscì nel 1782 ma stampata a Poschiavo, nei Grigioni. Nel 1788, invece, ne uscì una, con pretese di maggior diffusione, stampata a Venezia e tradotta da Michiel Salom. Traduzione che non passò indenne dal vaglio dello Studio dei Riformatori di Padova. I Riformatori avevano compiti di magistrato per materie relative all’università, la stampa, la censura e  le pubbliche librerie della Serenissima. Nel registro manoscritto numero 349 del “Registro dell’opere rivedute per la stampa 1765-1792” dai Riformatori dello Studio di Padova conservato all’Archivio di Stato di Venezia, a pagina 50 si legge che qualcosa nell’opera del grande tedesco non va. Scrivono: “Verter. Opera originale tedesca, etc. Parte prima, al Traduttore. Nota che la Lettera 29 a c 83. la qual conteneva le difese del Suicidio fu purgata e mutilata con questo segno …….. e così fu approvata per le stampe”. Cioè, il romanzo esce in traduzione italiana purgata, con dei punti di sospensione dove Werther inneggia al suicidio, richiamo centrale dell’opera.

 

Goethe

 

Questa traduzione avrà una certa fortuna e finirà, nella ristampa del 1796, nella biblioteca del maggior poeta italiano aspirante al suicidio: Giacomo Leopardi. Finirà anche sotto gli occhi di un altro poeta, che ha a che fare con Venezia: Ugo Foscolo (visse in Campo de le gate, sestriere Castello e, successivamente, anche a Padova). Le Ultime lettere di Jacopo Ortis (1799) richiamano esplicitamente il Werther, tanto che Foscolo, il 16 Gennaio 1802, da Milano, scrive a Goethe una lettera  (conservata al Goethe und Schiller Archiv di Weimar) presentandosi come giovane scrittore e annunciandogli l`invio di un suo “primo volumetto”  ispirato all’opera, nell’edizione censurata da lui letta. La lettera, che si rivolge a Goethe con l’appellativo “illustre scrittore Tedesco” ammette la diretta ispirazione: “Riceverete dal signore Grassi il primo volumetto di una mia operetta a cui forse die’ origine il vostro Werther… Ho dipinto me stesso, le mie passioni, e i miei tempi sotto il nome di un mio amico ammazzatosi a Padova. Non ho nissun merito nell’invenzione avendo tratto tutto dal Vero; i miei concittadini pregiano il mio stile in un’opera dove per mancanza di modelli ho dovuto farmi una lingua mia propria”. Censura o meno, dunque, la moda del suicidio alla Werther aveva preso qualche piega anche nella Serenissima. Ma Foscolo sapeva che l’opera uscita a Venezia era stata censurata? Sì, e lo scrive proprio in questa lettera a Goethe, che prosegue così: “La contessa Antonietta Aresi mia eterna unica amica (ndr, una delle tante amanti) tradusse dall’ultima edizione il Werther nello stile dell’Ortis: e sarà questa la sola versione italiana che l’ignoranza de’ traduttori, o la prepotenza de’ governi non abbiano mutilata”.

Pierluigi PanzaCHARLOTTE BUFF

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