pollock lee krasner

LEE KRASNER E LA "SINDROME YOKO ONO" - RIELLO: "AL 'BARBICAN' DI LONDRA UNA MOSTRA CELEBRA LA VITA A COLORI DELLA MOGLIE DI POLLOCK - LA SUA SFIDA E’ STATA QUELLA DI RIUSCIRE A DIMOSTRARE DI NON ESSERE SOLO LA VEDOVA DI UN GRANDE GENIO (UN PO’ QUELLO CHE CAPITO’ ANCHE A YOKO ONO…) - "QUANDO L’AMANTE DI POLLOCK LA CERCO’ PER FARSI AUTENTICARE UN LAVORO DI SUO MARITO, LEI…” - VIDEO

 

 

pollock

Antonio Riello per Dagospia

 

L'opera di Lee Krasner (1908-1984) è l'attuale ospite delle gallerie del Barbican di Londra. Lena Krassner nasce a Brooklyn da una famiglia di ebrei ortodossi immigrati dalla Russia e decide di farsi chiamare Lee perchè Lee è un nome che in lingua inglese si può usare indifferentemente sia per una donna che per un uomo.

 

Questo piccolo dettaglio anticipa e spiega per bene quello che sarà la sua prima grande sfida: farsi accettare come donna in un ambiente - quello dell'Arte Americana tra le due guerre - decisamente ancora maschilista e pieno di pregiudizi. Nel 1943 rifiuterà di esporre (con orgoglioso dispiacere) in una prestigiosa collettiva, "Women", che ospitava solo artiste ed era stata organizzata da Peggy Guggenheim. In una sua celebre intervista (riportata anche nel video-documentario che i visitatori possono vedere al Barbican) la Krasner sostiene con energia che non le è mai interessato essere una "donna-artista". Lei è semplicemente "artista" (senza un gender specifico) con i suoi crucci, le sue ambizioni e le sue difficoltà. Punto e basta.

 

pollock krasner

Frequenta la National Academy of Design di New York e poi la celebre Hans Hofmann School of Fine Arts. Fatica a sopravvivere con il suo lavoro ma non si arrende e continua con coraggiosa determinazione le sue sperimentazioni. Partecipa attivamente alla vita della comunità artistica della East Coast. Nel 1930 fa parte del gruppo di artisti americani che dopo la Grande Depressione partecipa (nel suo caso anche come organizzatrice oltre che come autrice) alla realizzazione di opere d'arte di carattere pubblico, il cosiddetto PWAP. In mostra alcune rare testimonianze dei suoi visionari collage di propaganda che durante la seconda Guerra Mondiale, per conto del War Service Windows, aiutarono a sostenere lo sforzo bellico americano.

 

Uno degli artisti di cui ha fatto il tutor per il PWAP si chiama Jackson Pollock, che diventerà nel 1945 suo marito. Vanno a vivere  in una casa/studio ricavata da una vecchia fattoria di Long Island e comperata con i denari forniti dalla solita Peggy Guggenheim.

pollock e lee krasner

 

La vicenda amorosa tra i due artisti è faticosa e ha i suoi alti e bassi (lui è un assiduo bevitore e soffre anche di forti crisi depressive), i due professionalmente non sembrano collaborare granchè, piuttosto seguono due strade paralelle ed autonome. Lei all'inizio è più brava e comunque lo rassicura e lo incoraggia. Ma presto Pollock diventa il guru riconosciuto dell'Action Painting. Quando lui muore (1956) Lee è a Parigi a visitare il Louvre (i loro rapporti si erano nel frattempo abbastanza raffreddati sul piano sentimentale). Rientra comunque precipitosamente a New York. Inizia così l'altra grande sfida che l'accompagnerà fino alla morte: riuscire a dimostrare di non essere solo la moglie/vedova di un grande genio. Quella speciale situazione che oggi qualcuno chiama anche "La Sindrome di Yoko Ono": sei importante e riconosciuta per quello che sai fare (e hai fatto) o perchè sei accidentalmente sopravvissuta al tuo compagno, un uomo davvero molto popolare? Quello che potrebbe sembrare un fantastico privilegio spesso si rivela come una fonte di dolorosa frustrazione, quasi un ombroso tormento. Sono le stimmate che l'uomo celebre lascia alla vedova.

 

lee krasner

Il display della mostra londinese (prodotta in collaborazione con la Schirn Kunsthalle di Francoforte, il Zentrum Paul Klee di Berna e il Guggenheim Museum di Bilbao) è stato disegnato dallo studio di Architetti di David Chipperfield e si sviluppa su due piani. Per visitarla ci vuole una bella oretta che passa comunque in fretta perchè ci sono tante cose da scoprire. Il catalogo, in questo caso, è senz'altro uno strumento utile per approfondire la figura di un'artista complessa e purtroppo non molto nota nota.

Si inizia con gli esordi, quando negli Stati Uniti le Arti visive erano ancora legate ad una atmosfera cubista/naturalista, fortemente influenzata dall'Arte che si era sviluppata nel Vecchio Continente. Alcuni suoi autoritratti ce la descrivono, ancora molto giovane, come un personaggio dalla volontà ferrea e dotato di una fiera curiosità. Di carattere ce n'è già parecchio insomma.

 

La sua specialità negli anni cinquanta diventa quella di fare dei disegni su carta, tagliarli in maniera casuale in tantissimi pezzettini e poi di creare dei grandi collages su tela con questi frammenti. L'elemento della casualità (che tanto definirà la tecnica del dripping pollockiano) e qui già ben presente, sebbene in una forma ancora non compiuta. Le composizioni di questo periodo sono una sintesi di chaos ricomposto (non senza una certa elegante fatica). "Shattered Light" (1954) e "Forest" (1955) sono degli esempi di questa tecnica visibili al Barbican.

lee krasner 3

 

La Krasner è una figura di spicco dell'Abstarct Expressionism, con uno stile personale, vitale ed indipendente che richiama una controllata liberazione di selvaggia energia. Jackie Wullschläger, sulle pagine del Financial Times parla di "battaglie in corso tra i suoi fuxia e i suoi arancioni...".

 

I suoi collages si ingrandiscono e diventano più nervosamente ambiziosi come "Desert Moon (1955). Le mostre alla Betty Parsons Gallery (1951) e alla Stable Gallery (1955) ne sanciscono il successo. Quando dipinge sulla tela non ha comunque mai paura del colore: rossi, porpora, arancioni, rosa sono la sua cifra. Ha una pittura che è fluida e appare piena di archi, cerchi e parabole che organicamente si intrecciano. Sa portare con naturalezza nei suoi quadri due grandi passioni: la danza (le piaceva andare a ballare a New York con un vecchio - ma arzillo - Mondrian) e il ritmo del Jazz. L'opera "Prophecy" (1956) potrebbe bastare da sola per rappresentare il momento.

 

Intima e drammatica è la serie dei "Night Journeys" realizzata quasi tutta di notte al buio, in preda all'insonnia, nei mesi dopo la morte di Pollock. Pochissimo colore stavolta: solo ocra in varie gradazioni. Il segno sembra inconscio, quasi automatico. "Triple Goddess" (1960), e "The Guardian" (1960)  rappresentano forse l'acme di questo periodo.

lee krasner 20

Nel corso degli anni i suoi quadri cambiano e raggiungono un po' alla volta un equilibrio più stabile, addirittura quasi geometrico. "Palingenesis (1971) e "Olympic" (1974) dimostrano bene questa tendenza. Nel 1976 ritorna, con uno spirito sofisticato e molto in linea con quanto stava succedendo allora in termini di linguaggio artistico, al collage. "Imperative, (1976) è una delle opere  di questo tipo che espone alla Pace Gallery nel 1977.

 

lee krasner 5

Continua a lavorare indefessa fino al giorno della morte. Instancabile e senza nostalgie. Sempre con la sua sigaretta perennemente accesa.

Fonda nel 1985 la "Pollock Krasner Foundation" con lo scopo di sostenere finanziariamente giovani artisti di talento che non hanno ancora un posto nel mercato dell'arte (il ricordo dei suoi primi anni difficili evidentemente non l'aveva mai abbandonata).

lee krasner 1

E si preoccupa comunque fin dai primi anni sessanta anche di tutelare il lavoro di Pollock, oltre che il suo. A tal proposito c'è una bella storia che ci conferma, ancora una volta, il carattere risoluto ed orgoglioso dell'artista.

Quando Pollock muore in un incidente automobilistico la sera dell’11 Agosto 1956 in macchina con lui c'era la sua amante, Ruth Kligman, che seppure assai malandata, sopravvisse al terribile scontro. Quella stessa mattinata Pollock le aveva dedicata e regalata una piccola tela, uno dei suoi dripping. Ma date le circostanze non aveva avuto naturalmente l'occasione e il tempo di farle alcuna "autentica".

 

La Kligman all'epoca era una artista giovane, bella ed affascinante  (ritenuta una "rubacuori" nel giro dell'arte di New York). Quando si riprese, dopo mesi, cercò disperatamente di farsi autenticare il lavoro per poterlo rivendere dato che versava in condizioni di salute (ma anche e soprattutto economiche) piuttosto critiche.

Lee Krasner che sola aveva l'autorità per certificare il lavoro del defunto marito (e che sapeva benissimo chi era stata la Kligman per Pollock) non la concesse. Non volle mai nemmeno incontrarla, considerandola una nullità fastidiosa. Malgrado le insistenze negli anni aumentassero (anche Leo Castelli si era prodigato in persona per poter assicurare alla Klingman una vecchiaia decente) non ci furono cedimenti, la  Kligman mori in povertà nel 2010 senza l' agognato pezzo di carta. Benchè fosse deceduta nel 1984 la Krasner aveva lasciato come volontà testamentaria che quel certo quadro non venisse assolutamente mai, e poi mai, autenticato. Per nessuna ragione.

ruth kligman

 

Living Colour

dal 30 maggio al 1 Settembre 2019

 

BARBICAN ART GALLERY

Barbican Centre, Silk St, Londra EC2Y 8DS

 

 

 

 

 

ANTONIO RIELLOANTONIO RIELLO

 

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