terapie intensive

MENO MALE CHE E’ ARRIVATO IL VACCINO: DA SOLI NON CI SAREMMO SALVATI - E’ STATO ATTIVATO SOLO IL 25% DELLE TERAPIE INTENSIVE! STANZIANDO 3,6 MILIARDI PER IL COVID, IL MINISTRO SPERANZA PROMISE: “AUMENTEREMO I POSTI LETTO DEL 115%”. PERÒ LE REGIONI NE HANNO ALLESTITI 922 SUI 3.591 PROGRAMMATI - CARENZE ANCHE SUI PRONTO SOCCORSO (IN PORTO 65 PROGETTI SU 474) E SULLE ASSUNZIONI: TROPPI I CONTRATTI PRECARI…

Patrizia Floder Reitter per “la Verità”

 

roberto speranza 2

Ci hanno imposto i lockdown per evitare che gli ospedali finissero sotto pressione, ma non hanno speso i soldi stanziati per aumentare i posti letto nelle terapie intensive e semi intensive. In un anno, il potenziamento delle strutture necessarie a stabilizzare le funzioni vitali dei pazienti gravi non ha coperto nemmeno il 26% del fabbisogno indicato. La fotografia sconvolgente, della non riorganizzazione della rete ospedaliera così da garantire la sopravvivenza a più malati in insufficienza respiratoria,  ci arriva dal ministero della Salute. Proprio Roberto Speranza, un anno fa, prometteva: «Aumenteremo del 115% i posti letto e nelle terapie intensive, assumeremo medici e infermieri».

 

terapie intensive

Ci hanno chiuso in casa, hanno collassato l' economia perché se ci ammalavamo di coronavirus non volevano curarci a domicilio e i reparti erano saturi, eppure dopo dodici mesi siamo ancora in emergenza posti letto. Se dovessero arrivare nuove ondate di contagi o altre pandemie, gli ospedali italiani non sarebbero in grado di reggere.

 

Il report della Corte dei conti ricorda che i fondi, che potevano essere utilizzati nell' anno 2020 per fronteggiare l' emergenza Covid, erano in totale pari a 3,6 miliardi di euro (di cui circa 700 milioni per le terapie intensive).

 

terapie intensive

Con il decreto Rilancio vennero stanziati 1.413,1 milioni di euro gestiti dall' allora commissario straordinario per l' emergenza, Domenico Arcuri, e destinati ad «aumentare la dotazione strutturale sul territorio nazionale di almeno 3.500 posti letto di terapia intensiva, portando tutte le Regioni ad una dotazione di 0,14 posti letto per 1.000 abitanti; di riqualificare 4.225 posti letto di area semi intensiva, con relativa dotazione impiantistica idonea a supportare le apparecchiature di ausilio alla ventilazione, mediante adeguamento e ristrutturazione di unità di area medica, prevedendo che tali postazioni siano fruibili sia in regime ordinario, sia in regime di trattamento infettivologico ad alta intensità di cure».

 

coronavirus il reparto di terapia intensiva del sant'orsola di bologna

A fine aprile 2021, i nuovi posti letto in terapia intensiva funzionanti risultavano invece 922 sui 3.591 programmati: appena il 25,7%. La Campania doveva averne attivi 499, non va oltre a 158; la Lombardia si è fermata a 47 delle 585 dotazioni aggiuntive previste e se la Provincia autonoma di Bolzano ha speso tutti i fondi a disposizione completando i 40 nuovi posti richiesti, Valle d' Aosta e Basilicata non hanno aggiunto nessuna dotazione.

 

Ancora peggio la situazione per gli interventi in area semi intensiva, dove su 4.238 posti letto che dovevano essere aggiunti sull' intero territorio nazionale, ne risultano attivati appena 1.081 (il 25,5%). Maglia nera ancora per Valle d' Aosta e Basilicata, ma anche per Molise, Liguria e Friuli Venezia Giulia che non hanno speso soldi e lascito i reparti così come erano.

 

roberto speranza al senato durante il voto sulla mozione di sfiducia

Eppure ci hanno continuato a dire che il numero limitato di letti e macchinari, a fronte dell' aumento dei malati di Covid che richiedono il ricovero in terapia intensiva, stava mettendo a dura prova il sistema sanitario del Paese. E che il supporto delle funzioni vitali può avvenire anche all' interno delle cosiddette terapie subintensive, tramite macchinari meno invasivi come maschere per la ventilazione e caschi respiratori. Impiegati in maniera precoce, aiutano gli alveoli polmonari a lavorare meglio e alleggeriscono la pressione sui reparti di terapia intensiva, quindi è altrettanto vitale avere aree predisposte con simili tecnologie.

 

coronavirus il reparto di terapia intensiva del sant'orsola di bologna

Se pochissimo è stato speso per ampliare questi presidi di sicurezza, nell' adeguamento dei pronto soccorso le Regioni hanno davvero mostrato una vergognosa trascuratezza. Su 474 interventi programmati, appena 65 sono andati a buon fine (il 13,7%). Hanno utilizzato i fondi soprattutto Veneto, Liguria, Abruzzo e Puglia, per il resto d' Italia si va da zero a tre, quattro adeguamenti al massimo. Così, purtroppo non stupisce che nemmeno l' acquisto di nuove ambulanze sia stato tra le priorità, considerato che l' ampliamento dei mezzi supera di poco il 19% del fabbisogno indicato.

 

Ma soffermiamoci sull' altra promessa del ministro della Salute, sempre di un anno fa: «Assumeremo medici e infermieri». Sempre i giudici contabili fanno sapere che dall' inizio della emergenza sanitaria «sono state reclutate 83.180 unità di personale. Si tratta per il 25,7% di medici (21.414) e per il 38,5% di infermieri (31.990).

 

coronavirus terapia intensiva 2

Il restante personale (29.776 unità) è costituito da operatori sociosanitari ed altre professionalità necessarie per fronteggiare l' emergenza sanitaria». A fine maggio, il numero era già sceso a 76.000 per la cessazione dei vari rapporti di lavoro. Dei 21.414 medici coinvolti, il 23,5 % è rappresentato da specializzandi e oltre il 26% sono invece medici abilitati ma non specializzati, con rapporti di collaborazione o incarichi a tempo determinato con le aziende sanitarie.

 

Va meglio per gli infermieri, il 27,4% su 31.990 ha instaurato un rapporto di lavoro continuato nel tempo. Siamo comunque ancora ben lontani dall' offrire contratti dignitosi ai professionisti della salute, e non solo nell' emergenza Covid.

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