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L'ECONOMIA CI STA RIMBALZANDO (IN CULO) - I RITMI DA BOOM POST COVID DELLA RIPRESA SI PORTANO DIETRO UN PROBLEMA ENORME E GLOBALE: C'È TROPPA DOMANDA E POCA OFFERTA - MANCA TUTTO, DAI SEMICONDUTTORI IN AMERICA ALLE CONFEZIONI DI LATTE IN INGHILTERRA, E TRA LE ZONE PIÙ COLPITE C'È IL NORD ITALIA - IL PREMIO NOBEL SHILLER: "ABBIAMO FINITO LE SCORTE, È COLPA ANCHE DELLA CINA CHE PRODUCE MENO..."

1  - IL MONDO SENZA SCORTE

Fabrizio Goria per “La Stampa

 

scorte 4

Manca tutto. I pallet nei parcheggi della logistica del Cuneese, i semiconduttori nelle fabbriche di Tesla in America, le confezioni per il latte in Inghilterra, gli infissi del Nord-Est del mobile. Tutto manca. E la situazione è destinata a peggiorare, allungando un'ombra pericolosa sulla ripresa. Con la conseguenza che l'economia globale rischia di correre una sfiancante corsa a ostacoli: ritmi da boom, trappole ovunque.

 

Gli ordini si accumulano, i prezzi volano. «Il mondo dopo il Covid-19 faticherà a ripartire perché c'è troppa domanda e poca offerta», spiegava in maggio Goldman Sachs in una nota riservata ai clienti istituzionali.

 

deutsche bank

Eccoci al dunque. Secondo gli analisti di Deutsche Bank le zone più colpite sono la Ruhr e il Nord Italia, che stanno già rallentando la produzione. Una sbandata che preoccupa a pochi mesi dal Natale.

 

«Dobbiamo prenotare con mesi d'anticipo quel che prima era a portata di consegna in pochi giorni. C'è una richiesta senza precedenti nel settore della carta. E poi mancano i pezzi di ricambio per il comparto produttivo», raccontava poche settimane fa Alberto Balocco, che non può escludere un aumento dei prezzi dei suoi panettoni.

 

scorte 3

«L'aumento dei noli, dei prezzi per il trasporto dei container, è spaventoso. Le ricadute sui costi della logistica sono enormi», denuncia Umberto Ruggerone, presidente di Assologistica.

 

Stesso copione nell'edilizia, in affanno anche con la manodopera, quasi spiazzata dall'effetto Superbonus, che ha messo in moto lavori per 5,6 miliardi di euro. «L'aumento dei prezzi e la tensione sulla materia prima a livello mondiale ha creato grande incertezza e problematiche», racconta il presidente di Ance, Gabriele Buia.

 

scorte 5

Da inizio anno il prezzo del rame è salito del 21,63%, quello dell'alluminio del 35,76%, quello del litio del 98,92 per cento. Settembre e il rientro in ufficio portano altre incognite: scarseggiano la cellulosa per la carta e i polimeri plastici per i dossier.

 

Anche i supermercati stanno monitorando la situazione: le fiammate sui costi rischiano di scuotere la filiera, e arrivare al consumatore. L'indice Fao dei prezzi mondiali dei prodotti alimentari dice che, ad agosto, c'è stata un'impennata del 32 per cento. Zuccheri, cereali, carne.

 

scorte 2

È una marcia verso la normalità che sembra non trovarla mai: McDonald's a Londra ha rinunciato ai Milkshakes, i piccoli provano a resistere. «Ci attendono tempi particolarmente difficili», dice Federico Maccari, ad di Entroterra.

 

Le pepite d'oro, però, sono i chip: servono ovunque, per le lampade notturne e le lavastoviglie. Bmw, Daimler e Volkswagen si sono fermate, Stellantis ha fatto slittare il rientro a Melfi. «Rischia tutta la componentistica» denuncia la Cgil. Big Tech si è già mossa. Google li produrrà in casa, come Apple. Ma non è detto che riescano a fermare gli aumenti sotto Natale.

 

2 - "LA DOMANDA STA VOLANDO, MA LA CINA PRODUCE MENO"

Francesco Semprini per “La Stampa

 

Robert Shiller

«Ci sono strozzature nelle catene di distribuzione che causano veloci riduzioni delle scorte, ma incidono anche le ricadute derivanti dal cambiamento climatico. La lezione della pandemia ci insegna che è il momento di prendere in considerazione nuove misure per valutare lo stato di salute della nostra economia».

 

A parlare è Robert Shiller, premio Nobel nel 2013 e docente all'Università di Yale, considerato uno dei padri della finanza comportamentale.

 

Professore, il mondo ha esaurito le scorte?

«Ci troviamo di fronte a situazioni in cui si è a corto di alcuni fattori produttivi chiave, e questo è dovuto a due elementi. In primo luogo, ci sono delle strozzature nelle catene di distribuzione causate dal rimbalzo della domanda di beni di largo consumo e del conseguente aumento dei volumi di produzione registrati con la fine dei lockdown».

 

L'altro elemento?

scorte 1

«È il calo della produzione in certi Paesi come la Cina, ma questo ha a che fare sovente con dinamiche politiche. Poi c'è un altro fattore che è dato dall'assottigliamento di scorte causato tra gli altri anche dal cambiamento climatico».

 

Questo però rischia di aumentare le pressioni sui prezzi, come giudica i segnali inviati da Jerome Powell a Jakson Hole?

«Non mi sorprendono affatto, l'inflazione sta crescendo nel Paese ma è ancora a un tasso moderato. È innegabile che ci sono spinte sui prezzi, ma sono d'accordo col presidente della Federal Reserve che si tratta di fattori temporanei. I rendimenti a lungo termine delle obbligazioni del Tesoro viaggiano ancora sotto la soglia del 2% e questo fa pensare che non vi siano fattori strutturali e di lungo periodo che interessano le pressioni sui prezzi. Anche perché non vedo imminenti rialzi delle retribuzioni, di solito indicano spinte inflazionistiche strutturali».

 

scorte al supermercato 3

E poi rimane il rischio Covid.

«Dobbiamo lavorare con gli epidemiologi per fare previsioni perché ci sono incertezze legate alla pandemia che da soli noi economisti non siamo in grado di tenere in considerazione. E poi c'è la questione dei Paesi che hanno livelli di vaccinazione molto bassi e quindi assai esposti dal punto di vista sanitario e, in seconda istanza, dal punto di vista economico».

 

I suoi sono timori di breve o lungo termine?

«Gli effetti economici di lungo periodo della pandemia non devono essere necessariamente negativi, ci sono cose che abbiamo imparato da questa esperienza, come lavorare da casa, che sono destinate a cambiare i modelli di riferimento.

 

CHIP AUTOMOTIVE

Se ci rechiamo al lavoro una volta alla settimana, questo andrà a incidere sugli spazi per uffici, così come sull'utilizzo di autostrade, di automobili, sul consumo di benzina, e su tutta una serie di variabili che non sono prese in considerazione direttamente dal Pil o dal tasso di disoccupazione».

 

chip auto

Sta dicendo che non si può fare affidamento solo sui tradizionali strumenti di misurazione dell'economia?

«Sì, ma non è una novità. Quarant'anni fa si è ragionato sul "benessere economico misurabile" (Mew) come misura alternativa per il tenore di vita, inclusa fra le altre una valutazione del valore del tempo libero e del lavoro non retribuito. Dopo sono state proposte altre misure e credo che si debba continuare in questo senso, il Pil da solo non è più sufficiente per misurare il mondo di oggi».

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