luigi ugone (1)

L'UOMO CHE GUIDA LA GUERRA A TRIA: ''FA QUELLO CHE GLI DICONO NEI CESSI DI BRUXELLES''. PARLA LUIGI UGONE, A CAPO DEI PICCOLI INVESTITORI TRUFFATI DA POP.VICENZA, E CHE LUNEDÌ INCONTRERÀ DI MAIO PER CONOSCERE ED EVENTUALMENTE APPROVARE IL NUOVO PIANO DI RIMBORSO. ''MA IO VOGLIO SAPERE CHI A DETTO A TRIA DI RISCRIVERE LA LEGGE GIÀ PRONTA. L'EUROPA? CONSIDERA VITTIME CHI HA REDDITO SOTTO I 35MILA EURO E GLI ALTRI SPECULATORI. ASSURDO E ANTIGIURIDICO''. PARTIAMO BENE…

 

1. L' UOMO CHE GUIDA LA GUERRA A TRIA "FA QUELLO CHE GLI DICE BRUXELLES"

Niccolò Zancan per ''la Stampa''

LUIGI UGONE

 

Il messaggio del ministro Luigi Di Maio è arrivato poco dopo le 21, giovedì sera: «Lunedì verrete convocati dal presidente del consiglio. Poi ci faremo una chiacchierata». Con il ministro Matteo Salvini, invece, si erano parlati prima: «Ci siamo visti a Treviso, ero stato io a chiedergli un incontro. Lui era molto teso. Mi fa: «Vi capisco. Sono stanco come voi di questa situazione. Sono in giro per diecimila cose, ma questa sta veramente andando oltre i limiti della pazienza. Incontrerò Tria, i decreti devono essere fatti. I rimborsi devono partire».

 

Tutti lo cercano. Tutti lo incontrano. E tutti, forse, lo temono anche un po'. «Tutti tranne il ministro Tria» dice Luigi Ugone, presidente dell' associazione «Noi che credevamo nella banca popolare di Vicenza». Delle dieci associazioni che rappresentano i piccoli investitori truffati, è quella che conta il maggior numero di iscritti: 2200.

 

«Ho cercato in ogni modo di avere un incontro con il ministro Tria, ma lui non mi ha mai risposto. Eppure anche io pago il suo stipendio. Vogliamo sapere dove gli è stato detto di riscrivere la legge. Quando? Da chi? Chi è l' ispiratore in Europa? Può mostrarci un documento e qualcosa di scritto, oppure gli è stato suggerito nei cessi di Bruxelles?». I toni sono questi.

 

LUIGI UGONE

Quanto a Bruxelles va detto, ad onor del vero, che la commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager, rispondendo alle richieste proprio di Luigi Ugone, ha deciso di accordandogli un incontro di 30 minuti alle 11 di mercoledì 24 aprile. «Andrò da lei a chiedere se davvero è stato imposto al governo italiano di riscrivere la legge».

 

Giovedì il decreto per risarcire i risparmiatori truffati dalle banche è stato rinviato per l' ennesima volta. Non è stata una giornata facile. Quello che chiede il ministro dell' Economia Tria è un controllo maggiore. Non soldi a pioggia. Ma risarcimenti stabiliti, caso per caso, attraverso un arbitrato.

 

Rimborsando comunque subito tutti i risparmiatori più poveri. «Ammesso che questa norma sia vera, per noi è inaccettabile», dice Luigi Ugone. «È qualcosa di antigiuridico. Allunga i tempi e non sta in piedi. Considera vittime quelli con un reddito inferiore ai 35 mila euro e tutti gli altri dei probabili speculatori. È assurdo. Noi, assieme ai tecnici del Mef, avevamo scritto una legge equilibrata. Non si capisce perché adesso il ministro Tria voglia stravolgerla. All' improvviso vuole fare il one man show».

 

MATTEO SALVINI TRA MARIO ZAMBON E LUIGI UGONE

C' è, qui a Vicenza, nel nordest industriale e contadino, un altro pezzo d' Italia dove il sentimento prevalente è la delusione. Anche nei confronti delle promesse non mantenute da questo governo. Ecco perché da ogni parte stanno cercando di rassicurare Luigi Ugone. «Ma gli associati mi dicono di andare avanti. Ed è quello che farò.

Non abbandono nessuno, non seppellirò nessuno. Resto al mio posto. Fino a quando avremo giustizia». Lo precisa perché hanno cercato di candidarlo sia con il Movimento 5 Stelle sia nel centrodestra. Ma finora ha sempre rifiutato.

 

Impiegato, 39 anni. Già alla ribalta quando per primo scatenò la guerra contro gli autovelox che mietevano multe sulla strada che lui stesso percorreva ogni giorno per andare al lavoro, e già visto con il movimento dei forconi in una protesta contro il governo Letta: «Volevamo bloccare l' autostrada come adesso fanno i gilet gialli». Occhi azzurri, modi dritti. Tutti lo chiamano, e lui risponde. Dice frasi perentorie.

 

matteo salvini giovanni tria

«Io non credo ai partiti». «Non lo faccio per i soldi, ma per principio». «Possono prenderti per il c una volta, non due». È lui - anche lui - che lunedì incontrerà il premier Conte, come gli è stato annunciato con un messaggio su WhatsApp dal ministro Di Maio. Lui che adesso racconta: «Quanto ci ho perso, non lo dirò mai. In questo momento le cifre sovrastano le persone. Ma sono nato da una famiglia povera, mio padre è arrivato da giù. I miei nonni si sono occupati di me e si sono spaccati la schiena.

 

Quel poco di guadagnato, con enorme fatica, in cambio di qualche agevolazione sul conto corrente, lo avevamo messo nelle azioni della Banca Popolare di Vicenza. Era un' istituzione. Dicevano: "Nessun rischio". E adesso, dopo aver perso tutto e dopo quattro anni di battaglie, vorrebbero ricominciare da capo?».

 

Il telefono di Luigi Ugone squilla ancora. Lo vogliono per una diretta televisiva. Lui accetta volentieri, e già ricomincia: «Se deve esserci una nuova norma, deve essere per i risparmiatori. Per nessun altro».

 

 

2. BANCHE, INTESA SULLA BOZZA: AVANTI CON LA PROPOSTA MEF SE C' È L' OK DEI RISPARMIATORI

Alberto Gentili per ''Il Messaggero''

 

Come nel gioco dell' oca, il governo con tutta probabilità tornerà al punto di partenza.

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

Martedì il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare con un decreto ad hoc, la norma proposta all' inizio della settimana da Giovanni Tria e poi bocciata rabbiosamente da Luigi Di Maio deciso a ottenere rimborsi immediati, pieni e a pioggia per tutti i 300 mila risparmiatori truffati delle banche.

 

Questo epilogo, dopo i feroci scontri delle ultime ore con il ministro dell' Economia finito nel tritacarne giallo-verde, è stato deciso nella notte tra giovedì e venerdì. Chiuso il Consiglio dei ministri con un nuovo rinvio che ha spinto Matteo Salvini ad attaccare duramente Di Maio e Giuseppe Conte («basta bloccare il Paese con i no e i rinvii, serve un cambio di passo»), a palazzo Chigi era balenata l' ipotesi che potesse essere il premier a firmare i decreti attuativi con cui far scattare i rimborsi. Ma facendo appello alla sua esperienza di avvocato e deciso a non urtare oltremisura Tria che in questo modo sarebbe stato scavalcato, Conte ha scartato l' opzione.

luigi di maio giovanni tria

«Alla fine sarebbe stato lui a dover pagare l' eventuale danno erariale», spiegano nel suo entourage.

 

Così il premier, incaricato da Di Maio e Salvini di farsi carico della mediazione, ha ritirato fuori dal cassetto la proposta istruita da Tria. Quella concordata dal ministro economico dopo due mesi di trattativa con Bruxelles e che prevede l' aborrito (da Di Maio) doppio binario: rimborsi rapidi e immediati per i risparmiatori con un Isee fino a 35 mila euro o un patrimonio fino a 100 mila euro («coprirà il 90% dei truffati», garantiscono al Mef) e vaglio delle domande di ristoro per gli altri da parte di una Commissione tecnica che sarà agevolata nel suo lavoro «attraverso la tipizzazione delle violazioni massive» e da acriteri di verifica dei requisiti di accesso al Fondo di indennizzo dei risparmiatori». Poi, per affidare questi nuovi poteri alla Commissione tecnica, «rafforzandone indipendenza e operatività», il governo dovrà varare martedì un decreto ad hoc. Metterà nero su bianco quella famosa norma che Di Maio non voleva.

 

Il vicepremier 5Stelle ha infatti capito, dopo essere andato a sbattere contro il muro di argomentazioni normative e giuridiche alzato da Conte e da Tria, che non c' era altra strada: o ingoia la proposta del responsabile dell' Economia che comunque «copre il 90% dei potenziali ristori», oppure i rimborsi vengono rinviati sine die. Un rischio che il leader grillino non vuole correre: il 26 maggio ci sono le elezioni europee e i voti dei 300 mila risparmiatori e delle loro famiglie sono merce preziosissima per un partito in forte calo nei sondaggi.

moscovici

 

Di Maio ha però posto al premier una condizione «imprescindibile»: «Dirò sì a questa formula e al decreto solo e soltanto se riuscirai a convincere lunedì le associazioni dei risparmiatori». Altrimenti nisba, si dovrà cercare un' altra strada che finora, nonostante gli sforzi dei tecnici, non è stata trovata.

 

IL BILANCIO

L' epilogo piace a Salvini che, insieme a Giancarlo Giorgetti in questa partita ha sostenuto Tria sulla strada del doppio binario, consapevole dei vincoli giuridici ed europei. Tant' è che il capo della Lega mette a verbale benedicendo la mediazione di Conte: «Ha la mia fiducia ma bisogna fare bene e in fretta. Non ho capito Di Maio, Tria... in medio stat virtus», la virtù sta nel mezzo. La soluzione trovata piace naturalmente a Tria che esce dall' angolo e si prende una bella rivincita.

 

 Non a caso all' Ecofin di Bucarest ha dichiarato puntiglioso: «Vogliamo indennizzare tutti e il prima possibile ma secondo le regole, altrimenti non si può pagare nessuno». Tesi sostenuta da settimane e per settimane inascoltata: Di Maio, e a fasi alterne Salvini, l' hanno messo ripetutamente in croce lanciando ultimatum a firmare i decreti attuativi per i rimborsi. In più su Tria cade la benedizione della Commissione europea: «E' l' uomo giusto al posto giusto nel momento giusto», ha certificato Pierre Moscovici.

 

IL RUOLO DI CONTE

luigi di maio giuseppe conte

Infine, ça va sans dire, l' exit strategy decisa giovedì notte a palazzo Chigi piace al diretto interessato. Dopo settimane di scontro con Salvini che l' accusava di non essere più super partes ma sbilanciato verso i 5Stelle (del resto a palazzo Chigi l' hanno portato loro), Conte ritrova il ruolo di mediatore. Quello più gradito, in quanto gli garantisce ruolo e centralità. Manca però ancora il lieto fine: si conoscerà dopo l' incontro di lunedì tra il premier e le associazioni dei risparmiatori. E manca soprattutto una tregua tra di Maio e Salvini. Il vicepremier grillino, deciso a far riconquistare al Movimento una propria identità, spara a palle incatenate contro le «posizioni di ultradestra» del leader leghista.

 

E viene descritto molto arrabbiato: «Ci ha accusato di frenare, di essere quelli dei no. Eppure lui l' altra sera neppure era presente in Consiglio dei ministri e quando c' è esce un' ora prima per vedere la partita del Milan... E poi saremmo noi quelli che blocchiamo tutto?!».

 

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