AUTARCHIA ALLA PECHINESE – I CINESI RISPONDONO ALLA GUERRA SUI DAZI CON L’AUTOSUFFICIENZA DIGITALE: ENTRO IL 2022 NON CI SARANNO PIÙ SOFTWARE E PC DI PRODUZIONE STRANIERA NEGLI UFFICI PUBBLICI - NON È SCONTATO CHE CI RIUSCIRANNO, VISTO CHE ANCHE I PRODOTTI CINESI INCLUDONO CHIP O DISCHI RIGIDI AMERICANI. MA PER L’INDUSTRIA A STELLE E STRISCE SAREBBE UNA BORDATA: IL MERCATO VALE 150 MILIARDI DI DOLLARI, INCLUSO IL SETTORE PRIVATO… – VIDEO

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Rosaria Amato per “la Repubblica”

 

DONALD TRUMP XI JINPING DONALD TRUMP XI JINPING

Solo programmi e sistemi operativi cinesi negli uffici pubblici: Pechino punta entro i prossimi tre anni alla sostituzione completa di hardware e software stranieri. Lo rivela il quotidiano britannico Financial Times : di autosufficienza digitale della Cina si parlava già da diversi anni, l' obiettivo è stato ufficializzato anche dalla legge sulla Sicurezza Informatica approvata nel 2017.

LENOVO COMPUTER LENOVO COMPUTER

 

Le aziende cinesi si erano quindi già messe al lavoro per rendersi totalmente autonome dai concorrenti stranieri, ma adesso i bandi Usa alle aziende cinesi e la guerra dei dazi imprimono una brusca accelerazione al progetto.

 

LA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEI LA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEI

L' Ufficio Centrale del Partito Comunista Cinese, rivelano al Ft due dipendenti di società di sicurezza informatica, all' inizio di quest' anno ha dettato una tabella di marcia riassumibile con la formula "3-5-2" che significa che il 30 per cento delle sostituzioni dovrà essere completato entro la fine del 2020, il 50 per cento entro il 2021 e l' ultimo 20 per cento entro il 2022. Una escalation nella corsa al primato nelle infrastrutture informatiche che arriva proprio mentre sembra invece avviarsi verso un accordo la guerra dei dazi.

 

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Anche ieri infatti dalla Cina è arrivato un auspicio che i negoziati con gli Stati Uniti possano «raggiungere un risultato che possa soddisfare tutte le parti il prima possibile», che segue ad una dichiarazione distensiva di Trump di qualche giorno fa («i negoziati procedono molto bene»). I tempi sono strettissimi: in mancanza di un' intesa nei prossimi giorni il 15 dicembre gli Usa applicheranno una tariffa del 15 per cento su altri 150-160 miliardi di dollari di merci importate dalla Cina, e Pechino potrebbe rispondere applicando un' aliquota del 7,5 per cento su 50 miliardi di dollari di merci importate dagli Stati Uniti.

 

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Per quanto il bando cinese riguardi solo gli uffici pubblici, le perdite per le principali aziende statunitensi che operano in Cina sarebbero comunque ingenti: società come Hp, Dell e Microsoft generano ogni anno in Cina ricavi per 150 miliardi di dollari (cifra che però include anche il settore privato). D' altra parte la mossa cinese era prevedibile dal momento che l' amministrazione Trump ha vietato dall' inizio di quest' anno i rapporti commerciali tra le aziende statunitensi e 28 aziende straniere che presentano un rischio per la sicurezza nazionale. Inoltre il governo Usa ha messo Huawei e 70 sue affiliate in una sorta di lista nera, che impedisce alla telco cinese di acquistare parti e componenti da società americane senza il via libera dei vertici di Washington.

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Gli addetti ai lavori ritengono un obiettivo ambizioso la totale sostituzione di hardware e software stranieri in Cina entro il 2022: molti prodotti anche locali sono sviluppati per i principali sistemi operativi negli Stati Uniti. E anche i computer della cinese Lenovo includono componenti prodotti da società americane, inclusi i chip dei processori e i dischi rigidi. Inoltre i sistemi operativi sviluppati in Cina come Kylin OS non sono ancora in grado di sostituire completamente quelli stranieri. D' altra parte anche la decisione del presidente Trump di escludere le aziende cinesi dal proprio territorio, impedendo dall' oggi al domani i rapporti commerciali con le aziende statunitensi, si è rivelato complicato per le molte interazioni in corso: il bando è stato sospeso tre volte nell' arco di sei mesi proprio per le pressioni delle società americane che hanno bisogno in particolare di aggiornamenti periodici sulle tecnologie fornite da Huawei, l' ultima proroga dell' autorizzazione risale al 19 novembre e vale 90 giorni.

 

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Perplessità sulla possibilità di "strade separate" future che portino a sistemi chiusi a alla ricerca scientifica non condivisa sono state sollevate anche da uno dei padri delle tecnologie statunitensi, Bill Gates, in occasione del New Economy Forum Bloomberg, a novembre a Pechino.

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