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AVANTI MIEI PRODI – L’EX PREMIER VERGA UN EDITORIALE AL VETRIOLO CONTRO GLI AGNELLI, LA VENDITA DI MAGNETI MARELLI  E LA DECISIONE DI DISTRIBUIRE 2 MILIARDI DI DIVIDENDI INVECE CHE INVESTIRE: “TUTTO LEGITTIMO MA NON IL SEGNALE DI UN LEADER”. EH, QUAL È LA STRATEGIA DI ELKANN-MANLEY? – LA FRECCIATA DEL PROFESSORE AL GOVERNO GIALLOVERDE: “LA POLITICA INDUSTRIALE È SCOMPARSA DALL’AGENDA DELL’ESECUTIVO”

1 – MAGNETI MARELLI, CALSONIC E LA SCELTA CONTROVERSA DI FCA: PERCHÉ DISTRIBUIRE DIVIDENDI INVECE DI INVESTIRE?

Michele Arnese per www.startmag.it

ROMANO PRODI DA GIOVANE

 

Era davvero necessario vendere Magneti Marelli? Con l’innovazione tecnologica da cavalcare per stare sul mercato e con investimenti in auto elettriche da accelerare per assecondare la domanda di mercato e le spinte dei governi, è stata una scelta azzeccata e lungimirante vendere del tutto la controllata Magneti Marelli?

 

A queste due domande, che da tempo Start Magazine ha sollevato, il gruppo Fca ha risposto affermativamente. Ma molti osservatori e analisti – a vendita conclusa – si aspettavano che tutto l’incasso della vendita di Magneti Marelli sarebbe stato re-investito nel gruppo.

 

Invece, sorpresa: una bella fetta degli introiti saranno distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi. Ecco di seguito i dettagli dell’operazione, le parole del capo azienda Manley, il commento di Romano Prodi e l’analisi del settimanale Milano Finanza.

 

Magneti Marelli logo

CHE COSA HA DECISO FCA SU MAGNETI MARELLI

Fiat Chrysler Automobiles ha perfezionato la cessione del proprio business di componentistica automobilistica, Magneti Marelli, a CK, la holding di Calsonic Kansei Corporation, fornitore giapponese di componentistica per autoveicoli (qui il focus di Start Magazine sul gruppo giapponese)

 

ECCO LA NOTA DI FCA SU MAGNETI MARELLI E CALSONIC

FCA

Con il closing – si legge in una nota del gruppo della scorsa settimana – Fca ha ricevuto un corrispettivo in contanti di circa 5,8 miliardi di euro. Il cda ha inoltre approvato una distribuzione straordinaria per cassa a favore dei portatori di azioni ordinarie di Fca pari a 1,30 euro per azione, pari a una distribuzione totale di circa 2 miliardi di euro, “a valere sui proventi netti dell’operazione”.

 

LE PAROLE DI MANLEY DI FCA SU MAGNETI E CALSONIC

“Siamo grati ai dipendenti di Magneti Marelli per il loro impegno nel fornire prodotti innovativi e sostenere gli obiettivi di Fca”, ha commentato Mike Manley, amministratore delegato di Fca. “Fca conferma il proprio impegno nei confronti di Magneti Marelli che continuerà ad essere un fornitore chiave – ha spiegato Manley – e sono convinto che questa operazione garantirà un futuro solido ai dipendenti e agli altri stakeholder di Marelli. Questa cessione riconosce anche l’alto valore strategico di Magneti Marelli, migliora la nostra posizione finanziaria, consegna valore ai nostri azionisti e ci consente di concentrarci ancora di più sulla nostra gamma chiave di prodotto”.

 

IL COMMENTO DI ROMANO PRODI

mike manley john elkann

L’ex premier Romano Prodi non ha apprezzato “la vendita a un gruppo giapponese del più grande e illustre produttore italiano di componenti: la Magneti Marelli, forte di 8 miliardi di fatturato e 44 mila dipendenti”, ha scritto ieri sul quotidiano Il Messaggero: “Non tanto per la necessità spiegata da Fca di fare cassa per ottenere «maggiori risorse nella progettazione e nello sviluppo di nuovi modelli, soprattutto nel campo dei prodotti del futuro, come l’auto elettrica, che richiede davvero enormi quantità di denaro”. Quanto per la destinazione di alcuni dei 5,8 miliardi ricavati dalla vendita: “Ha destato una certa sorpresa leggere nel comunicato ufficiale che ben due miliardi saranno versati direttamente nelle tasche degli azionisti”. Insomma, secondo l’ex commissario europeo, la mossa del gruppo Fca non è stato “il segnale di una strategia dedicata a fare assumere alla Fiat Chrysler un ruolo di leadership nella produzione dell’auto del futuro, dove i concorrenti spendono somme infinitamente superiori nella ricerca e nello sviluppo dedicati all’innovazione”. Conclusione critica di Prodi: “Solo una parte minore potrà essere dedicata alla ricerca del nuovo”.

mike manley a ginevra

 

L’ANALISI DI MILANO FINANZA

“Era questo il momento per far uscire dal gruppo Fiat Chrysler una cifra così importante e strategica? Non era appunto meglio destinare tutti i 5,8 miliardi a investimenti, magari in Italia?”, si è chiesto l’editoriale del settimanale Milano Finanza di sabato scorso: “L’incasso di 5,8 miliardi dalla casa giapponese è una cifra davvero importante, ma non sfugge a nessuno che il futuro dell’auto è a una svolta cruciale con la necessità impellente di auto elettriche. Già 5,8 miliardi da destinare a questo sviluppo di auto elettriche in Fca, sicuramente sono una miseria rispetto a quanto altre case, comprese quelle private francesi, hanno stanziato. Ma, con parole calde verso gli azionisti, Manley ha annunciato che solo 3,8 miliardi restano nelle disponibilità di Fca. Ben 2 miliardi vanno agli azionisti con un super dividendo straordinario”.

 

mike manley john elkann

2 – IL DURO ATTACCO DI PRODI CONTRO FIAT CHRYSLER SUL FUTURO DELL'AUTO

Da www.lettera43.it

 

Giusto per restare in tema automobilistico, è sembrato un attacco duro come un frontale tra mezzi pesanti. L'ex premier Romano Prodi ha sfoderato un editoriale al vetriolo su Il Messaggero. Argomento: il settore dell'auto in Italia. Bersagli: gli Agnelli e il governo gialloverde.

 

FIAT CHRYSLER CHE PERDE PESO NEL MERCATO

mike manley

Nonostante l'immatricolazione delle nuove automobili in Italia sia aumentata in aprile, Prodi ha sottolineato come la domanda nei primi quattro mesi dell'anno sia calata di quasi il 5%. In quadro in cui peraltro «l'unico produttore almeno parzialmente italiano», e cioè Fiat Chrysler (Fca), «ha ulteriormente perso di peso, attestandosi intorno a un quarto del mercato interno». Mentre Renault, Psa e Volkswagen crescono.

 

NEL MIRINO LA VENDITA DI MAGNETI MARELLI

Qui è arrivata la grande stoccata agli Elkann-Agnelli. A Prodi infatti pare proprio non essere piaciuta «la vendita a un gruppo giapponese del più grande e illustre produttore italiano di componenti: la Magneti Marelli, forte di 8 miliardi di fatturato e 44 mila dipendenti».

 

romano prodi

Ha destato una certa sorpresa leggere nel comunicato ufficiale che ben due miliardi della vendita di Magneti Marelli saranno versati direttamente nelle tasche degli azionisti

ROMANO PRODI

 

Non tanto per la necessità spiegata da Fca di fare cassa per ottenere «maggiori risorse nella progettazione e nello sviluppo di nuovi modelli, soprattutto nel campo dei prodotti del futuro, come l'auto elettrica, che richiede davvero enormi quantità di denaro». Quanto per la destinazione di alcuni dei 5,8 miliardi ricavati dalla vendita: «Ha destato una certa sorpresa leggere nel comunicato ufficiale che ben due miliardi saranno versati direttamente nelle tasche degli azionisti».

 

DUBBI SULLA STRATEGIA DEGLI INVESTIMENTI

mike manley

Insomma non proprio «il segnale di una strategia dedicata a fare assumere alla Fiat Chrysler un ruolo di leadership nella produzione dell'auto del futuro, dove i concorrenti spendono somme infinitamente superiori nella ricerca e nello sviluppo dedicati all'innovazione». Anche perché altri 2 miliardi di dollari sono stati versati a Tesla.

 

E qui la motivazione è da ricercare nelle nuove leggi anti-inquinamento, che consentono di «mettere in atto una sorta di unione virtuale del parco macchine in modo che l'inquinamento medio delle autovetture prodotte dalle diverse imprese possa rientrare nei limiti previsti». Ecco dunque che di quei 5,8 miliardi «solo una parte minore potrà essere dedicata alla ricerca del nuovo».

 

ROMANO PRODI

MENTRE IL GOVERNO M5S-LEGA PARE AVERE ALTRE PRIORITÀ

Frecciata finale a Lega e Movimento 5 stelle: per Prodi il «capitolo delle strategie concrete da mettere in atto per lo sviluppo dei diversi settori industriali non è all'ordine del giorno in nessuna delle priorità del nostro governo. Constatazione doverosa ma non sorprendente perché la politica industriale è proprio scomparsa dall'agenda dell'esecutivo».

 

3 – IL PIANO INCLINATO DELL' AUTO ITALIANA

Romano Prodi per “il Messaggero”

 

Nello spazio di poche ore sono arrivate tre notizie, non certo brillanti, riguardanti il settore dell' automobile. Un settore che, anche in presenza della nuova rivoluzione industriale, rimane fondamentale per il futuro della nostra industria.

 

operai gruppo fca

La prima notizia potrebbe essere anche consolatoria: l' immatricolazione delle nuove automobili in Italia é aumentata in aprile dell' 1,5% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Si tratta però di una magra consolazione se riflettiamo sul fatto che, comprendendo tutti i primi quattro mesi dell' anno, la domanda è invece calata di quasi il 5%. Ancora più grave è prendere atto che la quota dell' unico produttore almeno parzialmente italiano (Fiat Chrysler) ha ulteriormente perso di peso, attestandosi intorno ad un quarto del mercato interno, con auto che vengono prodotte in parte sempre più rilevante da fabbriche localizzate in Paesi stranieri. Il tutto mentre gli altri tre leader del mercato italiano (Renault, Psa e Volkswagen) vi hanno robustamente accresciuto la propria presenza.

john elkann presidente del gruppo fca

 

D' altra parte sono ormai anni che registriamo una continua perdita di vigore della nostra industria automobilistica, riguardo alla quale ci siamo giustamente consolati con i risultati dei nostri produttori di componenti. Consapevoli del fatto che i nostri produttori di componenti, avendo come clienti le più raffinate fabbriche automobilistiche tedesche, continuano a dimostrare un' efficiente straordinaria.

 

Sembra tuttavia che il destino si accanisca contro le nostre imprese del settore perché, nelle stesse ore in cui uscivano le non esaltanti statistiche richiamate in precedenza, veniva definitivamente firmata da parte di Fiat-Chrysler (Fca) la vendita ad un gruppo giapponese del più grande ed illustre produttore italiano di componenti: la Magneti Marelli, forte di otto miliardi di fatturato e 44 mila dipendenti.

ROMANO PRODI

 

La transazione, ormai scontata da qualche tempo, è stata comprensibilmente giustificata dalla necessità di impiegare, da parte della Fca, maggiori risorse nella progettazione e nello sviluppo di nuovi modelli, soprattutto nel campo dei prodotti del futuro, come l' auto elettrica, che richiede davvero enormi quantità di denaro. Ha destato quindi una certa sorpresa leggere nel comunicato ufficiale che, dei 5,8 miliardi ricavati dalla vendita, ben due di essi saranno versati direttamente nelle tasche degli azionisti.

 

Tutto bene e tutto legittimo ma certo non il segnale di una strategia dedicata a fare assumere alla Fiat Chrysler un ruolo di leadership nella produzione dell' auto del futuro, dove i concorrenti spendono somme infinitamente superiori nella ricerca e nello sviluppo dedicati all' innovazione. Per completare la contabilità sulla destinazione delle risorse derivanti dalla vendita della Magneti Marelli fa un certo effetto leggere sul Financial Times di ieri che la Fiat Chrysler si è impegnata a versare 2 miliardi di dollari alla Tesla, ancora leader mondiale nella produzione di auto elettriche. Le nuove e più severe leggi anti-inquinamento europee permettono infatti che fra diverse imprese si possa mettere in atto una sorta di unione virtuale del parco macchine in modo che l' inquinamento medio delle autovetture prodotte dalle diverse imprese possa rientrare nei limiti previsti.

 

MARCHIONNE BORSA FCA

L' accordo con la Tesla, anche se a caro prezzo, permette quindi alla Fca di rientrare in questi limiti fino a che non saranno in produzione nuove vetture. Non è quindi paradossale concludere che solo una parte minore delle risorse ricavate dalla vendita della Magneti Marelli potrà essere dedicata alla ricerca del nuovo.

 

ROMANO PRODI

Dato che assai spesso piove sul bagnato, è stato contemporaneamente reso pubblico che la Commissione Europea è in procinto di non considerare aiuto di Stato (quindi non illegale) la somma di ben 1,2 miliardi che i governi francese e tedesco hanno deciso di devolvere a un consorzio di grandi imprese dei due Paesi (tra le quali Total, Psa e Opel). Per fare che cosa? Per realizzare un impianto sperimentale (in Francia) e due enormi impianti produttivi di batterie di ultimo grido (uno in Francia e uno in Germania) in modo da controllare la parte prevalente della componentistica dell' auto del futuro.

 

Bisogna infatti tenere presente che, nell' auto elettrica, il motore è sostanzialmente costituito dalle batterie e che, con lo sviluppo di questa nuova forma di trazione, l' industria dei componenti tradizionali è destinata a ridursi drasticamente nonostante l' indubbia capacità dei nostri imprenditori impegnati nel settore.

 

romano prodi

È quindi triste dovere constatare che, avendo scelto di isolarci da tutti gli altri Stati europei e di non collaborare con nessuno, l' Italia stia compromettendo il futuro delle imprese operanti in un settore nel quale abbiamo ancora qualcosa da dire. Non è tuttavia questo un caso unico perché il capitolo delle strategie concrete da mettere in atto per lo sviluppo dei diversi settori industriali non è all' ordine del giorno in nessuna delle priorità del nostro governo.

 

Constatazione doverosa ma non sorprendente perché la politica industriale (che si esprimeva soprattutto con l' evocativa definizione di 4.0) è proprio scomparsa dall' agenda dell' esecutivo.

Si parla continuamente di crescita e occupazione ma non ci si cura affatto di preparare gli strumenti coi quali la crescita e l' occupazione possano essere messe in atto.

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