COSA VUOLE DIRE SAVONA QUANDO DICE CHE E’ TENUTO "IN SCACCO" DALLA "VECCHIA CONSOB"? – IL DOSSIER GENERALI SPACCA L’AUTORITA’. IL PRESIDENTE SAVONA SI DIFENDE DOPO LE ACCUSE DI NON VOLER SVOLGERE IL SUO RUOLO DECISIVO IN UNA COMMISSIONE DOVE GLI ALTRI 4 COMMISSARI SAREBBERO SCHIERATI IN PARITÀ (DUE PER MEDIOBANCA, GLI ALTRI DUE PIÙ CONVINTI DELLE RAGIONI DI CALTAGIRONE-DEL VECCHIO) - APPARE DIFFICILE PER SAVONA ERGERSI A PALADINO DEL RINNOVAMENTO, ESSENDO EGLI STATO PER DECENNI VICINO ALLA GALASSIA MEDIOBANCA...

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Marcello Zacché per "il Giornale"

 

savona savona

Nella battaglia delle Generali c'è anche un caso Consob. Con il suo presidente, Paolo Savona, che (via twitter) accusa di essere tenuto in «scacco». Fino a ieri il tema esisteva, ma era sottotraccia: alla Commissione che vigila su società e Borsa si è rivolto- a inizio novembre - Francesco Gaetano Caltagirone, per chiedere se fosse lecito che a proporre gli amministratori di una società quotata possano essere gli stessi amministratori uscenti (la cosiddetta «lista del cda»). E per sapere se sia lecito che un socio ricorra al prestito titoli per sostenere le lista dal cda.

 

La nuova governance è stata recentemente adottata da Generali (oltre che da altre 10 società italiane), dove Caltagirone, detiene oltre l'8% del capitale e, insieme con Leonardo del Vecchio e la Fondazione Crt, forma un patto per votare in assemblea, arrivato oltre il 16%. A questi la «lista del cda» non piace niente, perché li taglia fuori dai giochi. Mentre è fortemente sostenuta da Mediobanca, azionista con circa il 13% del capitale, al punto da essere ricorsa al prestito titoli per superare il 17% in vista dell'assemblea.

francesco gaetano caltagirone francesco gaetano caltagirone

 

Ebbene, la Consob di Savona è stata criticata sia per non aver risposto ai quesiti di Caltagirone, scegliendo la strada di una sorta di raccomandazione («richiamo d'attenzione»); sia per non aver ancora comunicato l'esito del sondaggio a cui il richiamo di attenzione è stato sottoposto sul mercato, concluso il 17 dicembre. Tanto che, nel frattempo, Generali è andata avanti sulla lista del cda, arrivando a stilare un elenco di una trentina di possibili candidati.

 

paolo savona paolo savona

Di tale lentezza sarebbe responsabile il presidente Savona. Accusato sui media di tergiversare, di non voler svolgere il suo ruolo decisivo in una commissione dove gli altri 4 commissari sarebbero schierati in parità: Di Noia e Mosca più inclini a non ostacolare la lista (e quindi Mediobanca); Berruti e Ciocca più convinti delle ragioni dei pattisti e dubbiosi sul prestito titoli. E Savona?

 

Il suo voto sarebbe decisivo. Ma davanti alle critiche, invece di far finta di niente ieri il presidente ha scritto un velenoso tweet: «Non sono io a tenere in scacco la Consob, ma è la vecchia Consob a tenere in scacco Savona. È in corso l'eterna lotta tra la conservazione e l'innovazione sui cui si va giocando il futuro dell'Italia».

Alberto Nagel Caltagirone Alberto Nagel Caltagirone

 

Ma cosa vuole dire Savona? Chi è la vecchia Consob? Il riferimento potrebbe essere alla «macchina» dell'Authority, che opera attraverso le sue divisioni, non del tutto impermeabili agli interessi dei vari soggetti di volta in volta coinvolti in dispute giuridico-finanziarie. O forse Savona si riferisce alla debolezza che la Commissione ha spesso dimostrato di fronte ai «poteri forti» di Piazza Affari.

 

Donnet Caltagirone Del Vecchio Donnet Caltagirone Del Vecchio

In ogni caso appare difficile, per Savona, considerarsi estraneo a questi mondi ed ergersi paladino del rinnovamento, essendo egli stato per decenni vicino proprio alla galassia Mediobanca, sia con qualche incarico connesso, sia con la propria storia di liberista repubblicano, naturalmente omogenea alla finanza laica di Piazzetta Cuccia. Nel caso specifico di Generali, l'impressione è che si stia facendo una tempesta in un bicchier d'acqua.

 

ALBERTO NAGEL ALBERTO NAGEL

Tanto che è attesa proprio per oggi una riunione della Commissione per esaminare e licenziare in tempi brevi la versione finale del richiamo d'attenzione. Ma chi si aspetta una svolta nella disputa tra Mediobanca e pattisti rimarrà deluso. Non essendo Consob il legislatore, non spetta all'Autorità vietare la lista del cda o disciplinarla. Il richiamo non sarà dunque altro che la conferma dei paletti già proposti (la procedura, i consiglieri indipendenti). Senza divieti o censure. Resta il fatto che sulla questione è scoppiato uno scontro senza precedenti all'interno della Consob. E le conseguenze sul futuro dell'Authority non mancheranno.

 

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SIAMO ALLE SOLITE: I TEDESCHI BLOCCANO L’INTESA SUI DAZI AL PETROLIO RUSSO! - IL GOVERNO DI BERLINO È SCETTICO (EUFEMISMO) RISPETTO ALLA PROPOSTA AMERICANA, PORTATA DAL SEGRETARIO AL TESORO USA, JANET YELLEN, AL G7 DEI MINISTRI DELLE FINENZE - È STATA LA STESSA YELLEN AD AMMETTERE: “NON È EMERSA UNA STRATEGIA CHIARA SUI DAZI” - LO STALLO CONTINUA ANCHE IN EUROPA, CON L’UNGHERIA CHE SI OPPONE AL SESTO ROUND DI SANZIONI CHE COLPIREBBERO IL GREGGIO (E SCHOLZ NON È COSÌ DISPIACIUTO)

LA GUERRA IN UCRAINA MINACCIA SCONQUASSI MAI VISTI PER L’ECONOMIA MONDIALE - UNA RECESSIONE ANCORA NON È IN VISTA, MA POTREBBERO FARSI PESANTI GLI EFFETTI COMBINATI DI UN RALLENTAMENTO DEGLI USA, DI UNA FRENATA DELLA CINA, DI CARESTIE NEI PAESI PIÙ POVERI, DI CRISI DEBITORIE IN ALCUNI EMERGENTI A CAUSA DEI TASSI PIÙ ALTI - L'ITALIA SI TROVA NELLA PARADOSSALE SITUAZIONE DI AVERE UN CAPO DI GOVERNO ALL'ALTEZZA DEL MOMENTO, E UN SISTEMA POLITICO PRIGIONIERO DI SÉ STESSO. PER IL FONDO MONETARIO, NEMMENO I FONDI DEL PNRR CI FARANNO ACCELERARE OLTRE UN “APPENA SOPRA L'1%” NEGLI ANNI FUTURI

AL GREGGIO NON C’È MAI FINE - INCREDIBILE MA VERO: L’ITALIA A MAGGIO HA AUMENTATO LE IMPORTAZIONI DI PETROLIO RUSSO! DA MOSCA SONO ARRIVATI IN ITALIA CIRCA 450MILA BARILI AL GIORNO DI GREGGIO, PIÙ DI QUATTRO VOLTE RISPETTO A FEBBRAIO (E IL MASSIMO DAL 2013) - IL PARADOSSO È CHE SI TRATTA DI UN EFFETTO DELLE SANZIONI EUROPEE: DUE TERZI DI QUEL PETROLIO ARRIVA ALLA RAFFINERIA ISAB DI AUGUSTA, CONTROLLATA DA LUKOIL. LA COMPAGNIA RUSSA NON È STATA SANZIONATA, MA LE BANCHE HANNO BLOCCATO LE LINEE DI CREDITO, E COSÌ È COSTRETTA A FARE AFFIDAMENTO ESCLUSIVAMENTE SULLE FORNITURE DELLA SOCIETÀ MADRE