wilbur ross huawei

DON’T GO HUAWEI! – ANCHE IL DIPARTIMENTO DEL COMMERCIO STATUNITENSE METTE NEL MIRINO IL COLOSSO CINESE: WILBUR ROSS STAREBBE ELABORANDO UN PIANO PER IMPEDIRE LA VENDITA DI SEMICONDUTTORI E CHIP ALL’AZIENDA DEFINITA “CAVALLO DI TROIA” DEL REGIME COMUNISTA DA MIKE POMPEO – NELLA LENTE È FINITO ANCHE IL GIGANTE DI TAIWAN TSMC, IL PIÙ GRANDE PRODUTTORE DI SEMICONDUTTORI DEL MONDO, CHE NEL 2019 HA FORNITO 35 MILIARDI DI PRODOTTI A UNA SUSSIDIARIA DI HUAWEI…

 

 

 

Francesco Bechis per www.formiche.net

 

Wilbur Ross

Esteri, Difesa, Commercio. Uno dopo l’altro, i principali Dipartimenti dell’amministrazione Trump si stanno muovendo per mettere alle strette Huawei, il colosso della telefonia mobile cinese accusato di spionaggio per conto del Partito comunista cinese (Pcc). Dopo il duro affondo alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco dei titolari dei dipartimenti di Stato e Difesa, i segretari Mike Pompeo e Mark Esper, che hanno definito Huawei “un cavallo di Troia” di Pechino nella rete 5G, ora, secondo indiscrezioni di Reuters, è il turno del dipartimento del Commercio di Wilbur Ross.

 

huawei

Il ministero di Constitution Avenue starebbe elaborando un piano per impedire l’acquisto da parte di aziende cinesi di chip prodotti con componenti di fabbricazione statunitense. Nello specifico, i funzionari del dipartimento stanno studiando una modifica della “Foreign direct product rule”, la normativa introdotta nel 2010 che prevede una serie di rigidi controlli su tutti i prodotti tecnologici fabbricati all’estero e soggetti allo scrutinio della Ear (Export administration regulations).

 

xi jinping con il ceo di huawei ren zhengfei

Nel mirino del bureau oggi c’è, fra le altre, la compagnia di Taiwan Tsmc, il più grande produttore di chip e semiconduttori al mondo. Perché? Semplice: più del 10% delle vendite globali di Tsmc, che nel 2019 sono ammontate a 35 miliardi di dollari, provengono da Hi-Silicon, azienda produttrice di chip sussidiaria di Huawei. Un colpo a Tsmc, è il ragionamento del governo americano, può rallentare considerevolmente gli investimenti in ricerca e sviluppo di Huawei e delle sue aziende satellite.

 

Trump e Wilbur Ross

Tra le opzioni al vaglio del dipartimento di Ross c’è l’introduzione dell’obbligo per le aziende che usano equipaggiamento statunitense di richiedere una licenza al governo americano prima di vendere chip a Huawei. Non è la prima volta che il gigante tech di Taiwan viene preso di mira dagli Stati Uniti nella contesa globale per il 5G. Già a novembre, aveva riportato il Financial Times, alti funzionari del governo americano avevano fatto pressioni su Taiwan per interrompere la vendita di chip di Tsmc a Huawei, spiegando che “finiscono dritti nei missili cinesi puntati contro Taiwan”.

 

tsmc - chip

La mossa è considerata un azzardo da diversi addetti ai lavori, perché rischia di trasformarsi in un boomerang per l’industria americana dei chip e dei semiconduttori, che è strettamente interconnessa alle aziende asiatiche. Tsmc, per fare un esempio, ha fra i suoi maggiori clienti, oltre a Huawei, le americane Apple e Qualcomm. Altri grandi produttori mondiali di semiconduttori made in Usa, come Applied Materials o Lam Research, potrebbero risentire delle nuove misure. Il prossimo 28 febbraio, riporta il Wall Street Journal, ci sarà un’altra, decisiva riunione off the records di funzionari del Commercio per definire l’entità delle restrizioni.

 

WILBUR ROSS1huawei

Se confermata, la stretta del dipartimento si inserirebbe in un’accelerazione diplomatica degli Stati Uniti per convincere i partner occidentali, a partire dai Paesi europei, a non appaltare la rete 5G alle aziende cinesi, scegliendo piuttosto le uniche due competitors del colosso di Shenzen, la finlandese Nokia e la svedese Ericsson. Nonostante l’escalation delle ultime settimane, culminata nella Conferenza sulla Sicurezza a Monaco dove è andato in scena un duro confronto fra funzionari del governo americano (e la speaker della Camera Nancy Pelosi) e alti dirigenti di Huawei presenti, non si è ancora di fronte a uno scontro frontale. Prova ne è la decisione della Casa Bianca di rinnovare per altri quattro mesi la sospensione del bando presidenziale introdotto lo scorso maggio e che prevede la sospensione da parte delle compagnie americane di qualsiasi contratto con Huawei e altre compagnie cinesi come Zte

huawei 2tsmc - chip 1huawei 1

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…