francesco gaetano caltagirone philippe donnet leonardo del vecchio generali

GENERALI DIETRO LA COLLINA - DEL VECCHIO E CALTAGIRONE VOGLIONO SUBITO LA TESTA DELL’AD DONNET - MA C'E' UN PICCOLO PROBLEMA: HANNO LE AZIONI, MA NON LA MAGGIORANZA NEL CDA - GLI SERVIRA' L’APPOGGIO DI MEDIOBANCA (DI CUI CONTROLLANO IL 25%) MA NON E' SCONTATO - E SE CIO' AVVENISSE, PER I DUE ARZILLI PAPERONI SI PROFILEREBBE IL RISCHIO DI DOVER PROCEDERE ALL'OPA (E SAREBBE UN BAGNO DI SANGUE)

Paolo Madron per https://www.tag43.it

 

PHILIPPE DONNET GENERALI

Articolo quinto, chi ha i soldi ha vinto. Capitalismo padronale contro capitalismo delle autonomie, proprietà contro manager, ragioni del mercato che spesso mal si sposano con quelle del portafoglio.

 

La battaglia per il controllo delle Assicurazioni Generali riassume un po’ tutto questo, e come andrà a finire è difficile dirlo. Per il momento limitiamoci a descrivere cos’è, caricando con l’enfasi che merita questa madre di tutte le battaglie finanziarie del millennio, il grande conflitto che promette di inscenare e che ha come epicentro il più importante gruppo finanziario del Paese.

 

Leonardo Del Vecchio

E sarà per questo che i suoi protagonisti sono tutti ipersensibili, e chi fa da spettatore a bordo ring (giornali compresi) così restio a prendere posizione salvo i casi in cui non ci sia un interesse conclamato.

 

Anche se bisogna dire che l’uno-due messo a segno da Caltagirone e Del Vecchio che ha portato la inossidabile coppia al 25 per cento di Mediobanca getta una pesante ipoteca sul risultato finale.

 

Chi ha i soldi ha vinto, in genere dovrebbe funzionare così. E loro di soldi ne hanno tanti, se è vero che senza colpo ferire hanno messo sul tavolo 3 miliardi di euro per aggiudicarsi la posta. E altri ancora ne metteranno alla bisogna, per seppellire sotto una cascata di denaro la teoria (di cui fu proprio piazzetta Cuccia l’interprete più blasonato) che le azioni si pesano e non ci contano. Ammesso che non l’abbia già seppellita la storia, relegandola ai libri che la raccontano.

caltagirone

 

IL 2 AGOSTO PER GENERALI UN CDA DI FUOCO

Ma prima che l’estate prenda del tutto il sopravvento e i signori del denaro mollino gli ormeggi, c’è ancora un appuntamento che può suonare da indizio della guerra che in autunno vivrà i suoi momenti decisivi.

 

Il 2 agosto le Generali hanno in programma un consiglio d’amministrazione dove si dovrebbe cominciare a discutere dell’introduzione della lista del cda sulla quale la prossima assemblea sarà chiamata votare per il rinnovo dei vertici.

enrico cuccia x

 

La lista del cda, per capirci, è quella con cui i manager di Mediobanca hanno salvato la propria autonomia frenando, anche complici i ferrei vincoli della Bce, gli appetiti della coppia di cui sopra.

 

Se il metodo di governance dovesse passare identico anche a Trieste, è molto probabile che la medesima coppia fatichi a imporre la supremazia che il denaro le attribuisce. Ma anche con il cda che andrà in scadenza il prossimo aprile non sarà per loro una passeggiata. Devono dunque agire prima.

 

Ma c’è un problema: Caltagirone, Del Vecchio e i loro alleati non controllano la maggioranza dell’attuale consiglio della compagnia. Il fatto di essere insieme di gran lunga i prima azionisti non dà loro mano libera. Decisivo vedere come si muoverà Mediobanca, che della compagnia assicurativa con il 13 per cento è il primo singolo socio. Non a caso è sull’istituto fondato da Enrico Cuccia che il patron di Luxottica e il costruttore romano hanno tenuto alta la pressione, giustamente convinti che l’inevitabile resa di Trieste passi per la conquista di Milano. Sarà davvero così?

caltagirone donnet

 

DEL VECCHIO E CALTAGIRONE NON HANNO LA MAGGIORANZA DEL CDA

Situazione complessa, scenari molti e non immuni da geometrie variabili. Sorprese in agguato magari con l’arrivo di un terzo incomodo che scompagina i giochi, banchieri in cerca di gloria o ex banchieri ora governanti. Pronostici e domande: e se il cda di Generali facesse finta che nulla sia successo andando avanti con la proposta che gli assegna il diritto di formulare la lista dei prossimi amministratori? Solo al pensiero a qualcuno ribolle in sangue.

 

MEDIOBANCA

Perché se così fosse è scontato che vi appaia il nome dell’attuale numero uno Philippe Donnet che verrebbe quindi proposto per un terzo mandato. A quel punto cosa possono fare Caltagirone e Del Vecchio? Tutto meno che rassegnarsi. E siccome è inimmaginabile la loro adesione alla lista del cda, ne farebbero una alternativa. Nomi loro e pugni sbattuti sul tavolo pronti alla prova di forza. Ma avrebbero i numeri per farla passare? Sulla carta no. Perché ciò avvenga è indispensabile che Mediobanca si schieri dalla loro parte.

 

A quel punto gioco, partita e incontro per i due. Ma può piazzetta Cuccia dopo che l’ha proposta votare a Trieste contro la lista del cda? Ci sono due elementi che rendono l’ipotesi poco plausibile. La prima è il venir meno della coerenza, dovendo piazzetta Cuccia bocciare a Trieste la governance che ha faticosamente conquistato a casa sua. Ma la coerenza, si sa, si può anche incartare e mettere nel cassetto dei ricordi sperando che l’oblio prevalga sulla futura memoria.

 

luciano benetton

CON CHI SI SCHIERERÀ MEDIOBANCA?

È invece un secondo elemento che rende la cosa assai complicata. Se Mediobanca si unisse a Caltagirone, Del Vecchio, Benetton, Crt e compagnia, la lista cadrebbe nell’azione di concerto quindi nel relativo obbligo di opa sull’intero capitale del gruppo. Giusto per chi non ci avesse fatto caso, venerdì 23 luglio Generali registrava una capitalizzazione di borsa di 26,5 miliardi. Più che una cifra, un’iperbole.

 

Si profila dunque un grande lavoro per gli avvocati (guarda caso con Del Vecchio c’è quel Sergio Erede il cui nome spunta dietro molti altri dossier, in primis Rcs) i quali dovrebbero dare fondo a tutta la loro leguleia sapienza per sminare il rischio di una impraticabile offerta pubblica. Meglio dunque rinviare tutto alle più fresche temperature settembrine? Decisione forse saggia, non fosse che le cose si sono spinte talmente avanti che immaginare anche una breve tregua appare poco realistico. L’atmosfera è così tesa e spessa che si taglia col coltello.

 

Alberto Nagel Caltagirone

E poi meglio battere il ferro finché è caldo, e per questo cade a fagiolo il cda del 2 agosto dove sarà braccio di ferro tra i consiglieri del Leone. Ammesso che non si parli di lista del consiglio, si dovrebbe quanto meno impostare il calendario dei prossimi appuntamenti per la presentazione del nuovo piano industriale prevista il 15 dicembre. Le avvisaglie sono che non si faranno prigionieri, almeno a sentire le indiscrezioni che raccontano come il fronte avverso all’ad Donnet abbia già chiesto di sospendere tutto.

 

matteo del fante poste italiane 2

Cosa che per il francese diventato italiano suonerebbe come una sentenza di morte. Intanto, si aspetta di sapere come deciderà di muoversi Alberto Nagel, l’ad di Mediobanca che dopo qualche cedimento sembra essere più baldanzosamente tornato a una decisa difesa dell’autonomia triestina. E soprattutto come reagirà il medesimo Donnet di fronte alla goccia cinese che da mesi sta scavando le fondamenta della sua poltrona. Non avendo, come amava dire Francesco Micheli per denotare l’opulenza di qualcuno, il problema di mettere insieme il pranzo con la cena, egli potrebbe anche dire: signori mi avete rotto, me ne vado.

 

MARCO MORELLI

Per non lasciare nulla al caso, ma soprattutto per stressare la loro determinazione, gli assalitori del Leone fanno già circolare il nome del suo possibile sostituto. Tra i più gettonati Matteo Del Fante, attuale ad di Poste Italiane, e Marco Morelli, ex numero uno di Montepaschi (altro dossier che scotta nelle mani sin qui impotenti del Mef). Poi, come da tradizione, ci sono gli interni. Che si riducono a quattro nomi: Jean-Laurent Granier, il capo di Generali Francia. Marco Sesana, il numero uno di Generali Italia. Giovanni Liverani, responsabile della Germania. E, last but not least, Luciano Cirinà, regional officer per i Paesi dell’Est.

Ultimi Dagoreport

meloni giuli buttafuoco venezi biennale

DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…

triennale giuli la russa trione beppe sala

DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA SI È FATTO BOCCIARE DAL SINDACO DI MILANO LA SUA CANDIDATA ANDRÉE RUTH SHAMMAH, FACENDOSI IMPORRE VINCENZO TRIONE, STORICO E CRITICO D’ARTE, COAUTORE CON LA PENNA ROSSA DI TOMASO MONTANARI DI UN LIBRO INTITOLATO “CONTRO LE MOSTRE” (QUELLE FATTE DAGLI ALTRI) - SEGNALE POCO GIULI-VO PER I CAMERATI ROMANI DELLA MELONI IL VIA LIBERA SU TRIONE CHE AVREBBE DATO IGNAZIO LA RUSSA, “PADRONE” DI MILANO E DINTORNI (VEDI CIÒ CHE SUCCEDE ALLA PINACOTECA DI BRERA BY CRESPI) - FORZA ITALIA È RIUSCITA A FAR ENTRARE, DIREBBE MARINA B. ‘’UN VOLTO NUOVO’’: DAVIDE RAMPELLO CHE DELLA TRIENNALE È GIÀ STATO PRESIDENTE UN’ERA GEOLOGICA FA…

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)