mikhail gorbaciov vladimir putin petrolio russia russo

“SE GORBACIOV AVESSE GODUTO DEI PREZZI DI PUTIN SUL PETROLIO, FORSE IL RICORDO DELLA SUA FIGURA IN RUSSIA OGGI SAREBBE MIGLIORE” – FUBINI SPIEGA LE SFORTUNE POLITICHE DELL’ULTIMO LEADER SOVIETICO, MORTO IERI A 91 ANNI, CON LA PARABOLA DEI PREZZI DEL GREGGIO: “QUANDO ARRIVA AL POTERE IL BARILE È A 28 DOLLARI, PARI A 77 DOLLARI ATTUALI. MA NON AVREBBE PIÙ RIVISTO QUOTAZIONI DEL GENERE” – “IN QUESTO PUTIN È STATO MOLTO PIÙ FORTUNATO. ALL’INIZIO DEL DUEMILA, LA QUOTAZIONE DEL GREGGIO È A 44 DOLLARI IN TERMINI CORRENTI. MA DA ALLORA INIZIA A SALIRE SENZA SOSTA…”

Federico Fubini per www.corriere.it

 

gorbaciov putin

La scomparsa di Mikhail Gorbaciov ha commosso il mondo, o almeno l’Occidente. Esiste però almeno una lettura meno sentimentale per spiegare perché il suo progetto di apertura politica dell’Unione sovietica sia naufragato, mentre Vladimir Putin mantiene salda la propria presa sul potere dopo aver privato i russi dei diritti civili che essi avevano conquistato.

 

Perché niente lascia capire la parabola del potere del Cremlino come un semplice numero: il prezzo internazionale del petrolio. Chi governa nel palazzo sulla Piazza Rossa è regolarmente indebolito dai suoi cali, rafforzato dagli aumenti e a volte incoraggiato a creare destabilizzare gli assetti geopolitici del mondo esterno se ciò aiuta a rendere più costosa l’energia fossile.

 

embargo petrolio russo

Non è vero solo in questo 2022. Era vero anche negli anni ’70, quando l’Unione sovietica di Leonid Breznev dette il proprio appoggio ai governi della Lega araba contro Israele anche per ragioni economiche.

 

Da Mosca si puntava a sostenere la protesta contro lo Stato ebraico per ragioni in primo luogo politiche in chiave anti-occidentale; non solo, né principalmente, per assecondare e alimentare gli choc petroliferi all’inizio e alla fine del quel decennio. Ma l’aumento delle quotazioni sostenne economicamente l’Urss e dunque ne allungò la vita: la grande superpotenza negli anni ’80 sarebbe arrivata a produrre 12 milioni di barili al giorno, un livello da allora mai più toccato.

 

vladimir putin mikhail gorbaciov

Nel 1970 il barile si vendeva ancora a due dollari (15 dollari attuali), mentre già nel 1974 la quotazione espressa in valori correnti era salita a 90 dollari. Quegli aumenti dettero all’Urss le risorse necessarie per mantenere in piedi un sistema stagnante e per integrarlo meglio nell’economia mondiale tramite l’export, malgrado il declino dell’era brezneviana.

 

Senza gli choc di prezzo degli anni ’90 è dunque possibile che Gorbaciov non si sarebbe mai trovato a dover gestire le riforme, semplicemente perché l’Urss sarebbe crollata prima. A maggior ragione questo è vero perché i prezzi del gas, che la Russia aveva iniziato a esportare in Europa negli anni ’60, erano collegati a quello del greggio.

 

gorbaciov

Di certo l’ultimo leader sovietico ha dovuto gestire una mano di carte sfortunata. Quando arriva al potere nel marzo del 1985 il barile è a 28 dollari, pari a 77 dollari attuali. Ma Gorbaciov nei suoi anni al potere non avrebbe più rivisto quotazioni del genere e, in parallelo, avrebbe assistito a un lungo declino della capacità produttiva del Paese a causa dell’obsolescenza degli impianti e la carenza di nuovi investimenti.

 

Quando Gorbaciov lancia la Glasnost e la Perestroika nel 1986, il barile era ai minimi di 24 dollari espresso in dollari correnti; era ad appena era a trenta dollari nel 1988 ed era ancora ad appena a 50 quando la vecchia guardia tenta un colpo di Stato contro di lui che, nell’agosto del 1991, avrebbe portato alla dissoluzione dell’Unione sovietica.

 

ronald reagan mikhail gorbaciov a reykjavic nel 1986

Quelle quotazioni erano sufficienti a realizzare dei profitti sulla vendita delle singole partite di petrolio. Ma non bastavano a finanziare il sistema sovietico abbastanza da prevenire l’impoverimento della popolazione e il collasso dell’apparato militare-industriale. Forse Gorbaciov avrebbe avuto migliore fortuna in un decennio di petrolio molto costoso, ma non nei suoi anni.

 

Lo stesso vale per Boris Yeltsin, il primo presidente della Russia post-sovietica al quale gli accordi di smembramento dell’Urss lasciarono la responsabilità per tutto il debito dell’ex superpotenza. In valori correnti di oggi, il barile quotava appena 26 dollari nel pieno delle privatizzazioni selvagge e della liberalizzazione dei prezzi nel 1994: il Paese non aveva abbastanza risorse finanziarie per attutire lo choc delle riforme economiche, le quali anche per questo in gran parte fallirono.

 

mikhail gorbaciov boris eltsin

Nel momento del default sovrano russo, nell’agosto del 1998, la quotazione internazionale del petrolio in dollari correnti era di appena 24 dollari e scese a venti alla fine di quell’anno. Poiché le fonti fossili pesavano per almeno metà delle entrate di bilancio russe, Eltsin non ebbe a disposizione i mezzi per contrastare la povertà dilagante nel Paese. La carenza di investimenti fu tale che la produzione russa di greggio collassa da 12 milioni di barili al giorno nel 1988 a sette milioni a metà degli anni ’90. Le entrate dello Stato ne risultarono drammaticamente ridotte.

 

mikhail gorbaciov

In questo Putin è stato molto più fortunato. All’inizio del Duemila, quando il futuro dittatore si insedia al Cremlino, la quotazione del greggio è a 44 dollari in termini correnti. Ma da allora inizia a salire senza sosta per raggiungere i 188 dollari correnti nel 2008, alla vigilia della Grande recessione. La Russia putiniana ha potuto aumentare la produzione oltre i dieci milioni di barili al giorno (grazie agli investimenti esteri permessi dalle liberalizzazioni di Eltsin), mentre i prezzi internazionali elevati finanziano la crescita di una nuova classe media urbana e un fondo di stabilizzazione per i tempi duri.

 

PUTIN PETROLIO

La Russia così attraversa la Grande recessione relativamente intatta. Da allora il petrolio non sarebbe più sceso ai minimi degli anni ’80 e ’90. Putin ne approfitta per consolidare la sua presa sul potere, tanto quanto sulle risorse della Russia. Al punto che oggi mostra di aver assimilato in pieno la lezione sovietica in Medio Oriente durante gli anni ’70: la destabilizzazione geopolitica, oggi praticata dal Cremlino in Ucraina e in Europa, presenta il dividendo di aumentare la tensione sui mercati globali degli idrocarburi e le entrate del bilancio russo. Se solo Gorbaciov avesse goduto dei prezzi di Putin sul petrolio, forse il ricordo della sua figura in Russia oggi sarebbe migliore.

vladimir putinMIKHAIL GORBACIOV CON LA MOGLIE RAISSA mikhail gorbaciov eric honecker shimon peres mikhail gorbaciov MIKHAIL GORBACIOV CON LA MOGLIE RAISSA E FAZIO A SANREMO mikhail gorbaciov e ronald reagan firmano l accordo sui missili

Ultimi Dagoreport

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

maurizio maddaloni pd campania maurizio de giovanni luigi riello

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?