macquarie

MA QUANTE SPINE FISCALI HA MACQUARIE? - IL FONDO AUSTRALIANO CHE CON L'AIUTO DI COSTAMAGNA E FULVIO CONTI VUOLE ENTRARE IN AUTOSTRADE E OPEN FIBER HA CHIUSO UN CONTENZIOSO CON IL FISCO ITALIANO SULLA SUA CESSIONE DI UNA QUOTA DI AEROPORTI DI ROMA AI BENETTON - RIGUARDA SEMPRE UNA QUESTIONE FISCALE, MA DI DIMENSIONI BEN MAGGIORI, LO SCANDALO IN CUI È RIMASTA COINVOLTA IN GERMANIA SHEMARA WIKRAMANAYAKE, AMMINISTRATORE DELEGATO DI MACQUARIE GROUP

Carlotta Scozzari per https://it.businessinsider.com/

 

 

Macquarie

Da Autostrade a Open Fiber, nelle partite economiche del momento tra i protagonisti, da un po’ di tempo a questa parte, c’è un nome ricorrente: il gruppo di investimento australiano Macquarie. È lui il soggetto che, stando alle ultime indiscrezioni, potrebbe affiancare la Cassa depositi e prestiti (Cdp) sia nell’acquisizione dell’88% di Autostrade per l’Italia da Atlantia sia in Open Fiber, dove potrebbe acquistare la quota in mano a Enel, in vista della nascita della grande società della fibra unica promossa dal governo per la quale stanno trattando la stessa Cdp e Tim.

 

Del resto, in Italia, secondo indiscrezioni, il fondo australiano si avvale della consulenza e della collaborazione di ex manager provenienti proprio dalle società con cui Macquarie potrebbe apprestarsi a fare affari, che pertanto ne conoscono profondamente i business e le aree di attività: Claudio Costamagna, ex presidente di Cdp, Tommaso Pompei, ex amministratore delegato di Open Fiber, e Fulvio Conti, ex numero di Enel.

 

Shemara Wikramanayake MACQUARIE

Senza contare che Macquarie è data come acquirente favorita nella procedura di vendita di Italgas Storage, la maggiore società di stoccaggio del gas del nord Italia, da parte di Morgan Stanley Infrastructure Partners. Il gruppo australiano è, tra l’altro, già presente nel settore dell’energia, per esempio perché nel 2015 ha comprato l’ex Sorgenia Green per poi rivenderla, lo scorso dicembre, alla francese Engie. Inoltre, in Italia ha attualmente in portafoglio due partecipazioni in società di energia di medie dimensioni, tutte detenute tramite veicoli lussemburghesi: con la Sole Holding sarl controlla la Società Gasdotti Italia, mentre il 40% di Hydrodolomiti è custodito attraverso la Fedaia holding sarl.

 

 

A ben vedere, se effettivamente Macquarie dovesse affiancare Cdp nell’acquisizione di Autostrade, non sarebbe la prima volta che il fondo australiano si trova in affari con la famiglia Benetton. Era già accaduto nel 2007, quando a Gemina e alla famiglia Benetton Macquarie aveva venduto con profitto (è stato calcolato un guadagno di 750-800 milioni) la partecipazione del 44,7% negli Aeroporti di Roma (Adr), oggi controllati da Atlantia.

fulvio conti

Tra l’altro, proprio su quella quota in Adr, per il gruppo australiano si è da poco chiuso un contenzioso col Fisco italiano che si è trascinato avanti per anni. In pratica, nel 2003, poco dopo l’ingresso di Macquarie nell’azionariato, Adr staccò a favore del veicolo lussemburghese Malsa (Macquarie Airports Luxembourg sa) un dividendo da 14,5 milioni.

 

Sulla cedola, Adr caricò una tassa del 15%, sulla quale Malsa, e quindi Macquarie, domandò il rimborso in virtù della direttiva europea “Madre-figlia” (Eu Parent subsidiary directive). Non solo, però, l’Agenzia delle entrate italiana rifiutò la richiesta di rimborso ma rilanciò sostenendo che la tassa sulla cedola sarebbe dovuta essere del 27% e non del 15 per cento. È così partito un contenzioso che si è chiuso lo scorso novembre con la sentenza della Corte di Cassazione che ha dato ragione al Fisco, stabilendo che sul dividendo sarebbe dovuta gravare una tassa del 27 per cento.

 

 

Riguarda sempre una questione fiscale, ma di dimensioni ben maggiori e risalente al 2011, lo scandalo in cui è rimasta coinvolta in Germania Shemara Wikramanayake, amministratore delegato di Macquarie Group.

 

CLAUDIO COSTAMAGNA

Wikramanayake è, infatti, tra i 60 dipendenti di Macquarie (non tutti lavorano ancora per il gruppo australiano) sospettati dalle autorità tedesche di avere partecipato, nel 2011, a una frode costata secondo stime oltre 5 miliardi di euro che, in estrema sintesi, riguardava la richiesta di rimborsi fiscali per tasse mai pagate in base allo schema del cosiddetto “cum trading ex”. Più nel dettaglio, Macquarie avrebbe operato come finanziatore di un gruppo di fondi coinvolti nello schema. “Macquarie continua a collaborare con le autorità tedesche in relazione alla transazione risalente al 2011″ ha precisato il gruppo in una nota di gennaio 2020.

 

Mentre appena lo scorso settembre la stampa danese ha riferito che una divisione di Macquarie, nel 2011 e 2012, avrebbe lavorato a un modello finalizzato a frodare fiscalmente la Danimarca, sempre attraverso il meccanismo della richiesta di rimborsi sui dividendi.

 

TOMMASO POMPEI

Proprio a seguito di queste indiscrezioni, il fondo danese Mp Pension ha annunciato la decisione di mettere Macquarie “in quarantena” in termini di investimenti, il che significa non entrare in nuovi affari nelle infrastrutture con il gruppo australiano. Che invece sembra si appresti ad acquistare un ruolo di grande rilievo nel settore italiano delle infrastrutture.

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