vincenzo de bustis

MALTA TENSIONE - INDAGATO DE BUSTIS, AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA POPOLARE DI BARI, PROPRIO MENTRE LA PRINCIPALE BANCA DEL MEZZOGIORNO CERCA DI EVITARE DI FARE LA FINE DEGLI ISTITUTI VENETI: AL CENTRO DELL'INDAGINE, LA STRANA OPERAZIONE CON UNA SOCIETÀ MALTESE CHE DOVEVA INIETTARE 30 MILIONI NELL'ISTITUTO E INVECE… - NELL'ARIA C'È PURE L'AZIONE DI RESPONSABILITÀ CONTRO I VECCHI VERTICI

1. POPOLARE DI BARI ORA LA PROCURA INDAGA L'AD DE BUSTIS

Giuliano Foschini per “la Repubblica

 

jacobini e de bustis pop bari

La richiesta della Popolare di Bari, o meglio la «interlocuzione tuttora in corso» - per usare le parole della banca - con il Mediocredito centrale, con il Fondo interbancario di tutela dei depositi e con le Autorità di vigilanza, serve a evitare il botto. E allontanare la grande paura dei risparmiatori: «Finire come le banche venete» dicono, senza mezzi termini le associazioni dei consumatori. Per farlo, sul tavolo, c' è ora un miliardo di euro, che dovrebbero salvare gli azionisti e anche gli obbligazionisti della Popolare pugliese.

 

L' operazione finanziaria potrebbe però non bastare a salvare la banca. O meglio potrebbe non salvare alcuni dei suoi vertici. Mentre infatti il nuovo management fa filtrare la possibilità di avviare un' azione di responsabilità contro i vecchi ammini-stratori, e in particolare contro la famiglia Jacobini, una nuova ombra giudiziaria si allunga sulla banca.

 

L' amministratore delegato Vincenzo De Bustis è indagato dalla procura di Bari nell' indagine sulla passata gestione della banca, di cui De Bustis ha fatto parte in due momenti diversi. La Procura, su segnalazione di Bankitalia, ha però ora acceso anche un nuovo faro su una recente operazione di De Bustis dai contorni poco chiari.

 

VINCENZO DE BUSTIS

Siamo tra il dicembre 2018 e il marzo del 2019, quando l' ad annuncia di aver trovato il modo per mettere in sicurezza la banca. Si tratta di un rafforzamento del capitale da 30 milioni di euro attraverso strumenti ibridi del genere Additional Tier 1. Si fa avanti una società maltese, la Muse Ventures Ltd, che fa sapere di voler coprire interamente l' obbligazione della Popolare e mette dunque sul tavolo 30 milioni.

 

La Muse non è esattamente però un colosso del settore. Anzi: da una banale visura camerale nel registro delle imprese di Malta viene fuori che è una società di consulenza, nata a ottobre del 2017, e con un capitale sociale di 1.200 euro. Per la Popolare, però, è una società abbastanza solida per poter effettuare l' operazione da 30 milioni. O almeno così è per De Bustis, che a fine del 2018 dice al consiglio di amministrazione che l' operazione è chiusa.

 

marco jacobini 1

Non è esattamente così. Perché la banca che emette i titoli, Bnp Paribas, fa sapere che c' è qualche problema di trasparenza. E lo stesso dice l' ufficio interno della banca che parla di «sproporzione tra i mezzi propri del sottoscrittore l' importo della sottoscrizione dei titoli At1». Eppure all' inizio del 2019 De Bustis insiste davanti al cda. Tanto che, forte dei 30 milioni, sottoscrive quote di un fondo lussemburghese, Naxos Sif Capital Plus, per 51 milioni di euro.

 

È qui che la Banca d' Italia pensa ci sia un intoppo. Sembra quasi un' operazione circolare: non fosse altro che Muse non dà un euro dei 30 promessi, e che dunque Popolare sia costretta a non versare più i 51 milioni a Naxos (che ha sempre smentito di sapere dell' operazione maltese) e che fa per questo causa a Bari.

 

L' amministratore di Muse è Gianluigi Torzi. Che insieme al padre Enrico è nelle liste "nere" antiriciclaggio del sistema bancario e al centro di alcune inchieste giudiziarie. Se ne accorgono anche gli uffici della Popolare che lo segnalano alla Uif della Banca d' Italia. Che inviano così tutto alla procura di Bari.

 

 

2. BANCA POPOLARE DI BARI, GUERRA DE BUSTIS-JACOBINI?

Gianluca Zappa per www.startmag.it

 

VINCENZO DE BUSTIS

Davvero il consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Bari – alle prese con un delicato piano di salvataggio sistemico incentrato sul Mediocredico centrale (controllato da una società dello Stato) e sul fondo interbancario Fitd – pensa di agire contro il precedente consiglio di amministrazione? Davvero il capo azienda della Popolare di Bari, Vincenzo De Bustis, sta studiando questo piano contro – di fatto – l’ex presidente Marco Jacobini, per decenni numero uno dell’istituto di credito fondato proprio dalla famiglia Jacobini?

 

Sono queste le domande che si rincorrono tra Bari, Roma e Milano – solcando banchieri, istituzioni, legali e uomini politici – dopo la notizia pubblicata dal Corriere della Sera. Il quotidiano Rcs oggi ha scritto tra l’altro che il prossimo cda della Popolare di Bari “potrebbe riunirsi domani (5 dicembre, ndr) con all’ordine del giorno anche l’azione di responsabilità contro i precedenti amministratori della gestione Jacobini”.

Quindi il board della maggiore banca attiva nel Mezzogiorno ora capeggiata da De Bustis oltre a chiedere il sostegno pubblico del fondo interbancario è pronta – secondo il Corsera – a denunciare i passati consigli di amministrazione guidati da Jacobini.

banca popolare di bari 4

 

Una decisione dirompente visto che sarebbe una dichiarazione di guerra legale – di fatto – da parte del capo azienda De Bustis (ex Banca 121, ex Mps) e dall’attuale presidente Gianvito Giannelli, nipote dell’ex presidente Jacobini.

 

Non solo: con l’azione di responsabilità, una parte dei consiglieri attuali denuncerebbero loro stessi visto che facevano parte del vecchio board, come si desume da questo brano dell‘articolo di Start datato 22 luglio 2019 che dava conto dell’esito dell’assemblea dei soci dell’istituto pugliese:

 

“Ma che cosa è successo ieri a porte chiuse (niente giornalisti presenti) alla Fiera del Levante? L”assemblea dei soci ha approvato i risultati del 2018, chiuso con un rosso di 420,2 milioni dopo 2 modifiche a sorpresa dei conti, e ha sciolto il nodo della governance, eleggendo i consiglieri che sostituiranno quelli in scadenza. Il bilancio 2018, che a causa delle perdite accumulate nel registrava un patrimonio netto del 54% inferiore all’anno precedente, è stato approvato quasi all’unanimità (con poche decine di voti contrari sugli oltre 2mila presenti).

 

banca popolare di bari 6

Via libera dei soci anche ai nuovi consiglieri: Vincenzo De Bustis (attuale amministratore delegato, già in Mps) e Gianvito Giannelli (poi nominato presidente, nipote dell’ex presidente Jacobini) e le new entry Giulio Codacci Pisanelli (già in Bnp Paribas, da sempre attivo nell’investment banking e ora advisor di StormHarbour Securities), Patrizia Michela Giangualano (da tempo nel network Ibm, specializzata in fusioni e acquisizioni bancari, ora nel comitato di sorveglianza di Ubi Banca) e Francesco Ago, senior of counsel dello studio Chiomenti (che subentrano a Modestino Di Taranto, Luca Montrone e Francesco Giovanni Viti).

 

Completano il board i consiglieri Francesco Pignataro, Raffaele De Rango, Francesco Venturelli, Paolo Nitti e Gianfranco Viesti (economista, già assessore alla Regione Puglia in giunte di centrosinistra e in queste settimane alfiere nel mondo accademico delle critiche al progetto di autonomia voluto dalla Lega)”.

 

banca popolare di bari 3

Non sono le uniche contraddizioni che emergono sul dossier della Popolare di Bari. Infatti nonostante le vibranti contrapposizioni tra l’ex premier Matteo Renzi e Assopopolari presieduta da Corrado Sforza Fogliani e guidata dal segretario generale Giuseppe De Lucia Lumeno, ora si notano convergenze parallele.

 

 

Cor. Sforza Fogliani@SforzaFogliani

 

 

 

Quatta quatta la Germania sta salvando con più di 3 miliardi e mezzo di soldi pubblici la banca tedesca NordLb. Da noi, per ben meno, col Governo Renzi si fece lo sconquasso delle 4 banche. Questa è l’Europa (e l’Italia)

 

 

Anche i renziani a difesa della Bari. “Ieri sera non siamo andati al vertice anche perché abbiamo chiesto un incontro a Conte su sette o otto temi”, ha detto ieri Matteo Renzi, leader di Italia Viva, parlando con i cronisti in Senato. Tra i temi da discutere ci sarebbero la manovra, l’Autonomia, il Mes, la Banca popolare di Bari, Alitalia, la riforma della giustizia con la prescrizione, si legge in un lancio dell’Ansa.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO/1 –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)