vincent bollore arnaud lagardere

I MEDIA FRANCESI PORTATI A BOLLORÉ - L’AUTORITÀ DEI MERCATI DI PARIGI DÀ IL VIA LIBERA AL FINANZIERE BRETONE: VIVENDI POTRÀ LANCIARE UFFICIALMENTE LA SUA OPA SUL GRUPPO LAGARDERE, DI CUI HA GIÀ IL 45% - È LA FINE DELL’IMPERO DEL COLOSSO DELL’EDITORIA FRANCESE, DOPO CHE BERNARD ARNAULT SI È SFILATO LASCIANDO CAMPO LIBERO A BOLLORÉ - È UN TERREMOTO PER IL SISTEMA DEI MEDIA FRANCESI. E ANCHE PER LA POLITICA. IN MOLTI HANNO SOTTOLINEATO LA STRANA COINCIDENZA CON LE PRESIDENZIALI…

Andrea Mainardi per www.startmag.it

 

vincent bollore

Ultimo round prima della vittoria. Con il via libera dell’Autorité des marchés financiers (Amf), Vincent Bolloré può lanciare ufficialmente, tramite la controllata Vivendi, la sua Offerta pubblica di acquisto (Opa) sul restante capitale del gruppo Lagardère, di cui possiede già il 45%.

 

È l’esito di una lunga battaglia che ha mobilitato avvocati, banchieri e parte dell’élite del business francese, tra cui Bernard Arnault, boss di Lvmh e azionista di Lagardère. Ma anche del mondo politico, da Bercy all’Eliseo, passando per l’ex presidente Nicolas Sarkozy, amministratore del gruppo. 

arnaud lagardere

 

La fine di un’era per l’impero costruito da Jean-Luc Lagardère. È la tappa finale di un assalto, durato due anni, al leader dell’editoria francese Hachette Livre, e a media influenti. Nemmeno troppo sullo sfondo, l’obiettivo di costruire un “Netflix europeo”.

 

Gli azionisti Lagardère potranno, fino al 20 maggio, vendere le proprie azioni a Vivendi a 25,50 euro per tutte le azioni Lagardère esistenti che non detiene. Per conto di Vivendi, l’Opa è presentata da Bnp Paribas, Cic, Lazard Frères Banque, Natixis e Société Générale. Vivendi si impegna inoltre, in via sussidiaria, ad offrire agli azionisti Lagardère, previa applicazione di un meccanismo di riduzione, di ricevere, per ciascuna azione, un diritto di vendere ad un prezzo unitario di 24,10 euro fino al 15 dicembre 2023.

bernard arnault

 

Arnaud Lagardère, alla guida dell’impero industriale e mediatico costruito dal padre, Jean-Luc, scomparso nel 2003, ha dovuto risolversi ad accogliere il gruppo Vivendi e la famiglia Bolloré. Una “garanzia di stabilità e di sostegno alla nostra cultura, alla nostra strategia e alla nostra integrità a lungo termine” , ha scritto di recente ai suoi azionisti.

I membri eletti del comitato del gruppo Lagardère avevano ritenuto, nel loro parere depositato presso l’Amf il 22 marzo, “di poter solo prendere atto” di questa offerta pubblica di acquisto, sottolineando “le loro preoccupazioni, basate ovviamente, sulle conseguenze sociali ed economiche”. 

 

arnaud lagardere 1

Deplorano che “Vivendi sia rimasta completamente opaca nelle informazioni trasmesse e sulle sue vere intenzioni per il futuro”. La fusione tra la prima e la seconda casa editrice del mercato francese – Hachette Livre di Lagardère ed Editis di Bollorè – “è molto difficile da prevedere senza l’imposizione di rimedi molto potenti (vendite di entità) su quasi tutti i segmenti di mercato”. Il comitato teme “significative conseguenze sociali”: “nella migliore delle ipotesi, il trasferimento dei dipendenti a un altro datore di lavoro” , o anche “profonde riorganizzazioni” che porterebbero alla perdita di posti di lavoro.

 

jean luc lagardere 1

Arnaud Lagardère ha ottenuto il diritto di rimanere presidente e Ceo fino al 2027. Ha già annunciato l’intenzione di conferire i suoi 15,6 milioni di azioni (ovvero l’11% del capitale) all’offerta controllata e di dare immediatamente in pegno i diritti di trasferimento ottenuti a garanzia di un nuovo finanziamento.

 

bernard arnault

A fine marzo, il consiglio di amministrazione di Lagardère ha raccomandato ai suoi azionisti di sottoscrivere l’Opa di Vivendi, mentre l’offerta principale prevede l’accesso a liquidità immediata e il prezzo offerto è superiore a quello offerto da Amber Capital. Il conglomerato mediatico Vivendi ha acquisito lo scorso dicembre il 17,5% del capitale di Lagardère dal fondo di investimento Amber Capital, al prezzo di 24,10 euro per azione. Ha quindi depositato all’inizio di febbraio una proposta di offerta pubblica di acquisto sul 55% del gruppo di distribuzione e media che non detiene ancora. Dal 14 aprile, con il via libera dell’Amf, si comincia.

vincent bollore emmanuel macron

 

Se Lagardère affronta un importante debito, il gruppo Bolloré – ricorda Le Monde – può contare su una notevole liquidità “dopo la vendita per quasi 6 miliardi di euro delle sue attività logistiche africane”. E la dismissione del 10% di Universal Music Group (Umg).

 

C’è un innegabile effetto economico. E c’è il desiderio di Vincent Bolloré (70 anni dal 1 luglio) di cedere a breve, come promesso, la mano ai figli. Non prima però di essersi assicurato il nuovo impero dei media.

 

Ma la partita riguarda sopratutto l’intero mondo culturale francese. Tutti questi passaggi in tempo di presidenziali, inoltre, non fa che alimentare dubbi e retroscenismi.

L’operazione pone problemi di concorrenza nell’editoria, con la fusione dei maggiori editori del mercato. Se la scalata avrà successo, e non pare ci siano dubbi a proposito, consacrerà il riavvicinamento di due famiglie emblematiche del capitalismo francese, o meglio la dissoluzione dell’una nell’altra. Alla fine, Vincent Bolloré deterrà una quota schiacciante di case editrici in Francia. Nell’attività distributiva e distributiva, Editis e Hachette sono egemoniche; circa il 65% di quota di mercato.

 

jean luc lagardere

Bolloré possiede già Editis, tra cui Plon, Presses de la CitéBelfond10/18, Robert LaffontJulliardLa Découverte. Rileverà, con Hachette – terzo editore mondiale nell’editoria di consumo e scolastica, il primo in Francia – un insieme di altre case editrici. La quota di mercato complessiva in Francia di Hachette e di Editis, secondo alcuni osservatori, rappresenterebbe il 71% nei testi scolastici, il 63% nei dizionari e il 54% nei tascabili. Sotto l’ombrello entrano Fayard, Stock, GrassetHatierLarousseCalmann-Lévy, Le Livre de pocheMarabout.

 

ERIC ZEMMOUR CNEWS

Stesso discorso per la distribuzione: questa acquisizione consente anche di agglomerare Interforum e Hachette, i due maggiori distributori del settore. Sull’operazione servirà il disco verde delle autorità europee garanti della concorrenza.

La concentrazione, quindi il controllo sul mercato, pone domande sulla possibile pressione diretta sugli editori affinché influenzino la loro linea editoriale. È già avvenuto. Emblematica la vicenda, svelata da Le Monde, della pressione esercitata da Nicolas SarkozyDal 2021, anno in cui è entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Lagardère, l’ex capo di Stato non ha esitato a intervenire all’interno del gruppo per monitorare libri e media che parlano di lui e dei suoi “affari”.

 

Di fronte a una commissione senatoriale che indaga sul pluralismo nei media, Vincent Bolloré, a inizio anno, ha cercato di relativizzare il peso del suo gruppo nel panorama dei media così come il suo potere personale. L’imprenditore bretone ha definito “il gigante Vivendi un piccolo nano”. Troppo umile.

 

È indubbio che l’operazione provocherà la più profonda trasformazione che il panorama mediatico ha conosciuto in Francia per quarant’anni in termini di concorrenza.

vincent bollore

Oltre a libri e distribuzione, Vivendi è entrata nel capitale del proprietario di Europa 1, del settimanale Journal du Dimanche e di Paris Match nella primavera del 2020. Indebolito dalla crisi del Covid – in particolare nella sua rete di negozi nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti – il gruppo proprietario anche di Canal+, Vivendi ha saputo unire le forze con il fondo attivista Amber Capital per assaltare la cittadella Lagardère. È stata la prima mossa.

 

eric zemmour cnews

È infatti anche in termini di media, e di impatto politico-mediatico, che la partita suscita domande. Radio Europe 1 è già ben ancorata al canale di notizie conservatore CNews, con il quale condivide diversi conduttori. L’integrazione ufficiale dovrà però ottenere l’approvazione di Arcom, l’Autorità francese di regolamentazione della comunicazione audiovisiva e digitale. Quanto a Paris Match e al  Journal du Dimanche, sembrano destinati ad essere integrati da Vivendi nel gruppo di stampa Prisma Media.

 

MARINE LE PEN CON LA STESSA POSA DI EMMANUEL MACRON

Al Journal du dimanche è sorta da tempo in redazione la preoccupazione di una “bollorizzazione”. Lo documentano nuove firme, brusche partenze e cambiamenti nelle pagine politiche. Due mesi fa, l’arrivo di Jérôme Béglé – ex Le Point ed editorialista del canale Cnews – è stato visto come un primo segnale nel settimanale di grande influenza nel mondo politico.

 

Lagardère aveva taciuto sulle ragioni del licenziamento di Hervé Gattegno a fine ottobre e non ha fornito una motivazione per il cambio di direzione con Béglé. A parte le solite note standard di ringraziamento e benvenuto ai cambi di direttore. Béglé, che ha lavorato per la redazione di Paris-Match, Figaro Magazine e Le Point, interviene regolarmente sul canale CNews, di proprietà di Vivendi, il gruppo guidato dal miliardario conservatore Bolloré. Sotto la sua guida, la radio Europe 1, anch’essa di proprietà di Lagardère, ha fatto un riavvicinamento con CNews in questa stagione, provocando un’emorragia di partenze tra i giornalisti.

yacht symphony di bernard arnault

 

Cyril Petit, direttore editoriale, mantiene invece le sue funzioni e affiancherà Jérôme Béglé per “continuare i progetti di trasformazione avviati su Le Journal du dimanche , in particolare sul digitale. Un film già visto in diversi media italiani.

 

È un terremoto, secondo gli osservatori del settore. La fusione Editis-Hachette Livre preoccupa editori, librai e autori concorrenti. Gli autori di Hachette di fronte all’arrivo della Vivendi di Bolloré, temono la dipendenza da ritorni finanziari sempre più elevati. Bolloré è anche sospettato di perseguire obiettivi politici. Anche sulla concentrazione editoriale in Italia abbiamo già visto mosse simili. Intanto Bernard Arnault, Ceo di Lvmh e azionista di Lagardere si è presentato come un mecenate della stampa e ha sottolineato la necessità che il settore abbia azionisti potenti. Per lui il pluralismo non è a rischio e l’impatto di operazioni di fusione non dovrebbe essere esagerato.

Vivendi è al centro di alcune delle partite finanziarie in Italia che ruotano attorno a Mediaset e a Tim.

 

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)