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MI SI È SECCATO IL PORTAFOGLIO! – LA COLDIRETTI LANCIA L’ALLARME: CON LA SICCITA’ CHE STA COLPENDO LE COLTIVAZIONI LA SPESA ALIMENTARE DEGLI ITALIANI COSTERA' 8 MILIARDI IN PIU’ – I RINCARI SONO FUORI CONTROLLO ANCHE PER COLPA DEGLI SPECULATORI: COME MAI LA FARINA VIENE PAGATA ANCORA 40 CENTESIMI AL CHILO MENTRE IL PANE È ARRIVATO A SFIORARE I 5 EURO? PER NON PARLARE DELLA PASSATA DI POMODORO…

Carlo Cambi per “la Verità”

 

riso e siccita

Tornano a salire le temperature e l'agricoltura è allo stremo. Senza interventi per mitigare i danni della siccità c'è il rischio di abbandono dei campi e di una gigantesca impennata dell'inflazione alimentare.

 

Ieri durante un incontro con il ministro Stefano Patuanelli per la sigla di un importante accordo di filiera sul tabacco – settore che paga una doppia crisi: consumo e mancanza d'acqua – con Philip Morris (l'accordo vale 82 milioni in Campania, 77 in Umbria e 65 in Veneto) la Coldiretti è tornata a chiedere interventi urgenti.

 

Il governo che ancora non ha emanato il decreto per il sostegno alle imprese è però in procinto di varare lo stato di calamità per Lazio, Umbria Liguria e Toscana che si aggiungono a Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Secondo le ultime rilevazioni il danno complessivo accertato è pari a 3 miliardi di euro e si è perso oltre un terzo della produzione estiva. Quasi la metà delle aziende agricole, oltre 330.000, non è in condizione di lavorare, il 10% ha cessato l'attività e un terzo sta lavorando in perdita.

 

riso e siccita

Le cause sono tre: i prezzi all'origine dei prodotti agricoli nonostante la siccità sono rimasti fermi, i costi sono aumentati esponenzialmente per il combinato disposto di inflazione, conflitto ucraino e scarsità delle materie prime, i raccolti sono in larga parte perduti.

 

Quest'anno mancherà un terzo del grano duro e del riso, il 20% di grano tenero e di frutta che è stata letteralmente bruciata dal caldo e dalla siccità sulle piante e c'è fortissima preoccupazione per il latte, siamo già al meno 20%, perché le vacche non hanno abbastanza mangime e non bevono.

 

Un particolare allarme è stato lanciato per i frutti di mare nella zona del Po. Mancando l'apporto di acqua dolce, il cuneo salino è intanto risalito di oltre 35 chilometri e ha bruciato tutte le orticole nella zona del Delta con un impatto sulla produzione nazionale di oltre il 10%. Le coltivazioni di cozze, di vongole e di ostriche non ricevono nutrimento e si prevedono cali di produzione di oltre un terzo.

 

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L'impatto sui consumatori sarà devastante con un rincaro dei prezzi alimentari che porterà ad un aggravio della spesa alimentare di oltre 8 miliardi. Ma, come sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, «questi aumenti non vanno affatto a sostegno degli agricoltori. È tempo che si cominci a denunciare manovre speculative e pratiche sleali che peraltro, con la scusa del conflitto, si sono accentuate sui prodotti alimentari, che vanno dai tentativi di ridurre la qualità e la quantità dei prodotti offerti sugli scaffali, alle etichette ingannevoli fino al taglio dei compensi riconosciuti agli agricoltori al di sotto dei costi di produzione».

 

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Gli esempi sono molti: la farina viene pagata ancora 40 centesimi al chilo mentre il pane è arrivato a sfiorare i 5 euro. Ma un caso eclatante è quello della passata di pomodoro. In una bottiglia di passata da 700 cc in vendita mediamente a 1,3 euro oltre la metà del valore (53%), secondo la Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l'8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all'etichetta e il 2% per la pubblicità.

 

È per questo che il sottosegretario all'agricoltura Gian Marco Centinaio (Lega) continua a sollecitare accordi di filiera, peraltro chiesti a gran voce da Coldiretti e proposti da Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

 

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Perché, diversamente, il rischio è che le aziende agricole abbandonino del tutto l'attività aggravando la nostra dipendenza dall'estero visto che produciamo appena il 36% del grano tenero, il 53% del mais, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell'orzo.

 

 Incrementare le importazioni significa altra inflazione in un comparto essenziale che sta già scontando aumenti fuori controllo: dal più 170% dei concimi al più 90% dei mangimi fino al 129% di aumento per il gasolio.

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