mps monte paschi mario draghi alessandro rivera andrea orcel

MONTE DEI DRAGHI DI SIENA - MARIOPIO È SU TUTTE LE FURIE PER IL FALLIMENTO DELLA TRATTATIVA TESORO-UNICREDIT: È "IRRITATO", NON SOLO CON ORCEL E LA SUA RIGIDITÀ NEL NEGOZIATO, MA ANCHE CON IL DIRETTORE GENERALE DEL MEF ALESSANDRO RIVERA, CHE SI È FATTO INFINOCCHIARE DAL BOSS DI UNICREDIT - LA ROTTURA NON È DOVUTA TANTO ALLA DIMENSIONE DELL’AUMENTO DI CAPITALE, QUANTO PIUTTOSTO ALLA DIVERGENZA DI VALUTAZIONE DEGLI ASSET SENESI (1,3 MILIARDI PER ORCEL, 2,6-4,8 PER IL TESORO) - DAGOREPORT

mario draghi alla camera 1

1 - MORTE DEI PASCHI DI SIENA - COSA È SUCCESSO TANTO DA FAR COLLASSARE LA TRATTATIVA-UNICREDIT-MEF, CHE SEMBRAVA CERTA DURANTE L’ESTATE? MENTRE LA DUE DILIGENCE PROCEDEVA, I NUMERI CHE EMERGEVANO ERANO BEN DIVERSI DA QUELLI CHE ERANO PREVISTI IN LUGLIO, E DIVENTAVA SEMPRE PIÙ EVIDENTE CHE L’ASSEGNO CHE IL TESORO AVREBBE DOVUTO FIRMARE PER MANTENERE LE CONDIZIONI INIZIALI DELL’ACCORDO, SAREBBE DIVENTATO PIÙ COSPICUO. A QUEL PUNTO…

https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/morte-paschi-siena-cosa-successo-tanto-far-collassare-287352.htm

andrea orcel di unicredit

 

2 - DRAGHI-ORCEL

Gianluca Paolucci per "la Stampa"

 

Andrea Orcel ha appreso dell'irritazione di Mario Draghi sul fallimento del negoziato per Monte dei Paschi da Cascais, dove si trovava per lavorare al piano industriale di Unicredit. Il numero uno di piazza Gae Aulenti rientra oggi a Milano e, a dispetto delle comunicazioni ufficiali, sarà ancora della banca senese che, volente o nolente, dovrà occuparsi. Il fatto è che a Palazzo Chigi il clima era tutt' altro che sereno.

 

monte dei paschi di siena

Il premier Mario Draghi - che finora ha seguito da debita distanza le varie evoluzioni del negoziato - e i suoi collaboratori più stretti hanno più di un motivo di insoddisfazione: la rigidità negoziale di Orcel, che ha minacciato più volte di lasciare il tavolo in queste settimane se non venivano accolte le sue condizioni.

 

Inoltre, le indiscrezioni sulle richieste avanzate rendono improbabile che un qualunque altro interlocutore serio si avvicini al tavolo con condizioni diverse. E, da ultimo, non manca una certa irritazione con chi, al Tesoro, ha condotto per mesi una trattativa naufragata nel finale, per di più a due mesi dalla scadenza degli impegni presi dall'Italia con la Ue nel 2017 di uscire dal capitale entro il 31 dicembre di quest' anno.

ALESSANDRO RIVERA

 

Le indiscrezioni rilanciate dal Tg di La7 nella serata di ieri su una trattativa solo «sospesa» e non definitivamente chiusa non trovano conferma e una delle fonti si limita a dire che «si stanno cercando altre soluzioni».

 

Ma più fonti interpellate insistono sul fatto che qualunque operazione Orcel dovesse elaborare difficilmente troverà sponde nel governo attuale, che potrebbe utilizzare alcune leve - a cominciare dai benefici fiscali - per intralciare i piani di crescita dell'istituto.

ANDREA ORCEL

 

Di certo, il manager - abilissimo negoziatore ma poco avvezzo agli equilibri della politica - si trova adesso in una posizione difficile, ragiona una delle fonti interpellate: tornare sui suoi passi comporta per Orcel il rischio di perdere la faccia, andare avanti quello di dover guidare una delle principali banche del paese con l'avversione dell'esecutivo.

 

MONTE DEI PASCHI DI SIENA MPS

Le «altre soluzioni» a meno di sorprese, si riducono a una: Montepaschi resterà da sola, almeno per un po' di tempo, altra condizione posta da Draghi è che lo Stato esca comunque dall'azionariato. Al Tesoro lavorano a un aumento di capitale sul mercato e a condizioni mercato, presupposto irrinunciabile per evitare che intervenga una ricapitalizzazione precauzionale a carico dello Stato con conseguenze su azioni e titoli subordinati.

 

mario draghi al senato

Prima però servirà il via libera di Bruxelles alla proroga sui tempi della cessione. La scadenza è quella della fine del piano di ristrutturazione concordato con la Commissione Ue nel 2017, ovvero il 31 dicembre del 2021 (e non come erroneamente scritto in precedenza la primavera del 2022). Proroga che non sarà incondizionata, né probabilmente indolore.

 

GUIDO BASTIANINI

Le prime interlocuzioni informali con i tecnici della Commissione giustificherebbero l'ottimismo di XX Settembre, secondo quanto ricostruito. Da queste interlocuzioni - e dalle valutazioni della Bce - dipenderà l'importo dell'aumento di capitale necessario a sostenere una Mps «stand alone». Le comunicazioni ufficiali che arrivano da Bruxelles giustificano un certo ottimismo: «Il termine per completare la privatizzazione in base agli impegni non è scaduto», ha detto un portavoce della Commissione.

 

alessandro rivera

«La Commissione europea segue da vicino i recenti sviluppi riguardanti la Banca Monte dei Paschi di Siena ed è in contatto con le autorità italiane», ma «come sempre, è responsabilità degli Stati membri rispettare gli impegni in materia di aiuti di Stato ed è loro compito proporre le modalità per adempiere a tali impegni. Spetta quindi all'Italia - ha aggiunto il portavoce - decidere e proporre modalità di uscita dalla proprietà Mps tenendo conto degli impegni in materia di aiuti di Stato del 2017».

 

3 - LA ROTTURA SU VALORI E QUOTA MEF

Luca Davi per “il Sole 24 Ore”

 

All’indomani della rottura delle trattative con il Tesoro per l’acquisizione di un perimetro di Mps, in casa UniCredit c’è voglia di girare pagina e mettersi subito al lavoro sul nuovo piano atteso ai primi di dicembre. Tuttavia, ai piani alti del grattacielo di piazza Gae Aulenti, non si nasconde una certa delusione per l’andamento delle trattative con Roma.

ANDREA ORCEL

 

Non è un mistero che il ceo di UniCredit Andrea Orcel si sia dedicato sin dal suo insediamento al dossier, investendo tempo e risorse per realizzare un accordo che nelle intenzioni avrebbe dovuto «rafforzare il nostro posizionamento nei nostri mercati principali» e creare «valore aggiunto per UniCredit», come spiegato in una lettera ai dipendenti diffusa ieri. E invece, sei mesi dopo l’avvio, il grande cantiere Mps è finito in una bolla di sapone.

 

Qualche osservatore dice che UniCredit alla fine sia riuscita ad evitare abilmente quella che qualcuno malignamente definisce una “mela avvelenata”. Ai suoi Orcel tiene in verità a puntualizzare come su Mps la banca abbia spinto «sempre al massimo per portare a termine con successo l’operazione».

 

E poi di come abbia voluto mantenere la barra dritta sulle promesse fatte al mercato. «Abbiamo messo in chiaro fin dall’inizio delle trattative che il coinvolgimento sarebbe dipeso dal verificarsi di una serie di condizioni concordati da entrambe le parti, posti per proteggere gli interessi di tutti i nostri stakeholder».

 

mario draghi al senato 2

E cioè che l’accordo finale doveva essere «in linea» con quanto concordato in estate, tra cui la neutralità sul capitale e l’accrescimento dell’utile. Da «quel momento in poi abbiamo mantenuto la parola data», scandisce Orcel.

 

Il punto è che al tavolo finale delle trattative qualcosa si è rotto. A quanto risulta a Il Sole 24 Ore da fonti vicine al dossier, sia lato Mef che UniCredit, la spaccatura sarebbe da ricercare non tanto nella dimensione dell’aumento (che doveva attestarsi sui 6,3 miliardi nelle richieste di UniCredit), tema su cui entrambe le parti avrebbero potuto trovare un punto di incontro.

 

ALESSANDRO RIVERA

A far naufragare le trattative sarebbe invece stata la divergenza di valutazione degli asset senesi: 1,3 miliardi era il fair value indicato da UniCredit, 3,6-4,8 miliardi la forchetta proposta dal Tesoro e dai suoi advisor. Il divario tra le due metriche si sarebbe riflesso inevitabilmente nella quota che il Mef avrebbe avuto a cascata nel capitale di UniCredit: la partecipazione per il Tesoro doveva essere sostanzialmente tripla rispetto alle attese di UniCredit. Il punto è che per piazza Gae Aulenti solo a determinate valutazioni l’investimento avrebbe generato un rendimento compatibile con la promessa di creazione di valore (crescita del profitto per azione oltre il 10%) fatta al mercato. Da qua, la rottura.

giuseppe castagna banco bpm

 

Ai suoi uomini, ora, il banchiere ammette che se è vero che «sarebbe stato impossibile e intellettualmente sbagliato ignorare Mps» è anche vero che «tornando indietro di 4 o 5 mesi, sarebbe stato meglio fare un’altra operazione». Il pensiero ovviamente va a BancoBpm, che oggi è diventato troppo costoso in termini relativi, data la corsa del titolo negli ultimi mesi.

 

andrea orcel

Riconosciuto che la priorità «non è quella di fare fusioni», nulla esclude però che il tema possa tornare d’attualità, così come si potrebbe guardare all’estero. Di certo oggi il tema non è sul tavolo. La priorità, piuttosto, è «riportare la banca alla redditività, estraendo tutto il valore possibile a partire dall’Italia». In quale misura, lo si capirà con il nuovo piano.

 

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”