roberto gualtieri monte dei paschi di siena mps

MONTE DEI PEGNI – SEI MILIARDI E PASSA DELLO STATO NON SONO SERVITI A NIENTE: DOPO TRE ANNI IN MANO AL TESORO MPS STA MESSA PEGGIO DI PRIMA – A DIRLO SONO I CONTI SEMESTRALI PRESENTATI DAI VERTICI DI ROCCA SALIMBENI, CHE HANNO SPOSTATO IL RITORNO DELL’UTILE DI ALTRI TRE ANNI – E LA FONDAZIONE (EX AZIONISTA DI MAGGIORANZA) CHIEDE 3,8 MILIARDI DI RISARCIMENTO. ORA BISOGNA VENDERLA, MA A QUESTE CONDIZIONI CHI SE LA COMPRA? CONTATTI TRA IL SOTTOSEGRETARIO BARETTA E I FRANCESI DI BNP E CREDIT AGRICOLE 

1 – MONTE DEI PACCHI DI SIENA

Nino Sunseri per “Libero Quotidiano”

 

monte dei paschi di siena

Dopo tre anni in mano allo Stato il Montepaschi sta peggio di prima. Lo dichiara la banca nella relazione che accompagna i conti del semestre. Il ritorno all'utile è stato spostato di altri tre anni.. Nel frattempo la Fondazione ex azionista di maggioranza su indicazione dei partiti (ex comunisti soprattutto), ha chiesto un risarcimento di 3,8 miliardi e potrebbe portarne a casa 3,6.

 

giuseppe conte roberto gualtieri 1

Una richiesta che ha lasciato sconcertato il consiglio d'amministrazione della banca considerando che la Fondazione ha condiviso le scelte della banca. A Siena sostengono che il prolungamento della crisi è colpa del Covid. Ma la spiegazione convince fino a un certo punto.

 

Banca Intesa ha presentato la semestrale migliore dal 2008 e altrove ci sono state cattive notizie ma non drammatiche. La situazione di Mps dovrebbe far riflettere nel momento in cui impazza la furia statalista. Da Autostrade a Ilva, da Alitalia a Tim dovunque lo stesso slogan: il mercato ha fallito, la proprietà deve passare allo Stato come garanzia d di buona gestione.

GUIDO BASTIANINI

 

Montepaschi dimostra il contrario. Soprattutto considerando che la più antica banca del mondo (data di nascita 1472) non è mai stata privata. E i risultati si vedono. Ha avuto per un breve periodo importanti soci privati (che hanno avuto ampiamente modo di pentirsi) ed è quotata in Borsa.

 

LOTTIZZAZIONE

In realtà è sempre stata una banca pubblica molto lottizzata con una coloritura politica molto ben definita in una regione rossa come la Toscana. Le amministrazioni di sinistra che hanno governato il territorio hanno sempre condizionato la gestione: dal presidente all'ultimo impiegato.

 

patrizia grieco

La Fondazione, cinghia di trasmissione fra i partiti e la banca è riuscita però a sfilarsi e ora chiede i danni. Mps è in dissesto dal 2007 quando acquistò Antonveneta per 9 miliardi dal Santander che, un anno prima l'aveva presa per meno di sette. Non si è più ripresa nonostante i dieci miliardi raccolti in Borsa con i tre aumenti di capitale del 2011 (due miliardi) del 2014 (cinque miliardi) e 2015 (tre miliardi).

 

A questi poi vanno aggiunti i 5,4 miliardi versati dallo Stato nel 2017 dopo che la Borsa si era rifiutata di buttare altri soldi in una partita marcia. In realtà la spesa per lo Stato sfiora gli otto miliardi considerando il ristoro concesso agli obbligazionisti.

 

monte dei paschi di siena

Grosso modo siamo intorno ai diciotto miliardi bruciati visto che il bilancio al 30 giugno si è chiuso ancora con una perdita di un miliardo e dalla Bce fanno sapere che servono almeno altri 700 milioni per andare avanti. Cifre che dovrebbero fare riflettere nel momento in cui il Tesoro sta per versare altri tre miliardi in Alitalia.

 

IMPEGNI COSTOSI

Costosi impegni che non servono nemmeno a salvare l'occupazione. Basterà ricordare che nei tre anni di gestione del Tesoro sono stati persi circa cinquemila posti di lavoro. E ora che succede? La banca dovrà preparare un nuovo piano industriale visto che quello redatto da Marco Morelli non serve più. Mediobanca comincerà a lavorarci da settembre per trovare la soluzione più idonea.

MONTE DEI PASCHI

 

Un mese fa il ministro Gualtieri aveva promesso che la banca sarebbe stata privatizzata entro il prossimo anno. Come titolare della maggioranza doveva sapere che questa strada è difficilmente percorribile. La banca continua a perdere e cause da parte di azionisti truffati per dieci miliardi. La Fondazione ne porterà a casa 3, 6 miliardi.

RELAZIONE BANKITALIA SU ANTONVENETA

 

A chi può interessare una banca che la politica ha ridotto in queste condizioni? Eppure bisogna far presto perché servono almeno 700 milioni per completare un'operazione strategica come il trasferimento dei crediti in sofferenza ad Amco (ex Sga). La Borsa scommette sul miracolo tanto che il titolo perde solo lo 0,13%.

 

Diffusi i dati della semestrale della banca: si annunciano un nuovo piano industriale e, per via del Covid, bilanci in rosso fino al 2022. Intanto s' avvicina la vendita: manager di Bnp e Credit Agricole accolti al Mef

 

2 – FRANCESI IN PROCESSIONE AL TESORO PER IL FUTURO (IN PERDITA) DI MPS

Camilla Conti per “la Verità”

 

mps titoli di stato 3

Qualcosa si muove sul Monte (dei Paschi). Le prossime partite del risiko innescato dall' operazione Intesa-Ubi si giocheranno nei prossimi mesi e il Tesoro spera di liberarsi in fretta del controllo di Mps senza rimetterci troppi quattrini.

 

Certo, si fa sempre più ingombrante la «dote» di contenziosi legali (il totale delle richieste danni nei confronti di Rocca Salimbeni, ammonta a 10 miliardi) e prima di trovare un partner privato va chiusa la cessione dei crediti deteriorati ad Amco con il via libera della Bce. Intanto, però, alcuni soggetti sarebbero andati in avanscoperta al Mef. Secondo indiscrezioni raccolte da La Verità, nei giorni scorsi il sottosegretario al ministero dell' Economia, Pier Paolo Baretta, avebbe avuto contatti con rappresentanti di due big del credito francesi già presenti in Italia: Bnp Paribas e Credit Agricole.

 

Pier Paolo Baretta

La prima controlla Bnl, mentre l' Agricole nel 2017 è arrivata in soccorso delle casse di risparmio di Rimini, Cesena e San Miniato e oggi opera nel nostro Paese attraverso la spa Credit Agricole Italia e guidata da Giampiero Maioli cui fanno capo anche Cariparma, Friuladria e Carispezia.

 

L' Italia rappresenta già il secondo mercato dopo la Francia ma il presidio potrebbe rafforzarsi ulteriormente. Tanto che nel mirino dell' Agricole, non sarebbe finita solo Mps ma anche il Creval (di cui è già azionista con il 5% oltreché partner bancassicurativo) e persino Carige. Tutte potenziali prede da considerare per fare da pivot nel match sulla creazione del terzo polo del credito, dopo quelli di Intesa e Unicredit, che potrebbe unire le reduci di quel mondo Popolare ancora rimasto in piedi come il BancoBpm.

 

CREDIT AGRICOLE

Da Parigi hanno sempre smentito ma il vento ora potrebbe essere cambiato dopo che Intesa ha sparigliato le carte con la fusione con Ubi. Senza dimenticare che lo Stato dovrà uscire da Siena entro il 2021. E il conto alla rovescia è già iniziato.

 

Tra l' altro, non necessariamente quelle dell' Agricole sul risiko bancario italiano sarebbero viste come mosse ostili. Anzi potrebbero essere proprio i «poteri forti» del nostro sistema a fare da garanti affinché la transizione verso il nuovo assetto del sistema avvenga in modo ordinato.

giovanni bazoli

 

I decani di Piazza Affari ricordano, infatti, l' alleanza decennale tra il gruppo transalpino e il grande vecchio della finanza cattolica Giovanni Bazoli, oggi presidente emerito di Intesa ai tempi delle sue battaglia contro la finanza laica di Enrico Cuccia.

 

 Alla fine degli anni Ottanta l' avvocato bresciano diventato banchiere per rilanciare il Nuovo Banco Ambrosiano chiamò in aiuto proprio les amis dell' Agricole per arginare l' avanzata della Gemina che mirava, sotto la regia di Mediobanca, a portare sotto l' egida della Comit l' istituto rinato dalle ceneri della banca di Roberto Calvi.

 

Operazione che poi si farà, ma nella direzione opposta di quella immaginata da Cuccia, ovvero gettando le fondamenta di Intesa.

 

bnl bnp paribas

Per altro oggi le squadre in campo sono assai diverse rispetto a quegli anni: Mediobanca si è schierata al fianco di Intesa nella sfida su Ubi ed è anche advisor finanziario del Monte dei Paschi per «valutare le alternative strategiche a disposizione della banca».

 

Compresa la stesura di un nuovo piano industriale prevista «nel secondo semestre 2020» anche «al fine di rivalutare le opzioni strategiche e le leve industriali a disposizione del management», si legge nella semestrale della banca senese. In cui si evidenzia che il Mef ha concordato con la Ue di rinviare «la presentazione del piano di dismissione» della sua quota, inizialmente atteso a fine 2019, dopo il perfezionamento della scissione di 8,1 miliardi di sofferenze a favore di Amco, operazione (battezzata Hydra) il cui scopo è «creare le condizioni» per l' uscita del Tesoro. Il nuovo piano di Rocca Salimbeni potrebbe prevedere anche dei bond subordinati così da compensare in parte gli effetti della scissione dei crediti deteriorati.

GIOVANNI BAZOLI SI RIPOSA FOTO LAPRESSE

 

Dalla relazione semestrale del Monte emergono però altri dettagli che complicano la partita: il Covid19 ha infatti frenato il rilancio dell' istituto senese che, alla luce «dell' evoluzione dello scenario macroeconomico» legato alla pandemia, si attende ora «un andamento in perdita» fino al 2022.

 

L' aggiornamento delle stime interne al 2024, spiega la semestrale della banca, presentano «valori economici e patrimoniali» inferiori a quelli del piano di ristrutturazione concordato con la Ue, pur conservando ratios patrimoniali al di sopra dei requisiti regolamentari. Le stime non incorporano gli effetti della scissione degli Npl (non performing loans), perché «l' operazione non è ancora stata autorizzata da Bce».

 

bnl bnp paribas

 Il peggioramento dello scenario causato dal diffondersi dell' epidemia sul territorio italiano «potrà quindi avere conseguenze economico patrimoniali sul gruppo nonostante le misure adottate dal governo e dalle istituzioni europee», sottolinea Mps parlando della probabile evoluzione della gestione. A questo si aggiunge la mina delle cause legali. Dei 3,8 miliardi di euro di danni chiesti dalla Fondazione Mps nei confronti del Monte, 3,6 miliardi sono classificate a rischio di soccombenza «probabile» e 0,2 miliardi «a rischio di soccombenza possibile».

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI