LO PRENDONO NEL GOOGLE? L’ISTRUTTORIA DEL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA AMERICANO CONTRO GOOGLE (CONDOTTA ILLEGALE E ANTICONCORRENZIALE PER PRESERVARE I PROPRI MONOPOLI) È POTENZIALMENTE MOLTO PIÙ GRAVE RISPETTO AI CONTENZIOSI CON L’UNIONE EUROPEA, RISOLTI CON MULTE MILIARDARIE - SE VITTORIOSA, L'OFFENSIVA COSTRINGEREBBE IL MOTORE DI RICERCA A CAMBIAMENTI STRUTTURALI SUL SUO COMPORTAMENTO DA “GATEKEEPER” DELLE NOSTRE ATTIVITÀ IN RETE...

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Estratto dell’articolo di Federico Rampini per “la Repubblica”

 

sundar pichai sundar pichai

(…) Il Dipartimento di Giustizia - che ha funzioni di autorità antitrust negli Stati Uniti - non contesta la bravura di chi ha costruito un'azienda così innovativa, ma sostiene che una parte del gigantesco fatturato pubblicitario viene spesa da Google per erigere robuste barriere contro chiunque si azzardi a farle concorrenza.

 

L'annuncio del ministero, che equivale all'incriminazione dopo un'istruttoria e apre un procedimento giudiziario, segna la più formidabile offensiva dell'antitrust Usa nel terzo millennio: l'ultimo precedente di queste dimensioni colpì Microsoft nel 1998, lo stesso anno in cui Google muoveva i suoi primi passi come una start-up.

 

il monopolio di google sul mercato dei motori di ricerca su mobile il monopolio di google sul mercato dei motori di ricerca su mobile

L'attacco sferrato da Washington è potenzialmente molto più grave rispetto ai contenziosi che Google ha avuto con la Commissione europea di Bruxelles, per lo più risolti a colpi di multe che non hanno mai intaccato un'azienda la cui liquidità immediata vale 120 miliardi di dollari. Se vittoriosa, l'offensiva antimonopolistica costringerebbe Google a cambiamenti strutturali, nei suoi comportamenti.

 

google onnipresente su android google onnipresente su android

Al centro delle accuse ci sono i metodi usati da Google per rimanere il "gatekeeper" o "guardiano d'ingresso" delle nostre attività in Rete. In particolare, gli accordi miliardari con i produttori di smartphone, grazie ai quali Google viene installato come il motore di ricerca "per default", in automatico. Con Apple per esempio questo accordo prevede il pagamento di 10 miliardi di dollari all'anno.

il monopolio di google sul mercato dei motori di ricerca il monopolio di google sul mercato dei motori di ricerca

 

(…)  Lo stesso vale per il software Android installato su molte altre marche di telefonini, anche lì solitamente il motore di ricerca Google è in dotazione fin dalla produzione e l'utente automaticamente tende ad affidarsi a quello.

 

Altre pratiche anti-concorrenziali riguardano la raccolta della pubblicità digitale, pure quello un mercato dominato da Google. Nelle ricerche online compiute dagli utenti americani, l'80% transita sul motore Google. Nella pubblicità, Google e Facebook catturano il 59%, con una netta prevalenza della prima. Perfino come browser per navigare su Internet da computer e tablet, il Chrome di Google è dominante con il 65% degli utilizzi.

 

donald trump bill barr donald trump bill barr

La prima risposta dell'azienda californiana è stata affidata al capo del suo ufficio legale, Kent Walker, che ha dichiarato: «La gente usa Google perché sceglie di farlo, non perché sia obbligata o non abbia alternative. Paghiamo per promuovere i nostri servizi, così come una marca di cereali paga il supermercato perché il suo prodotto sia piazzato in uno scaffale ben visibile».

 

sergei brin e larry page sergei brin e larry page

(…)

 

L'argomento è dibattuto da ben più di vent' anni. Fin dagli albori dell'economia digitale - quando la presenza dominante fu Microsoft - molti esperti hanno denunciato lo stesso trend: coloro che esordirono come dei giovani idealisti e innovatori, animati dalla passione di creare, una volta edificati dei giganti hanno cercato di circondarli da robuste barriere, grandi muraglie contro i futuri sfidanti.

 

GOOGLE FACEBOOK SI DIVIDONO IL MONDO GOOGLE FACEBOOK SI DIVIDONO IL MONDO

Vale per Larry Page e Sergey Brin, anche se i due fondatori di Google hanno lasciato il comando a un manager di origine indiana, Sundar Pichai. L'annuncio dell'offensiva antitrust è arrivato a due settimane dall'elezione presidenziale. Donald Trump aveva promesso di fare qualcosa contro lo strapotere di Big Tech, un mondo di iper-capitalisti molto più grossi di lui e prevalentemente progressisti (come si vede nelle recenti iniziative di vigilanza o censura contro le fake- news).

 

Però l'insofferenza verso i nuovi monopolisti cresce da tempo anche a sinistra(…).

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