alessandro profumo

PROFUMO DI DIMISSIONI – VEDRETE CHE ALLA FINE L'AD DI LEONARDO DOVRÀ DIMETTERSI. PER CAPIRE PERCHÉ BASTA ANALIZZARE I NUMERI E I FATTI: NON SOLO IL TITOLO PASSATO DA 16 A 6 EURO AD AZIONE MA ANCHE LA CASSA – L’APPRENSIONE DEGLI AZIONISTI PRIVATI, LA LETTERA DI BIVONA E IL FATTORE POLITICO LEGATO AL VALZER DELLE POLTRONE: SE ARCURI VA A CDP E PALERMO IN UNICREDIT PER SBROGLIARE LA GRANA MPS, A CHI TOCCA L’EX FINMECCANICA?

Guido Talarico per www.associatedmedias.com

 

ALESSANDRO PROFUMO

Alla fine, e non tra molto, Alessandro Profumo dovrà dimettersi dalla carica di Amministratore Delegato di Leonardo. E questa non è un’indiscrezione. E’ semplicemente una verità che viene dall’analisi dei numeri e dei fatti. Vediamoli. I numeri non brillanti di Leonardo, il nostro campione nazionale nella produzione di sistemi di difesa, sono stati ricordati a più riprese da vari organi di stampa.

alessandro profumo foto di bacco

 

Quasi tutti, ad esempio, sottolineano che il titolo sotto l’attuale gestione dal 2017 ad oggi è passato da quasi 16 euro ad azione ai 6 euro scarsi attuali. Su un dato ancor più significativo si è invece fatta meno attenzione. Ci riferiamo alla cassa. Dal Rendiconto Finanziario si possono esaminare i margini monetari, quali ad esempio il flusso di cassa operativo e il flusso di cassa al servizio del debito.

 

Luigi Di Maio Alessandro Profumo

Da questi, esaminati nella loro sequenza, si possono valutare le condizioni di equilibrio finanziario o meno di una gestione. Non a caso molti analisti al motto “cash is king” valutano le aziende rispetto alla loro capacità di generare o meno risorse finanziarie: se una società genera costantemente moneta, questa sarà in grado di aumentare il suo dividendo, ridurre la propria esposizione debitoria, o effettuare nuovi investimenti. In altre parole “cash is king” riflette per gli investitori la modalità con la quale si giudicano le imprese valutando soprattutto la loro capacità di generare flussi di cassa positivi.

 

ALESSANDRO PROFUMO GIUSEPPE CONTE

Questa è per l’appunto la prima dolente nota per Leonardo. Una liquidità di 400 milioni a fine trimestre (vedi dati Yahoo Finance), avendo per ricavi un montate di 13 miliardi di euro, è una cifra molto bassa, vicino al livello critico. Il che significa che, pur essendoci linee di credito già accordate dalle banche per circa due miliardi, con un flusso di cassa negativo per circa un miliardo in 12 mesi e solo 400 milioni in cassa, l’azienda per andare avanti non avrebbe altra strada che innalzare il livello di indebitamento.

 

MAURO MORETTI GIANNI DE GENNARO

Il che, per una conglomerata dall’alto valore economico e strategico come è Leonardo, non è una questione da poco. E provare a vendere gioielli di famiglia (vedi la ventilata quotazione della controllata Drs, una società che produce dispositivi e software d’ avanguardia per forze militari e agenzie di spionaggio) per coprire la mancanza di liquidità sarebbe un errore nell’errore.

 

Tendenzialmente infatti si dovrebbe vendere per fare investimenti non per coprire la cassa. E che l’azienda sia ben conscia di quanto grave sia la situazione della cassa lo si evince anche da come una serie di partire, in entrata ed in uscita, siano state tutte trattate e allocate nelle varie presentazioni al fine di migliorare i numeri relativi alla liquidità.

 

mauro moretti

Poi c’è il tema di fondo. L’azienda, come dicevamo, continua a perdere valore. Un dato al ribasso che va al di là della contingenza Covid. Come ha ricordato di recente Gianni Dragoni del Sole 24 Ore, il titolo di Leonardo ha fatto “Meno 59,64 nell’ultimo anno. Meno 30,85 negli ultimi sei mesi. Meno 14,74 nell’ultimo mese”. “A questi prezzi – ricorda Dragoni – l’intero capitale di Finmeccanica-Leonardo vale 2 miliardi e 460 milioni di euro. La quota del ministero dell’Economia, l’azionista di controllo che possiede il 30,2%, vale dunque appena 743 milioni”. (Un valore calcolato naturalmente ai dati di qualche settimana fa. La capitalizzazione al momento in cui scriviamo è 3,41 mld ndr).

 

GIUSEPPE BIVONA

Un depauperamento che ha messo in allarme anche varie istituzioni a cominciare dal Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza. “Il Copasir ha deciso di porre la sua attenzione sulle questioni inerenti la societàLeonardo, considerata azienda di interesse strategico nazionale.

 

 Tale focus sarà indirizzato ad individuare se e quali azioni improprie o speculative interessino questo campione nazionale – ha dichiarata il presidente Raffaele Volpi – Nella seduta odierna il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica si è riunito per un definitivo approfondimento del documento finale sugli asset strategici nazionali nei settori bancari e assicurativi la cui redazione è stata calendarizzata per la prossima seduta al fine della consueta trasmissione alle Camere”.

 

Una certa apprensione sull’attuale situazione di Leonardo arriva anche dal fronte degli azionisti privati. Giuseppe Bivona leader del fondo Bluebell Partners in vista del cda dello scorso 5 novembre ha scritto al consiglio e agli stakeholder dell’azienda una lettera nella quale si esprimeva preoccupazione per il futuro dell’azienda e si chiedeva fermamente le dimissioni immediate di Profumo.

 

ALESSANDRO PROFUMO

“Le Sue dimissioni – ha scritto Bivona all’Ad – come Le ho già detto più volte, sono un atto dovuto per elementari ragioni di opportunità, dignità e senso dello Stato, non solo a seguito della recente ineccepibile condanna per l’accertata falsificazione dei bilanci di MPS contabilizzando derivati come Titoli di Stato ma anche in previsione del prevedibile rinvio a giudizio coattivo (un fatto che personalmente ritengo certo al pari della sua avvenuta condanna) nel secondo procedimento penale che La riguarda per la falsa contabilizzazione dei crediti di MPS”.

 

Ma se Bluebell Partners è un piccolo fondo che lavora al fianco dei fondi internazionali e degli hedge fund per tutelare gli interessi anche dei piccoli azionisti e per spingere le società quotate in cui ha investito verso comportamenti etici e verso la buona gestione, ve ne sono altri che invece navigano i mari della finanzia internazionale guidati dall’unica filosofia che conoscono, quella del profitto, e che il motto “chash is king” lo hanno tatuato sulla fronte. 

giuseppe orsi

 

In questo senso giova ricordare che dalle comunicazioni diffuse dalla Consob il 17 novembre 2020 si è appreso che dall’11 novembre il fondo BlackRock controlla del capitale di Leonardo una partecipazione aggregata (attraverso 13 società controllate) del 6,352%. Intendiamoci, Leonardo, grazie alla Golden Power che tutela le aziende strategiche, non è contendibile. Ma la presenza di questo tipo d’investitori dimostra come la debolezza della struttura del capitale esponga il titolo di Leonardo a notevoli fluttuazioni con qualche conseguenza sugli investimenti futuri.

 

Il tema di fondo, per Leonardo come per ogni struttura di valore, è sempre lo stesso.  Le competenze servono, ma servono ancora di più quando il business che si gestisce è una un settore sofisticato, strategico e molto specializzato nel quale, per essere riconosciuto e apprezzato, devi operare da sempre e da sempre conoscerne uomini e comportamenti.

DOMENICO ARCURI GIUSEPPE CONTE

Leonardo è una azienda che conferma perfettamente questa regola, prova ne sia che il suo declino è cominciato quando ai vertici dell’azienda la politica, dopo la controversa gestione di Giuseppe Orsi, ha messo prima un ferroviere, Mauro Moretti, e poi un banchiere, Alessandro Profumo. Due manager di altissimo valore che nei loro settori di competenza si sono fatti molto apprezzare ma che di difesa, soprattutto a livello internazionale, hanno dimostrato di sapere poco.

 

Gli ultimi anni infatti sono stati caratterizzati da un’apparente mancanza di strategie internazionali: la difficoltà dei rapporti con gli USA, il ruolo del tutto secondario rispetto ai Peer Europei (Airbus, Thales, BaeSystems…).

 

ALESSANDRO PROFUMO PUTIN

Insomma, oggi Leonardo appare isolata, quasi fosse lo specchio di un paese vecchio, fermo al passato, incapace di entrare efficacemente nelle dinamiche e nei ritmi del millennio dominato dalla rivoluzione digitale. La fotografia di una squadra di manager provenienti da altri settori, assolutamente non paragonabile a quella dei tempi passati, e legata più che altro al desiderio di Profumo di avere persone “esterne” a questo mondo e più allineate con il suo modo di intendere l’azienda.

 

E qui veniamo al tema Profumo. Come detto, il banchiere non si discute e tanto meno l’uomo. Ma oggi le circostanze gli sono tutte avverse. La sua condanna a sei anni di reclusione e 2,5 milioni di euro di multa (relativa a quando tra il 2012 e il 2015 era presidente dell’istituto senese) per aggiotaggio e false comunicazioni sociali, dovute alla contabilizzazione in bilancio dei derivati di Banca Mps, stipulati dai suoi predecessori ma presentati nei conti come Btp, cioè titoli di Stato più sicuri dei derivati, ha complicato definitivamente la sua presenza in Leonardo.

Giuseppe Conte Fabrizio Palermo

 

Questa condanna, benché di primo grado quindi non certo definitiva, mina infatti, soprattutto all’estero, la sua credibilità personale e trasforma un’azienda leader a livello globale in un settore decisivo per il paese, qual è quello della difesa, in un’anatra zoppa. Cioè un’azienda costretta a fare il business corrente ma in estrema difficoltà quando si tratta di competere per commesse nuove o per lo sviluppo di nuovi mercati. E questo è un lusso che Leonardo si è già concessa da un po’, ma che ora, soprattutto per il bene del paese, non è più in grado di concedersi.

 

Alessandro Profumo - locandina

Oltre alla condanna per MPS, emessa dal Tribunale di Milano lo scorso 15 ottobre, Profumo, che si dice estraneo ai fatti contestati, poi sconta guai per così dire minori ma per nulla secondari. L’attuale Ad di Leonardo risulta infatti essere tra le 16 persone rinviate a giudizio dal Gup di Bari per il crac Divania.

 

Le accuse risalgono al periodo in cui Profumo era Ad di Unicredit, banca che – secondo l’ipotesi accusatoria – avrebbe messo in atto una colossale truffa ai danni di quello che era uno dei più solidi gruppi imprenditoriali pugliesi. Una vicenda che a Profumo, che da Unicredit era uscito con una liquidazione da 40 milioni di euro, è già costata molto cara. Come riferisce l’Espresso “Per Profumo il blocco giudiziario riguarda solo un quinto dello stipendio (il limite massimo consentito dalla legge) e i conti bancari che verranno via via identificati dalla parte civile: il top manager, infatti, non risulta proprietario di alcun immobile. Stando alle visure catastali, l’attuale numero uno di Leonardo non ha niente di intestato, neppure una prima casa o un box per auto”.

 

luigi di maio domenico arcuri fabrizio palermo

E non è finta qui. Mps ha infatti prima deciso di spedire una lettera a Profumo e all’ex Ad della banca, Fabrizio Viola, per interrompere la prescrizione di un’eventuale azione risarcitoria e poi ha anche deciso che non sosterrà più le spese legali dei due nei procedimenti che li riguardano.

 

Insomma, Profumo ha molte gatte personali da pelare: questioni penali, come abbiamo visto, alquanto delicate. E stare dove sta certo non lo aiuta neppure a difendersi con la dovuta attenzione e libertà. Senza poi dover ribadire che il tutto nuoce gravemente alle prospettive di Leonardo. Se è vero che formalmente Profumo è ancora non obbligato a fare un passo indietro, è altrettanto innegabile che la sua credibilità e il suo standing di amministratore di una grande multinazionale, sono ai minimi.

Arcuri Conte

 

Questi sono i numeri e i fatti, di cui parlavamo all’inizio, dei quali anche Profumo alla fine non potrà che prendere atto. Ma c’è di più. C’è il fattore politico. Questi numeri e questi fatti stanno costringendo quella parte politica che ha sempre sostenuto Profumo a dover rivedere la propria strategia.

 

Quella parte importante del Pd che ha sempre appoggiato Profumo, apprezzandone le sue capacità di banchiere e il modo in cui ha traghettato una banca di sistema, quale è sempre stata MPS, fuori dalle mortifere acque dell’acquisizione di Antoveneta, è ora alla ricerca di una soluzione che faccia quadrare il tutto. Una soluzione che però partirebbe proprio dall’uscita di Profumo da Leonardo.

 

Un cambio di guardia fatto ora, prima che il problema della fragilità dell’azienda deflagri (gli esperti parlano di marzo prossimo), potrebbe ancora risolvere il problema. Poi sarà troppo tardi per tutti. Fin qui i fatti, quelli che siamo riusciti a ricostruire parlando con fonti attendibili. Poi c’è il mondo delle ipotesi.

fabrizio palermo

 

Che come tali vi presentiamo. Quella più credibile vede un valzer di poltrone così articolato: Domenico Arcuri, con un Giuseppe Conte ancora in sella, potrebbe effettivamente andare in Cassa Depositi e Prestiti, Fabrizio Palermo, potrebbe finire in Unicredit, con l’obiettivo di risolvere l’ancora annosa questione MPS, e in Leonardo, dopo anni di “stranieri”, si penserebbe ad un manager con comprovata esperienza nel settore.  Poi rimane il tema Profumo. Come poter aiutare un vecchio amico in difficoltà? Le vie della politica sono infinite… Un modo per levarlo dai guai si troverà.

 

Leonardo è una grande azienda. Un’impresa storica che ha reso l’Italia forte e presente nel mondo talvolta in modo addirittura più forte rispetto al peso specifico reale del paese. Al suo interno collaborano ingegneri, tecnici e manager che hanno fatto la storia dell’aviazione e della difesa civile e militare d’Europa.

PIERCARLO PADOAN CON ELKETTE DI UNICREDIT

 

Un patrimonio incredibile di eccellenze pure che fa male vedere non utilizzato al meglio. Allora in un momento del genere, con una crisi dovuta alla pandemia ma anche con le grandi opportunità che arriveranno con il Recovery Plan, sarebbe fondamentale che le istituzioni principali della Repubblica utilizzassero Leonardo per rilanciare un settore strategico e decisivo per il futuro. Lo facessero dotandolo di uomini e mezzi adeguati.

 

Lo facessero mettendo sotto lo stesso cappello tutte quelle aziende pubbliche che oggi si occupano di difesa, ma che lavorano senza coordinamento, senza una strategia unica. Sarebbe il momento giusto per dare all’industria pubblica una nuova missione e al paese un futuro migliore. Senza polemiche di parte, senza strumentalizzazioni. Leonardo da Vinci, quello vero, il genio, ebbe a dire: “Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.” Dopo essere stati lassù, quelli che tra di loro ancora la chiamano Finmeccanica sperano di non dover morire per il Monte dei Paschi di Siena.

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO