giovanni zonin

ZONIN SI SVEGLIA (FUORI TEMPO MASSIMO): ''CHIEDO SCUSA AI CLIENTI DELLA POPOLARE VICENZA''. ORA IL VITICOLTORE EX BANCHIERE POTREBBE ANCHE REINTESTARSI I BENI CHE HA DONATO AI FIGLI PER SOTTRARLI A CREDITORI E DANNEGGIATI. ''SOLO CHI FA, SBAGLIA. MA I MIEI ERRORI LI HO COMMESSI SEMPRE IN BUONA FEDE. NON C'È STATA MAI MALAFEDE'' (CIAO CORE)

Attilio Barbieri per ''Libero Quotidiano''

 

«Chiedo scusa ai risparmiatori della Banca popolare di Vicenza».

ZONIN E FIGLI

Gianni Zonin, ex numero uno della ex corazzata cooperativa veneta, affida al Giornale di Vicenza una lunga intervista-confessione.

 

Tendendo una mano a clienti, risparmiatori e azionisti che hanno perso tutto nel crac dell' istituto vicentino. Meglio tardi che mai. «Il senso di responsabilità è evidente che lo sento e me lo porto dietro», chiarisce, «escludendo, però, qualunque aspetto di responsabilità penale. Nella gestione della banca io ce l' ho messa tutta...Purtroppo quando si fanno le cose si possono anche commettere degli errori», aggiunge, «solo chi fa sbaglia».

 

In effetti la catena di errori che condussero nel baratro la Pop Vicenza è stata molto lunga. E toccherà alla giustizia accertare le responsabilità penali dei vertici. Nel processo in corso l' ex presidente della banca, come puntualizza il Giornale di Vicenza, «è imputato di aggiotaggio, ostacolo agli organismi di vigilanza e falso in bilancio». Le dichiarazioni di Zonin, scrive il quotidiano veneto, rappresentano un «passaggio giornalistico», nulla di più, e sono state raccolte nello studio dell' avvocato Enrico Ambrosetti, difensore dell' imprenditore di Gambellara.

 

GRANDE RAMMARICO

GIANNI ZONIN E SAMUELE SORATO

 Al momento del crac, racconta Zonin a Matteo Bernardini, «il più grande rammarico è stato per il 95 per cento dei piccoli azionisti che componevano la nostra banca». I bilanci? «Quelli che vedevamo nel consiglio di amministrazione erano in ordine, per me, dunque, le cose andavano bene», precisa. Ma incalzato dall' intervistatore che gli domanda se non ritenga di aver fatto alcun errore, l' ex banchiere si mostra meno sicuro:

 

«Non dico questo. Chiedo scusa per gli errori che eventualmente ho fatto, ma li ho commessi sempre in buona fede. Non c' è stata mai malafede. Io ho sofferto e soffrirò ancora, ma il mio dispiacere più grande è e resterà per le sofferenze cui sono andati incontro i piccoli risparmiatori». A prescindere dalla vicenda giudiziaria non si può non prendere atto che Zonin è l' unico dei grandi accusati per i disastri bancari a chiedere scusa.

la famiglia zonin nel palazzo di famiglia

 

L' uomo che per vent' anni ha gestito un bel pezzo di finanza veneta, spiega che il disastro poteva essere evitato. E si rammarica per «non essere riuscito a chiudere la fusione con Veneto Banca, finita pure lei nel burrone. «Ecco», aggiunge, «se l' avessimo fatta forse adesso staremmo a parlare di tutta un' altra storia. Pensi», puntualizza all' intervistatore, «che era già stato deciso tutto, anche il nome del futuro istituto: Banca Popolare del Veneto. Però qualcuno ha pensato di mettere i propri interessi davanti a quelli dell' istituto per cui operava». Il riferimento, probabilmente, è a Vincenzo Consoli, rimasto a sua volta per 17 anni sul ponte di comando di Veneto Banca.

 

IL RUOLO DI BRUXELLES

GIANNI ZONIN E VINCENZO CONSOLI

Proprio questo passaggio è stato al centro di alcune udienze estive nel processo in scena al Tribunale di Borgo Berga. «Se fossimo diventati una grande banca non saremmo qui oggi: è mancato l' orgoglio veneto», confessò quest' estate, al termine di un' udienza fiume l' ex banchiere vicentino. «Ho avuto fiducia in quelli che hanno controllato la banca, ma purtroppo qualcosa non ha funzionato», aggiunse, «però molto è anche dipeso dal fatto che non siamo riusciti, e qui forse la colpa è anche mia, a convincere Veneto Banca che era indispensabile una fusione per diventare una banca di dimensione europea».

 

In realtà il «no» definitivo all' integrazione tra i due istituti arrivò dalla Commissione Ue, che mise il veto all' operazione. Una delle tante decisioni assunte da Bruxelles sotto l' impulso della Germania che probabilmente intravvide nella crisi dei due istituti veneti la possibilità di privare dell' ossigeno le imprese della regione che assieme a quelle lombarde più fanno concorrenza alla manifattura made in Germany.

ZONIN CON LA MOGLIE

Un passaggio sul quale ben difficilmente si riuscirà a fare chiarezza.

Indipendentemente da come si potrà sviluppare la vicenda giudiziaria.

GIANNI ZONIN zonin popolare vicenza

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