MANGIARE SANO È IMPORTANTE, NON SOLO PER EVITARE LA PANZA – IL PROF. COSIMO COMITO, SPECIALISTA IN CARDIOLOGIA ED ESPERTO IN LONGEVITY, SPIEGA QUALI SONO GLI ALIMENTI DA RIDURRE PER ABBASSARE IL RISCHIO DI ALZHEIMER: “IL CERVELLO È UN ORGANO SENSIBILE. HA BISOGNO DI OSSIGENO, DI NUTRIENTI ADEGUATI, DI UN AMBIENTE “PULITO”. QUANDO QUESTO EQUILIBRIO SI ALTERA, IL DANNO NON ARRIVA SUBITO. ARRIVA LENTAMENTE, ANNO DOPO ANNO. ED È PROPRIO QUI CHE L’ALIMENTAZIONE GIOCA UN RUOLO DECISIVO” – “LA CARNE ROSSA VA LIMITATA, NON PIU’ DI 1 VOLTA A SETTIMANA, USARE PREVALENTEMENTE OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA AL POSTO DEL BURRO, RIDURRE DRASTICAMENTE I DOLCI ED EVITARE…”
Cosimo Comito* per Dagospia
*Specialista in Cardiologia
Esperto in Longevity
Alzheimer : gli alimenti da ridurre per abbassare il rischio
In questa malattia il nastro della vita viene riavvolto. La normale crescita di un bambino prevede che i primi mesi mangia il latte della madre e dorme. Con il passare dei mesi il bambino è sempre piu’ sveglio ed inizia ad imparare a masticare e deglutire senza soffocarsi. Lentamente spuntano i primi denti ed è il segnale che da una dieta liquida si può passare ad una semisolida e poi solida.
Nel tempo impara a mangiare da solo così come impara ad autogestirsi, ad essere autonomo. Non ha piu’ bisogno dei genitori per vivere. Quando inizia questa malattia lentamente da adulti autonomi diventiamo bambini di pochi mesi con la necessità di avere qualcuno che ci aiuta a mangiare a vestirci eccetera.
Tra i primi sintomi di questa malattia ricordiamo la perdita della memoria a breve (non ricordo cosa ho mangiato ieri, dove ho messo le chiavi..), gli sbalzi d’umore, la difficoltà a trovare la parola giusta durante un discorso, confusione con tempi o luoghi.
Quando parliamo di demenza, molti pensano a qualcosa di lontano, inevitabile, quasi scritto nel destino. Da medico, ti dico una cosa meno rassicurante ma più utile: non è così per questa come per molte altre malattie
Una parte importante del rischio dipende da come vivi. E soprattutto da come mangi. Ciò viene ben descritto da un aforisma francese: “è la dose che fa il veleno”. Il cervello è un organo estremamente sensibile. Ha bisogno di ossigeno, di nutrienti adeguati, di un ambiente “pulito”. Quando questo equilibrio si altera, il danno non arriva subito. Arriva lentamente, anno dopo anno. Come il calcare dell’acqua che lentamente incrosta la lavatrice o la caldaia dell’acqua calda.
Ed è proprio qui che l’alimentazione gioca un ruolo decisivo. Nella mia esperienza, il problema principale è che le persone si accorgono del danno troppo tardi. Non esiste un campanello d’allarme precoce. Non c’è dolore. Non c’è un segnale evidente. Non c’è la spia che si accende che ti avverte che il carburante della macchina sta’ finendo.
C’è un processo silenzioso fatto di:
• infiammazione cronica lenta e silenziosa
• peggioramento della circolazione cerebrale
• accumulo di danni cellulari irreversibili
Il cervello, a questo punto, inizia a funzionare meno bene ad avere le prime defaillance. Prima in modo impercettibile, poi in modo evidente anche a chi ci osserva. E una volta che il danno è strutturato, tornare indietro è molto difficile.
GLI ALIMENTI CHE FAVORISCONO QUESTO PROCESSO
Non parliamo di veleni. Parliamo di abitudini quotidiane che si sommano nel tempo
Carni rosse in eccesso
La carne rossa non è da eliminare. Ma va limitata. Non piu’ di 1 volta a settimana
Un consumo frequente introduce una quantità elevata di grassi saturi.
Questi grassi, nel tempo, infiltrando la parete dei vasi sanguigni, li rendono meno elastici. A ciò si aggiunge la formazione di placche.
Il risultato è semplice: meno sangue arriva al cervello, e quello che arriva può essere di qualità peggiore.
Burro e grassi animali
Il burro è un alimento tradizionale, ma non per questo innocuo se usato spesso.
Favorisce l’infiammazione e contribuisce a peggiorare il profilo lipidico (oggi sappiamo molto degli effetti che produce un colesterolo cattivo, LDL, in eccesso.
Il cervello lavora bene quando il sangue circola bene.
Quando questo non accade, inizia il problema che porterà alla malattia.
Formaggi stagionati
Sono alimenti concentrati. Troppo concentrati, in base alla durata della stagionatura.
Contengono molti grassi e molto sale.
Il sale in eccesso aumenta la pressione arteriosa, e la pressione alta è un fattore di rischio diretto per il danno cerebrale. Il picco di pressione e come dare uno schiaffo al cervello, e vi assicuro che tanti schiaffi ripetuti nel tempo non fanno bene
Come al solito non è il singolo consumo a fare la differenza.
È la frequenza.
Zuccheri raffinati e dolci
Qui spesso si sottovaluta il problema, perché l’industria ha imparato a ridurre la visibilità (quante persone sanno che in una lattina ci sono circa otto zollette di zucchero? che i succhi di frutta sono pieni di zucchero?).
Gli zuccheri causano continui sbalzi della glicemia.
Nel tempo, questi sbalzi portano a una condizione chiamata resistenza insulinica.
E oggi sappiamo che questa condizione è collegata tante malattie, tra cui anche al declino cognitivo.
Cibi ultra-processati
Questi sono i più problematici perché l’industria produce sempre più prodotti belli a vedersi, gustosi da mangiare e con sostanze che creano dipendenza (vi ricordate cosa dicevano i nostri nonni: una ciliegia tira l’altra. Questo è il principio).
Sono poveri di nutrienti utili e ricchi di sostanze che favoriscono l’infiammazione cronica e l’invecchiamento dell’organismo.
Spesso contengono zuccheri nascosti, grassi di bassa qualità, conservanti e additivi.
Il corpo riesce a gestirli per un po’, ad eliminarli ma nel lungo periodo
il cervello, ne paga il prezzo.
Molti pazienti mi dicono: “Mangio abbastanza bene”.
Poi, analizzando nel dettaglio, facendo domande sempre più mirate emerge una realtà diversa:
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• consumo frequente di prodotti industriali
• zuccheri quotidiani, visibili o nascosti
• uso abituale di grassi animali più o meno visibili
Non si tratta di eccessi evidenti. Si tratta di piccole abitudini ripetute ogni giorno. Ed è proprio questa ripetizione che crea il problema. Se riesco a mettere 50 euro al giorno da parte dopo 40 anni avrò un bel gruzzoletto. Non serve diventare rigidi o estremi. Serve essere costanti.
Indicazioni semplici:
• limitare la carne rossa a massimo una volta a settimana
• usare prevalentemente olio extravergine di oliva al posto del burro, meglio se a crudo
• ridurre drasticamente i dolci nella quotidianità, l’unico dolce che la natura ha creato è la frutta
• evitare il più possibile i cibi industriali, preferite quelli a chilometri zero
Sono cambiamenti non impossibili, con un po' di esercizio diventano sostenibili.
E soprattutto, efficaci.
La salute del cervello non si costruisce quando iniziano i problemi. Si costruisce molto prima. La famosa Prevenzione di cui parliamo spesso. Ogni scelta alimentare è un piccolo segnale che dai al tuo organismo. Nel tempo, questi segnali diventano un risultato. Ricordiamo sempre che noi siamo un esempio visibile per i nostri figli. Faranno ciò che vedono e non ciò che diciamo. Tutto ciò lo puoi ignorare per anni. Oppure puoi iniziare a gestirlo in modo semplice e consapevole. Dal punto di vista medico, la differenza tra queste due strade è enorme.
Per concludere volevo riassumere ciò che vedo nella mia pratica quotidiana. Esistono due gruppi di Pazienti con malattia di Alzheimer; nel primo gruppo ci sono le persone che vengono inviate in strutture dedicate, dove i familiari li vanno a trovare di tanto in tanto (purtroppo ad un certo punto questi pazienti non riconoscono più i propri familiari e questo crea una ferita al cuore insanabile), nel secondo gruppo ci sono quelli gestiti a casa circondati da amore e compagnia (questa è una sfida molto dolorosa e difficile, immaginate di dover imboccare un adulto dalla mattina alla sera, lavarlo, vestirlo..).
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Bene, questi sacrifici non andranno perduti anche se guardandovi in faccia il paziente non vi riconoscerà più, ma tutto ciò gli regalerà una sopravvivenza più lunga e serena.
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COSIMO COMITO - GIOVANI PER SEMPRE
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