rachele

ARTE-SCLEROSI, DOVE È FINITA LA CREATIVITÀ? – RACHELE FERRARIO VISITA LE ULTIME FIERE A PARIGI, MAASTRICHT, MILANO E SI PORTA A CASA UN BEL NIENTE DI NUOVO; CHE PER L’ARTE CONTEMPORANEA È UN BEL GUAIO – “CI ERAVAMO ABITUATI A PENSARE ALLE FIERE D’ARTE COME LABORATORI, IN CUI TROVARE LE RICERCHE DEGLI ARTISTI PIÙ INTERESSANTI E INNOVATIVI. E INVECE SANNO SOLO OFFRIRE OPERE PER UN PUBBLICO BORGHESE BISOGNOSO D’ESSERE RASSICURATO - È FORSE IN CORSO UNA GENTRIFICAZIONE DELL’ARTE?’’

RACHELE FERRARIO

Rachele Ferrario per Dagospia

 

Non c’è niente di nuovo; che per l’arte contemporanea è un bel guaio. Perché se non produce novità, non si capisce a che cosa serva se non ovviamente al mercato e meno all’arte. Mi viene in mente dopo aver visitato le ultime fiere a Parigi, Maastricht, Milano.

 

Non è certo la prima volta. Accade quando la cultura oscilla tra il vecchio e il nuovo, dopo le pandemie, nei periodi di inflazione e di guerra e nei momenti di grande transizione qual è il nostro in cui tutto cambia ogni giorno: con il vecchio ci sentiamo rassicurati; con il nuovo immaginiamo il nostro futuro. Un po’ come nelle storie d’amore.

 

miart 2023 torta cattelan

Ci eravamo abituati a pensare alle fiere d’arte come laboratori, in cui trovare le ricerche degli artisti più interessanti e innovativi. E invece sembra che ora piuttosto esse offrano opere per un pubblico borghese bisognoso d’essere rassicurato. Intendiamoci le opere sono per la maggior parte di qualità, tendenzialmente care e così il rischio per tutti è di visitare le fiere un po’ come si fa coi grattacieli in costruzione o con i negozi griffati.

 

È forse in corso una gentrificazione dell’arte? Milano, Parigi, Londra e persino il Tefaf di Maastricht, che ha dettato negli ultimi decenni la “novità” con cui univa antico e moderno, a parte qualche eccezione ha preferito la sicurezza di capolavori dei secoli passati (venduti per lo più ai musei), molti fiamminghi e poi Tintoretto, Magnasco, la scuola di Guido Reni e paralleli sofisticati tra versioni di autori diversi impegnati sul tema di Giuditta e Oloferne.

 

edizione 2023 del miart

In ogni caso ovunque la sensazione sembra essere quella di entrare in una bolla che si sta ancora gonfiando. E se come ogni bolla fosse destinata a esplodere?

 

Cosa determina il successo di una fiera o di un salone: grande pubblico, macchina logistica perfetta, eventi collaterali (nel caso del Miart l’ennesima prova del rilancio della città dopo il Covid ed efficace rodaggio del Salone del Mobile aperto nei  giorni successivi all’insegna di sperimentazione e visione del futuro). Ma cosa accade quando sull’avanguardia prevale il bisogno di sentirsi rassicurati?

tefaf maastricht 45

 

Certo il nuovo andrebbe cercato altrove, negli atelier e tra gli artisti e i creativi che utilizzano mezzi meno tradizionali e riflettono sul presente, in cui le tecnologie e l’intelligenza artificiale stanno cambiando le nostre vite; come si racconta alla Gamec di Bergamo nella mostra Salto nel vuoto. Arte al di là della materia. Qui il collettivo MSHR ci invita ad indossare visori per accedere a un’esperienza sensoriale in cui sembra di entrare nella terza dimensione di forme geometriche con cui MSHR ci fa riflettere sull’eccessivo flusso di dati e informazioni e sui rischi di manipolazione.

 

Museo dell’Arte Digitale , Milano

Il mondo così come l’abbiamo pensato e vissuto fino a ieri non esiste più. Una rivoluzione, un salto nel vuoto forse non così lontano da quello preconizzato nel secolo scorso dal grande Yves Klein.

 

Ovviamente se nelle fiere generaliste tutto questo non c’è, o non c’è ancora, non è colpa di nessuno. Tantomeno dei direttori. Né degli artisti che semmai possono essere le vittime e quelli meno bravi i complici. A Milano, per esempio, si sta già lavorando da tempo per il Museo dell’Arte Digitale per la creazione del polo per le sperimentazioni d’arte d’avanguardia, in sinergia con MEET – Digital Culture Center.

 

edizione 2023 del miart

Se ci aspettiamo che le fiere e i saloni continuino ad essere anche laboratori creativi e innovativi, allora proprio non ci siamo. L’impressione è che dopo la spettacolarizzazione degli ultimi decenni qualcosa nel motore si sia inceppato; non solo i ruoli sono indefiniti ma tutti cercano di averne più d’uno e così artisti, curatori e critici d’arte diventano pedine di un gioco molto più grande, che penalizza il flusso di idee e talvolta finisce per concentrarsi sempre più sul sicuro, sul collezionismo di banche e uomini d’affari.

 

Per Barkley

Eppure alla base qualcosa sta mutando con ritmi veloci come ci dicono i più giovani artisti che dopo la pandemia usano altri modi d’espressione, altri spazi, s’impongono con identità affrancate dai vecchi schemi e rivendicano una libertà come non si vedeva dai tempi del Sessantotto.

 

Vale la metafora dell’installazione di Per Barkley (che un giovane artista non è più ma pensa come un giovane) nello stand defilato di Francesco Pantaleone a Milano: uno specchio che ribalta una realtà di utopie disattese e dialoghi tra culture, epoche, personalità diverse; e ci ricorda che l’arte nasce dall’urgenza e dal desiderio del nuovo.

Gamec di Bergamo mostra Salto nel vuoto. Arte al di la? della materia.

Aspettiamo a giugno la prossima Art Basel, da sempre termometro dell’arte del nostro tempo.

Gamec di Bergamo mostra Salto nel vuoto. Arte al di la? della materia.

 

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