piranesi

TUTTO PIRANESI: COME IL MAESTRO DEGLI INCISORI INVENTÒ IL COMMERCIO D'ARTE - 247 PEZZI IN 40 LUOGHI DIVERSI DI 9 PAESI EUROPEI: PIERLUIGI PANZA RACCOGLIE E RICOSTRUISCE IN UN LIBRO LE OPERE DISPERSE DELL'ARCHEOLOGO DEL SETTECENTO, CHE FU IL PRIMO VERO VENDITORE D’ARTE DELLA STORIA – A ROMA LA MOSTRA A PALAZZO BRASCHI CURATA DA LUIGI FICACCI 

Tommaso Lorenzini per Libero Quotidiano

 

PIRANESI

Venti anni di studi, viaggi e ricerche «con spirito settecentesco».

Un censimento colossale che prende vita nel volume più completo mai pubblicato su Giovan Battista Piranesi, il più celebre incisore di tutti i tempi che, nello straordinario Museo Piranesi (580 pp, 45 euro, Skira) il giornalista, scrittore e docente del Politecnico di Milano Pierluigi Panza ci presenta anche come uno dei più abili e competenti venditori d' arte. Il primo, vero art-dealer della storia.

 

In collaborazione con amici studiosi e collezionisti, oltre ai curatori di musei e collezioni private europee, Panza ha localizzato e identificato la storia e l' ubicazione di 274 pezzi in 40 luoghi diversi di 9 Paesi europei, sia in contesti privati che in grandi musei come il Vaticano e il Campidoglio a Roma, il Museo Nazionale di Stoccolma, il British Museum, il Louvre e l' Hermitage e altre raccolte in Germania, Spagna, Olanda, Polonia. Un lavoro che diventa strumento indispensabile per le prossime generazioni di studiosi e appassionati.

piranesi cover

 

Per comprendere questa clamorosa dispersione di oggetti e capolavori, serve tornare alla seconda metà del Settecento, Piranesi si muoveva in una Roma che appariva come un immenso scrigno di tesori rovesciato da Giove per uno dei suoi tanti capricci. È in quelle rovine sontuose che i nobili di tutta Europa si tuffavano alla ricerca di pezzi unici magari appartenuti a consoli, senatori, imperatori: roba da ostentare, per certificare la loro ricchezza e il loro status.

 

Sono gli anni del Grand Tour, sono gli anni in cui il mondo classico riacquista forza nelle arti e nella filosofia, e i reperti e i tesori d' Egitto e Grecia, degli Etruschi e di Roma iniziano a far gola ai ricconi inglesi - soprattutto - ma anche francesi, tedeschi, svedesi. Gente che faceva e spendeva di tutto per avere vasi, statue, frammenti architettonici, sarcofagi e altro ancora, tanto che a questa autentica razzia il Vaticano pose un lungimirante freno imponendo per sé la proprietà di un terzo dei reperti recuperati dagli scavi archeologici, dai lavori edili o dalle attività agricole, fissando anche una prelazione sul resto. E per custodire questi tesori i papi hanno dato vita ai primi musei romani: il Capitolino nel 1734 e il Pio-Clementino nel 1770.

 

PIRANESI MOSTRA

 

È in questo contesto che il Piranesi artista e archeologo sublima il suo talento. Grazie alla protezione del cardinale Giovanni Battista Rezzonico, nipote del papa Clemente XIII, asceso al soglio pontificio nel 1757, Piranesi ottiene importanti commissioni e piazzando il proprio quartier generale a Palazzo Tomati, il suo «Sagro Santo», una casa-bottega museo, dove addirittura si ideavano nuovi oggetti utilizzando pezzi antichi per soddisfare la bulimia dei collezionisti.

 

LUIGI FICACCI

Ma come raccapezzarsi in questo mare magnum gestito da Piranesi & C.? Panza ricorre a un geniale espediente.

 

Per ogni esemplare catalogato, un bollino da 1 a 4 ricostruisce se si tratta di:

 

1) pezzo ideato ex novo come candelabri, vasi (quasi in serie) e camini (la grande passione), tutti pastiches che svelano la maestria di Piranesi;

2) pezzo uscito dagli scavi, restaurato, integrato con altri frammenti anche acquistati da altri "fornitori";

3) pezzo trattato dai Piranesi in qualità di custodi e rivenditori;

pierluigi panza

4) pezzo che rientra nel museo ideale, ovvero quelli che Giovan Battista vide e ritrasse nelle sue incisioni accanto anche a quei prodotti esistenti da lui venduti, cosicché accresceva il valore sia dell' oggetto sia della propria reputazione. Così, i reperti "virtuali" diventavano testimonial di quelli veri in suo possesso.

 

PIRANESI

Nell' allora dibattito contemporaneo sulla superiorità tra l' arte greca o romana, Piranesi si schierava con quest' ultima, investendosi dell' onere di portare avanti l' impulso creativo dell' antica Roma, contrapponendosi al Winckelmann. In questo, il suo manifesto era espresso assai chiaramente nel trattato del 1769 «Diverse maniere». Come nota il professor John Wilton Ely, Piranesi sosteneva che «un artefice, che vuol farsi credito, e nome, non dee contentarsi di essere un fedele copista degli antichi, ma sù le costoro opere studiando mostrar dee altresì un genio inventore, e quasi dissi creatore: e il Greco, e l' Etrusco, e l' Egiziano, con saviezza combinando insieme aprir si dee l' adito al ritrovamento di nuovi ornamenti, e di nuovi modi».

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