ROSY BINDI: VE LO DO' IO IL CAMPO LARGO! - “IO VORREI QUALCUNO CHE METTA INSIEME ELLY E IL LEADER M5S PERCHÉ, CON QUESTE PREMESSE, QUESTI NON SI METTONO NEMMENO A UN TAVOLO. IL NOME CE L’HO IN TESTA” - SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI E' LA CARTA COPERTA DI ROSY? C'EST FACILE: PIER LUIGI BERSANI – I DUBBI SULLE PRIMARIE DI PRODI, VELTRONI, BONACCINI E BONELLI – I DEM VICINI A SCHLEIN NON CI STANNO: “LA VECCHIA GUARDIA SI AGITA, MA NOI NON ABBIAMO COSTRUITO TUTTO QUESTO PER LASCIARLO A MISTER X” - STESSI PESSIMI UMORI NEL M5S: "CHI PENSA CHE CONTE E SCHLEIN SI FACCIANO DA PARTE, SBAGLIA...”
1 - CAMPO LARGO, ORA C'È CHI PENSA AL "PAPA STRANIERO"
A.D.M. per “la Stampa” - Estratti
Primarie sì, ma con calma. Nel centrosinistra ora prevalgono gli inviti alla prudenza, dopo lo sprint di Giuseppe Conte, il refrain è «prima il programma» ma più di qualcuno, in realtà, nelle conversazioni riservate dice ciò che in pubblico per ora è tabù: meglio evitare una conta potenzialmente lacerante e fare tutto alla vecchia maniera, con un accordo al tavolo della coalizione, magari su un "terzo nome" che metta pace tra i "due litiganti" Elly Schlein e il leader M5s, come Rosy Bindi ha detto esplicitamente a La Stampa .
Ma quello della scelta «nelle stanze chiuse» è proprio lo scenario che Schlein vuole evitare. La leader Pd lo ha detto chiaramente in conferenza stampa qualche giorno fa, le opzioni sono due: «Si può fare come fa la destra: scegliere che guida chi prende un voto in più alle elezioni. Oppure ci sono altre modalità, come le primarie a cui sono disponibile». Quello che appunto non si può fare è affidare la decisione a un "caminetto"
Ieri è stato Angelo Bonelli a dare voce ai dubbi Avs: «Noi vogliamo costruire l'alternativa. Propongo a Schlein, Conte e ai leader dell'opposizione di mettere da parte le primarie sul leader e lavorare alla consultazione popolare sul programma». La scelta del candidato premier si potrà fare dopo, è il ragionamento. Ma in realtà non piace troppo l'idea di un confronto Conte-Schlein che rischierebbe di schiacciare Avs, polarizzando sui due leader più in vista.
Dubbi sono venuti anche da Romano Prodi («Le primarie sono utili alla fine di un percorso, non all'inizio») e Walter Veltroni e pure Stefano Bonaccini la pensa allo stesso modo. Alessandro Alfieri, vicino al presidente Pd, spiega: «Prima dei modi di scelta della premiership serve un'agenda economica e sociale condivisa».
D'altro canto, i sondaggi parlano anche di un risultato incerto, con una possibile vittoria di Conte a sorpresa. Schlein è convinta di farcela ma molti dei suoi temono che alla fine non sia solo Bindi a sostenere che è meglio un accordo politico sul terzo nome. I potenziali "papi stranieri" non mancano, da Silvia Salis a Franco Gabrielli e Gaetano Manfredi, passando per Giuseppe Sala, Pier Luigi Bersani e altri ancora.
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2 - «NÉ SCHLEIN NÉ CONTE» E BINDI LANCIA L’IDEA DI UNA «CARTA COPERTA»
Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera” - Estratti
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La storia del federatore non è nuova. Nei dintorni del Pd se ne parla sottovoce da mesi, soprattutto in quelle aree del partito dove alberga il timore che «Elly», per quanto abile a unire e risollevare il partito, non abbia il «quid» per battere Meloni. Ma è dopo la vittoria del No che il tema del terzo nome ha preso ad agitare gli animi.
A dar voce al fantasma è stata Bindi, prima sulla Stampa e poi su La7. Da Gramellini, a «In altre parole», la ex ministra che ha guidato il comitato dei contrari alla riforma Nordio ha evocato il rischio che i duellanti finiscano per scannarsi tra loro, prenotando la sconfitta nel 2027.
A urne ancora calde il presidente del M5S ha aperto alle primarie care al Pd ed è stato accusato di spostare l’attenzione su una questione autoreferenziale come la scelta del candidato premier. E la segretaria ha concionato per 150 minuti alla Stampa Estera per dire, in sostanza, che lei è la candidata naturale. Il duello insomma è iniziato.
Schlein o Conte? Conte o Schlein? Per Bindi, né l’una, né (tantomeno) l’altro: «Io vorrei qualcuno che li metta insieme perché, con queste premesse, questi non si mettono nemmeno a un tavolo». La pasionaria ha capito che il popolo del No vuole sentir parlare di Costituzione, politica estera, immigrazione, sicurezza, sanità e non certo di nomi, leader, re, regine.
schlein fratoianni bonelli conte
Convocando le primarie si finirebbe per scaricare le responsabilità sui «potenziali elettori» e invece quel che ora serve è «un’autorevole personalità che accompagni il percorso» e convinca «Elly» e «Giuseppe» a fare un passo indietro per costruire (insieme) un programma unitario. Da qui la suggestione della carta coperta, «qualcuno che apparecchi la tavola, o le elezioni non si vincono».
Qualcuno che, «ma non è obbligatorio», resti in campo come candidato premier.
Un’autocandidatura? Macchè, Bindi invoca un passo indietro dei duellanti e però si leva di mezzo: «È un papa, non una papessa». Fuori dunque anche Silvia Salis, per quanto Franceschini abbia pranzato a Genova con la sindaca, convinto che «contro Meloni serve una donna».
A chi allora la maglia del coach?
«Io il nome ce l’ho in testa — alimenta la suspence Bindi —. Se c’è una possibilità che questa cosa riesca è che il nome non lo faccia io». La margherita del federatore ha tanti petali, da Gentiloni a un «Prodi più giovane» e gli unici nomi destinati a resistere sono quelli di chi non sgomita per correre da aspirante premier.
Fuori quindi Manfredi, Ruffini e Gabrielli, gli ultimi due avvistati ieri al Dc Pride dell’Eur. Ma per i dem vicini alla segretaria l’uscita di Bindi è una sberla inaccettabile: «La vecchia guardia si agita, ma noi non abbiamo costruito tutto questo per lasciarlo a mister X». Stessi umori nel M5S: «Chi pensa che Conte e Schlein si facciano da parte, sbaglia».
ROSY BINDI
NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - ROBERTO FICO - GIUSEPPE CONTE - ANGELO BONELLI
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