KIMI ANTONELLI, L’HARRY POTTER AL RAGU’! IL BOLOGNESE 19ENNE, CRESCIUTO TRA RAGAZZI CHE NON AMANO PIÙ IL ROMBO DELLE AUTO, È IL PRIMO VERO FUORICLASSE ITALIANO DEL VOLANTE. I BABY PILOTI SONO SEMPRE ESISTITI MA FINORA ERANO SOLO STRANIERI (LECLERC, PIASTRI). E ORA TUTTI A STRESSARLO CON LA RICHIESTA DEL TITOLO MONDIALE CHE MANCA PER UN ITALIANO DA 73 ANNI, DAL SUCCESSO DI ALBERTO ASCARI – “LA REPUBBLICA”: “QUELLO CHE DICE ANTONELLI ALL'ITALIA È CHE I GIOVANI, SE MESSI IN CONDIZIONE, POSSONO GUIDARE BENE, ANCHE FUORI DALLA PISTA…”
Emanuela Audisio per “la Repubblica” - Estratti
È uno di loro. Un Harry Potter emiliano. Vincente, veloce, regolare. Uno di casa che tiene testa al mondo. Caloroso, gioioso, normale. Il più giovane di sempre. Un all italian boy a cui voler bene. Questo piace di Kimi Antonelli ai teenager. Non è lontano, è avvicinabile, il baby della porta accanto. Primo azzurro a vincere due Gp consecutivi dopo 74 anni. L'ultimo era stato Alberto Ascari, due volte campione del mondo nel '52 e '53.
È Kimi il nuovo imperatore del Giappone (su quattro ruote) nel SuperSunday italiano. Ma a Bologna ragazzino con i suoi amici, figlio in attesa delle tagliatelle delle mamme, uno che va a festeggiare nel fan club il compleanno di Ayrton Senna di cui porta il numero (12). Sì, i giovani piloti sono sempre esistiti: Verstappen, fenomeno olandese, Leclerc, talento monegasco, Piastri, Ice-Boy australiano, ma erano e sono prodotti esteri, vuoi mettere il compagno di banco Antonelli che ti dà pacche sulle spalle e ti fa scherzi? Per niente trasgressivo o macho-man, nessuna sgasata, anzi un po' imbranato alla partenza (si è scusato).
Corre sulla tedesca Mercedes e non su Ferrari? E chissene se la macchina non è made in Italy, lo è l'uomo. Il mondo è global e per ora il derby Antonelli-Ferrari è 2-0. Soprattutto se in pista è uno che ti fa il giro record ed è anche capace come Schumacher di essere un metronomo, di battere sempre lo stesso tempo. E che rifà la posa di Usain Bolt. Mister Velocità sulla terra.
Un fulmine sui 100 metri, 9"58 nel 2009, quando Kimi aveva tre anni. E poi dicono che i giovani non hanno memoria (ce l'hanno, ce l'hanno se gli interessa). Addio Novecento.
Chi segue Kimi non è quella generazione che frugava nei motori per ostentare il suo ingresso nel mondo adulto. È vero, è cresciuto tra i rombi delle scuderie e dei meccanici, ma a quelli della sua età le macchine proprio non interessano. O non sono al primo posto nella lista dei peccati proibiti.
Perché questo ha di nuovo Kimi Antonelli, 19 anni, 7 mesi, 4 giorni, in testa al campionato mondiale di Formula 1: porta in pista e trascina coetanei assai timidi e riottosi nell'avvicinarsi ai motori e che hanno un diverso rapporto con la velocità dove conta saper utilizzare l'energia elettrica molto più della retorica del vento in faccia.
E dove è importante sentire la macchina, adattarla, condurla con la pazienza, non con la frenesia. Antonelli è primo in un momento in cui il desiderio del rombo è calato. Nel 2025 le immatricolazioni di automobili nella fascia 18-34 anni sono scese del 10 %, mentre è salita l'età media in cui in Italia si prende la patente di guida: 19 anni e 10 mesi.
Insomma l'auto non è più quella promessa di libertà che eccitava le generazioni passate. Buffo che in un momento così tiepido con i piloti italiani ormai scomparsi dalla scena Kimi con la sua empatia e naturalezza sia capace di risvegliare emozioni e di riportare l'Italia in alto a Suzuka 34 anni dopo Riccardo Patrese ('92). E ora tutti a stressarlo con la richiesta del titolo mondiale che manca da 73 anni, dal successo di Alberto Ascari.
Due indizi fanno una prova per dirla alla Agatha Christie, ma mancano ancora 19 Gp e per dirla alla Beatles c'è ancora una long and winding road, una strada lunga e tortuosa. Però l'importante è che ci sia una gioventù italiana che sa andare in giro per il mondo da sola (e anche a votare) senza paura di confronti, pazienza se i bucati colorati in lavatrice gli riescono ancora male.
(…) Perché quello che dice Antonelli all'Italia è che i giovani, se messi in condizione, possono guidare bene, anche fuori dalla pista.
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