RINO GATTUSO, UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO – IL CT DIMISSIONARIO, DALL’ANDALUSIA (DOVE SI E’ ANDATO A NASCONDERE PER LA VERGOGNA?) INVECE DI FARE MEA CULPA E CHIEDERE SCUSA PER IL TERZO FLOP MONDIALE CONSECUTIVO DELLA NAZIONALE, SE LA PRENDE CON GLI "SCIACALLI" CHE HANNO SPECULATO SULLA STORIA DEL PREMIO PARTITA RECLAMATO DAGLI AZZURRI E CON L’ARBITRO E POI DIFENDE BASTONI E PIO ESPOSITO ("CORAGGIOSO" NEL VOLER BATTEZZARE PER PRIMO I RIGORI) – “RINGHIO” PAGA ANCHE COLPE NON SUE. UN ALLENATORE DAL CURRICULUM MODESTO SUGGERITO DA BUFFON A GRAVINA PER UNA AVVENTURA PIU’ GRANDE DI LUI…
Paolo Tomaselli per corriere.it - Estratti
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Le dimissioni di Gattuso sono arrivate venerdì, in leggero ritardo solo per sistemare la buonuscita del suo staff: il contratto era valido fino al 20 luglio, giorno dopo la finale del Mondiale. Gattuso per rendere tutto più semplice ha rinunciato ai soldi che gli sarebbero spettati. Chi lo conosce sa che lui non vuole sentirsi un peso. Mai. E una volta avuta la certezza di non fare alcun torto economico ai suoi collaboratori e alle loro famiglie, Rino ha portato avanti il piano che aveva in testa già nella notte di Zenica: salutando e ringraziando tutti.
L’ex c.t. è ferito dal risultato, dal terremoto istituzionale, ma anche dalle illazioni legate al denaro, come quella che riguarda i giocatori e i premi per la qualificazione mondiale, che sono già stabiliti in Federazione.
Per l’ex ct è sciacallaggio, perché i suoi ragazzi avranno tanti difetti, ma non si sono attaccati ai soldi alla vigilia della partita più importante, come fanno filtrare diversi azzurri, con indignazione. I giocatori sono ancora sotto choc, anche se solo Spinazzola è andato ai microfoni, mentre altri come Donnarumma e Locatelli hanno affidato la loro amarezza ai social. Gattuso salutandoli gli ha detto (quasi come una implorazione per il futuro della Nazionale) che questa sconfitta deve renderli più forti. Si vedrà.
Ma Rino non si stanca di sottolineare una cosa, che ha già detto più volte, ricordando l’aneddoto della sua prima Champions vinta ai rigori contro la Juve, nella quale il Milan fino al 90° del ritorno dei quarti con l’Ajax era eliminato. Poi un gol nel recupero di Tomasson cambiò la storia. Rino la storia azzurra non l’ha cambiata.
Ma rivendica il fatto che in Nazionale è stato ricreato un ambiente, uno spirito giusto, in cui anche chi era infortunato ha voluto esserci. La verità del ct sulla partita con la Bosnia può anche essere elementare, ma è quella che hanno pensato un po’ tutti: le occasioni per il 2-0 ci sono state e se la palla entrava nell’occasione di Kean o in quella di Pio (o se entravano i calci di rigore di Esposito e Cristante) tutti avrebbero parlato di un’Italia dal cuore grande, matura, che suda la maglia. Difficile dargli torto.
Tra i giocatori più difficili da consolare c’erano per ovvie ragioni Bastoni e Esposito. Sull’espulsione del difensore già a Zenica Rino aveva spiegato che era stato studiato un modo diverso di difendere «all’indietro», che evidentemente in quell’occasione non ha funzionato. E già aveva espresso dubbi sull’arbitraggio di Turpin.
A mente fredda, la riflessione è anche sul regolamento, perché la verità che Gattuso ripete a sé stesso è beffarda e fa ancora più male: se Donnarumma non avesse parato dopo il tocco di mano di Dzeko, il gol bosniaco sarebbe stato annullato, mentre l’intervento del capitano azzurro ha rimesso in gioco la palla, finita sui piedi di Tabakovic, autore del pareggio.
Fino a lì l’Italia aveva difeso il vantaggio, cercando di controbattere. Si è molto detto sul piano gara di Gattuso, sia dopo il gol di Kean, sia dopo l’espulsione di Bastoni, con il progressivo dominio sulle fasce dei bosniaci. Però Kean ha fatto capire alla panchina che non ne aveva più. Del resto anche lui non era al top.
Senza contare che per Rino, Esposito ha avuto un impatto molto positivo. E per quanto riguarda il centrocampo anche Locatelli, sostituito da Cristante, era in riserva: in 10 tutti hanno speso di più. L’ultima verità riguarda proprio Pio: non era il primo rigorista, ma era stato designato come terzo e si è offerto lui di calciare subito.
Un atto di coraggio, forse fatto con la frenesia dei vent’anni per ridurre la pressione dell’attesa: il ct e il suo staff non se la sono sentita di contraddirlo, per non alterare il delicato meccanismo psicologico che accompagna i rigoristi. È andata male. E Rino ha consolato il giovane centravanti ricordandogli che anche Roby Baggio ha sbagliato dal dischetto. Ma Pio ha tutta la carriera davanti per rifarsi.






