vincenzo onorato mascalzone

“NOI MASCALZONI LATINI UN PO' MATTI” - VINCENZO ONORATO, PRESIDENTE DEL TEAM VELICO E DI MOBY, HA APPENA VINTO IL MONDIALE E GIA’ SI SBILANCIA: “MAGARI MI RIBUTTO NELLA COPPA AMERICA” - “TIMONIERI CON IL JOYSTICK? UN PROBLEMA GENERAZIONALE, SE SI TORNERÀ ALLA TRADIZIONE MI SA TANTO CHE…”

Gaia Piccardi per il Corriere della Sera

 

VINCENZO ONORATOVINCENZO ONORATO

Da qualche parte nel Mar Tirreno, a ponente della Corsica. «Prontooooooo...». La voce che arriva dal pozzetto dello Swan 77, 34esimo della serie dei Mascalzone Latino, è quella di Vincenzo Onorato, 60 anni, presidente di Moby (che include anche Tirrenia), velista incallito e recidivo: all' ultima regata, lo scorso luglio, ha vinto il Mondiale Orc per la settima volta, a diciassette anni dalla prima. Satollo? Macché.

 

A settembre sfiderà a Porto Cervo il figlio Achille nel Mondiale J70, per Natale si regalerà la Sydney-Hobart dall' altra parte del mondo e poi, forse, farà la follia di rituffarsi nella Coppa America (due partecipazioni alle spalle: Auckland 2003 e Valencia 2007).

 

VINCENZO ONORATO VINCENZO ONORATO

Onorato, come si vince un Mondiale a 60 anni?

«Regatando un po' da matti. Il Cookson 50 Mascalzone Latino è una barca da vento, pesante, poco invelata: gli agili Tp a Trieste ci facevano il giro intorno. Serviva una scelta radicale: siamo rimasti in otto, per essere più leggeri, io al timone e dietro di me Lorenzo Bressani alla tattica. Ah, che soddisfazione... Prometto che tra altri 17 anni proveremo a rifarlo!».

 

Il sapore della vittoria le ha fatto tornare la voglia di America' s Cup?

«Il successo di Team New Zealand è una notizia fantastica: grazie ai kiwi la coppa è passata dalle mani di un ricco signore (Larry Ellison, ndr ) a quelle di un popolo che ama e onora la vela. Questo cambiamento di mentalità salverà l' evento. Quanto a me, sono tentato di ributtarmici, sì».

 

VINCENZO ONORATO VINCENZO ONORATO

Ha apprezzato le regate dei catamarani volanti a Bermuda?

«Le ho trovate surreali: il timoniere con in mano il joystick anziché il timone, quelli che pedalavano a testa bassa, non c' era una scotta a bordo, non si capiva se andassero di poppa o di bolina...Temo che ci sia un problema di prospettiva generazionale perché a mio figlio Achille, invece, sono piaciute».

 

Mascalzone si rimette in gioco a condizione che si torni al monoscafo, insomma.

«Il bello della Coppa America era il contatto fisico tra le barche, che non esiste più. Trovo inconcepibile disegnare scafi in funzione di un laghetto placido, come il campo di regata di Bermuda».

 

mascalzone latinomascalzone latino

Supponiamo che i kiwi e Bertelli, challenger of records, scelgano le barche tradizionali.

«Ci faccio un pensiero, anzi due».

 

E se le barche tradizionali avessero i foil per volare, come gli yacht dell' ultimo giro del mondo?

«Quel pensiero cadrebbe».

 

Perché?

«I foil lasciamoli stare, per me sono una realtà inconcepibile: non è vela, è un altro sport. I Tp52 anche senza foil volano sull' acqua. Voglio tecnica, equipaggio, manovre, barche vere in un mare con le onde!».

 

L' ha fatto sapere a Team New Zealand e Luna Rossa?

mascalzone latino 3mascalzone latino 3

«Ho scritto una lettera a Grant Dalton, grande capo dei kiwi, e per conoscenza a Patrizio Bertelli: se tornate alla coppa di Auckland 2003 con dei monoscafi veloci, farò di tutto per esserci».

 

Risposta?

«Ti faremo sapere».

 

Il suo più bel ricordo di Coppa America?

«Le serate con Dennis Conner infischiandocene del protocollo e la vittoria sui kiwi nella prima regata a Valencia 2007».

 

mascalzone latino 2mascalzone latino 2

Il più brutto?

«Quando per far entrare gli spagnoli in semifinale ci buttarono fuori con una protesta che non stava né in cielo né in terra».

 

Cos' è la vela per un armatore napoletano come lei?

«Un pretesto per stare in mare: regatare, pescare, nuotare, fare immersioni. Senza mare non so stare: è la mia vita. S' immagini il mio umore a Milano, dove vivo: ogni giornata è un lento degradare nella tristezza».

 

mascalzone latinomascalzone latino

Chi sono i velisti più portentosi con cui è andato in barca?

«Bressani, il timoniere più veloce che c' è in Italia. Brad Butterworth, un fenomeno. Russel Coutts, idem: cinque trionfi in Coppa America con tre team diversi. Quando Dio regala un dono speciale, nascono Pelè, Maradona e Coutts. Russell non ha eguali».

 

Con chi invece rimpiange di non aver mai tirato bordi?

«Eric Tabarly, leggenda francese. L' ho conosciuto ma non ho fatto in tempo a regatarci».

LUNA ROSSALUNA ROSSA

 

Quanti sono, a oggi, i Mascalzoni Latini?

«Trentacinque. Quelli che ho amato di più sono in un capannone all' Elba»

 

Nomen omen.

«Prima chiamavo tutte le mie barche con i nomi dei film di Totò. Ma poi, nel 1989, uscì l' album di Pino Daniele. Mascalzone Latino. Fu una folgorazione. Tramite un intermediario gli chiesi se gli dispiaceva che prendessi a prestito il titolo. Fai quello che vuoi, rispose. Trentacinque barche a vela in quasi trent' anni e non ho mai conosciuto Pino. Il mio più grande rammarico».

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