DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “MIXTAPE” È SENZA DUBBIO UN FENOMENO, MA HA SCATENATO INFLUENCER, CRITICA E GIOCATORI, ALIMENTANDO POLEMICHE E SOPRATTUTTO NOIA (“SI GIOCA POCO”) – NON È UN CAPOLAVORO, MA È PIÙ CHE INTERESSANTE, PERCHÉ ALIMENTA DOMANDE SULLA NOSTALGIA COLLETTIVA E SULLA SUA MPOSIZIONE - UN VIDEOGIOCO CHE NON È TIRANNICO CON IL TEMPO E NON RICHIEDE ABILITÀ DA VERO “GAMER”, RACCONTATO ATTRAVERSO LE CANZONI ECCEZIONALI DI ARTISTI COME JOY DIVISION, IGGY POP, I CURE… - TRE ORE, COME UN LUNGO FILM, DA GUARDARE E SOPRATTUTTO DA ASCOLTARE. E RIASCOLTARE… - VIDEO
Federico Ercole per Dagospia
Mixtape è un fenomeno senza dubbio, ma ha scatenato influencer, critica tradizionale del videogioco e giocatori (quelli che “strillano” sui social), alimentando polemiche e soprattutto noia.
L’opera di Beethoven & Dinosaur non è un capolavoro, tanto che il 10/10 con il quale IGN Usa lo ha premiato, risulta un in giudizio incolto almeno quanto il commento indignato di un utente qualsiasi di Facebook et similia, tuttavia è un videogame più che interessante, talvolta poetico in una maniera genuina, solo una volta sgradevole quando illustra un bacio in una modalità estetica grottesca e disgustosa, inutilmente ludica, che umilia questo gesto amoroso.
Mixtape intriga perché alimenta domande sulla nostalgia collettiva e sull’imposizione di questa, sebbene non ci sia nulla di universale nel ricordo malinconico di tempi perduti ma sia un fenomeno soggettivo.
D’altronde è sbagliato affermare che Mixtape imponga una sua idea di nostalgia degli anni ‘90 che dovrebbe da tutti essere condivisa e per questo prescritta dagli autori, perché si tratta di un racconto, quello dei suoi tre personaggi principali. La nostalgia è la loro, si può condividere o parteciparvi con sentita curiosità.
Affermare il contrario, cioè accusare Mixtape di essere un tentativo di uniformare un pensiero nostalgico secondo uno standard che intima ricordi fittizi, è sbagliato quanto fare lo stesso, ad esempio, per il film Sapore di Mare, anche questo una sorta di Mixtape, o con Stranger Things.
C’è ancora “in giro per il web” la questione annosa del “in Mixtape si gioca poco”, come se l’attività videoludica fosse circoscritta sempre alle solite azioni e non fosse anche quella dell’occhio, dell’orecchio e non solo delle dita. E per ultima la domanda se Mixtape sia un “indie” o no. No, non lo è malgrado possa sembrarlo, perché ha alle spalle un colosso come Annapurna. Neanche il più (ormai forse troppo) che blasonato Expedition 33 lo è, eppure ha vinto come migliore “indie” ai Game Awards.
Ecco, dopo questa premessa, se avete il Game Pass o lo volete acquistare per circa 20 euro sulle altre piattaforme, è possibile che per le circa tre ore della sua intensa durata viviate un’esperienza concisa quanto spesso bella, o profonda, soprattutto per chi ama la musica e la sua connessione con la vita. Chi vi cerca reminiscenze di un film, ma interattivo, di Linklater è più facile vi trovi quello di John Hughes, senza nulla togliere al valore di quest’ultimo e a opere come Breakfast Club.
L’ADDIO ALLA GIOVINEZZA
Mixtape è la storia di Stacey, Slater e Cassandra, in un paese fittizio della California del nord. Sono gli ultimi giorni di scuola prima dell’Università, giorni di trapasso e di addio. Stacey, la “vera” protagonista del gioco, è una raffinata conoscitrice di musica tanto da volerne fare la propria carriera, compone così la compilation definitiva per celebrare quell’ultima giornata insieme che trascorrerà tra ricordi, momenti onirici e i segmenti di crisi di un presente critico, tutti accompagnati da una differente canzone.
Ci si passa attraverso, interagendo più con le emozioni che con le dita, coinvolti in una narrazione avvincente, che necessita di empatia e sensibilità per essere gradita, persino amata. Non è esclusa una certa spettacolarità, bellissime la fuga iperbolica dalla polizia su un cartello della spesa o l’amenità trasandata e l’eleganza boscosa di una deriva giocosa nella natura. Ci sono momenti più statici, ma aneddotici in un modo stimolante attraverso l’analisi degli oggetti.
Si tratta di ore comunque giocose anche quando struggenti, partecipando a una novella che comunque illustra un’amicizia forte, passioni e sogni, utile nella disumanità del presente per rivalutare (e sperare di nuovo) nell’umano.
GRANDE MUSICA
Ha ragione Stacey, la sua “Mixtape” è eccezionale, rappresentando il valore assoluto del videogioco ed è inoltre legata alle immagini e all’azione in maniera adeguata, ispirata, amorosa. Gli autori hanno ottenuto il diritto a tempo indefinito dei brani.
Ci sono i Joy Division con Cerimony, Iggy Pop con The Passenger, i Roxi Music con Avalon e poi Siuoxie and The Banshees, i Devo, The Jesus and Mary Chain… non si tratta di musica anni ‘90, per lo più, perché già essa è memoria d’altro, instaurando corrispondenze.
Mixtape non cerca di convincere il proprio pubblico che quella sia stata la musica di ogni giovinezza, persino la tua, ma fa ascoltare belle canzoni e le condivide, tanto basta. Non è mai tempo sprecato quello che si trascorre con la buona musica.
Ideale per trascorrere una serata solitaria o di condivisione amorosa, famigliare e amichevole, Mixtape in fondo è un gioco sia intimista che sociale ed è uno dei suoi maggiori pregi, oltre a non essere tirannico con il tempo del giocatore e a richiedere abilità digitali da “vero gamer”. Vituperare Mixtape è un errore, non è giusto, sia lo si faccia con ignoranza che con presunzione intellettuale. Non credo che rimarrà nella storia, ma non importa. Spesso la storia consente salvezza alla mediocrità, e mediocre Mixtape non lo è affatto.
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