DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “NIOH 3”, OPERA DI TEAM NINJA PER PS5, DEVE MOLTO AI DARK SOULS, A SEKIRO E A ELDEN RING MA POSSIEDE UNA SUA FORTE IDENTITÀ E UNICITÀ, TANTO CHE SE LA SI GIOCA COME UNO DI QUESTI VIDEOGAME SI MUORE SEMPRE MALE - UN GRANDISSIMO VIDEOGIOCO DI QUELLI CATTIVI, PER CHI CERCA SFIDE CHE POSSANO ASTRARLI DA UN BRUTTO QUOTIDIANO AVARO DI BELLO E DI SUCCESSI NONCHÉ UNA LUNGHISSIMA AVVENTURA TRA GIOIA E DOLORE…  - VIDEO

 

Federico Ercole per Dagospia

 

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È riduttivo classificare Nioh 3, solo come “soulslike”, ovvero quella sfilza di videogiochi belli o brutti usciti sulla scia delle ispirate  invenzioni ludiche, a loro volta comunque derivate da altre, di Hidetaka Miyazaki e From Software. 

 

Nioh 3 di Team Ninja, pubblicato da Koei-Tecmo per PlayStation 5, è senza dubbio anche un “soulslike”, c’è quella difficoltà diffusa e al contempo la severa educazione per superarla, si rischia di perdere ogni utilissima “anima” (qui si chiamano “amrita”) guadagnata eliminando i nemici se non la si recupera dopo il Game Over, quella miscela di sofferenza, sgomento ed esaltazione.

 

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Tuttavia se si gioca Nioh 3 come se fosse uno dei tre Dark Souls o persino Sekiro che gli è più prossimo come scenario, si rischia una continua sconfitta, perché sono necessari un approccio ludico e un pensiero strategico diversi e peculiari.

 

L’azione nei Nioh, di cui questo terzo episodio è l’apice e la somma come Elden Ring per i Dark Souls, è più sfrenata, incessante, e richiede una padronanza del controller e una velocità e precisione di esecuzione superiori ma soprattutto diverse dai giochi di Miyazaki, nonché uno studio certosino delle tantissime possibilità di miglioramento del proprio protagonista, talvolta ermetiche e inizialmente assai macchinose ma infine gratificanti, fondamentali.

 

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Così Nioh 3, malgrado abbia completato gli altri due capitoli, mi è parso quasi insormontabile per le prime delle oltre cento ore che ci ho messo per finirlo, proprio perché lo giocavo come un “soulslike” convenzionale dimenticando tutte le lezioni apprese dal primo e dal secondo episodio e non riuscendo subito a decifrare le sue novità.

 

Tuttavia con il tempo, adattandomi alla sua frenetica ma riflessiva fluidità, sono riuscito ad adeguarmi alle sue richieste, a parlare il suo linguaggio marziale e a trionfare infine contro nemici con il potere di annichilirmi in un paio di attacchi se non con uno solo.

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E Nioh 3 si è rivelato così in tutta la sua tremenda qualità, risultando infine un’esperienza avvincente e necessaria, non solo un surrogato dei videogiochi di una From Software che dopo Elden Ring sembra precipitare in maniera pericolosa nei giochi solo online, ma qualcosa di unico.

 

NINJA, SAMURAI E YOKAI

Ambientato in più epoche della storia giapponese, partendo dal 1500 e andando poi alla deriva in altre, tramite alcuni viaggi nel tempo, Nioh 3 ci pone in eroica competizione come principi (o principesse) contro la micidiale e violenta sete di potere di cattivissimi contaminati da forze demoniache.

Si vaga per immensi scenari aperti a una esplorazione parzialmente libera divisi in oltre tre mappe assai sofisticate nel disegno: urbanistica nipponica trasfigurata dal diabolico, ruderi di villaggi, boschi ancestrali di alberi altissimi, piane nevose e monti ghiacciati attorno a Kyoto.

 

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Anche durante i comuni viaggi la morte è ovunque ed è possibile distendersi nella contemplazione solo quando si è certi di essere al sicuro, magari dopo una corroborante sosta in una vasca termale, dove la protagonista (ho scelto una donna) emette orgasmatici sospiri degni di Jane Birkin nella celeberrima canzone di Gainsbourg.

 

Il bello e l’utile di esplorare a fondo ogni ambientazione non è solo un fatto panoramico, ma più si scopre più si è facilitati in ulteriori scoperte, perché il luogo di oggetti e personaggi nascosti viene aggiunto alla mappa in maniera progressiva. Inoltre più si completa la percentuale di esplorazione, più si ricevono bonus che migliorano attacco e difesa. Ecco, nulla è insignificante in Nioh 3; tutto contribuisce a farci diventare più forti.

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Come negli altri Nioh saremo sommersi da centinaia di armi e pezzi di armatura, fin troppe viene da pensare. Ma queste saranno utilissime per essere smaltire in diverse maniere per ottenere armi più forti, soldi o materiali. Possiamo “equipaggiare” le anime degli Yokai sconfitti (demoni giapponesi) anche queste migliorabili, trasfigurarci in diverse forme divine grazie alla compagnia di creature magiche. Non bisogna trascurare nessun dettaglio per sperare di vincere.

Ma…

 

BISOGNA ESSERE COMUNQUE BRAVISSIMI

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Sì perché comunque, malgrado tutto, Nioh 3 e difficilissimo. Questa volta posiamo trasformarci in tempo reale in Samurai o Ninja. Il primo necessita di una ritmica implacabile per amministrare il Ki, l’energia necessaria per attaccare e difendersi, oltre che la gestione della posa di una dei tanti tipi di arma a disposizione che può essere impugnata in tre maniere diverse: alta, media o bassa.

 

Il Ninja è velocissimo ma più debole però consuma meno Ki e possiede due modi di schivare. Non c’è tasto del controller che non abbia una sua utilità determinante per il successo. Basta sbagliare una volta e tanti saluti. Tuttavia la soddisfazione dopo la vittoria è esaltante, forse ancora di più che nei giochi di From Software, perché c’è più disperata sofferenza.

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L’arte di Nioh 3 è di alta qualità, sia per il disegno dei nemici e dei panorami, sia per i suoni che per la colonna sonora. Inoltre il gioco non sbaglia, si lascia eseguire con una straordinaria precisione, bisogna solo sapere “suonare” i suoi tasti. Tutte cose queste, bellezza, profondità, possibilità, che un IA non riuscirà mai a replicare o imitare.

 

Insomma, Nioh 3 è un grandissimo videogame di quelli cattivi, per chi cerca sfide che possano astrarli da un brutto quotidiano avaro di bello e di successi nonché una lunghissima avventura tra gioia e dolore, perché più malvagi e forti sono i cattivi più coraggioso, determinato e lucido deve essere chi combatte questi mostri.

 

 

 

 

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