DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “TALES OF BERSERIA” TORNA RESTAURATO CON LA SUA CUPA STORIA DI VENDETTA E LA SUA FANTASTICA PROTAGONISTA DAL BRACCIO DEMONIACO - LUNGHISSIMO GIOCO DI RUOLO GIAPPONESE DAI FRENETICI MA AL CONTEMPO TATTICI COMBATTIMENTI D’AZIONE, QUESTO SEDICESIMO EPISODIO DELLA CELEBRE SERIE DI BANDAI-NAMCO NON È TEMPO SPRECATO, PERCHÉ LASCIA IL RICORDO DI UNA GRANDE STORIA E DELLE MELODIE ISPIRATE DELLA MUSICA DI MOTOI SAKURABA... - VIDEO
Federico Ercole per Dagospia
Ricomincio Tales of Berseria, sedicesimo “racconto” della serie di giochi di ruolo giapponese di Bandai-Namco, appena restaurato e adattato per PlayStation 5 e Switch 2. Scelgo la console di Nintendo perché la dimensione portatile giova alla “lettura” di queste prolisse saghe dove le parole sono fondamentali, mai subordinate alla strategia e all’azione; già, perché i combattimenti non hanno qui la statica riflessività di quelli a turni ma possiedono una dinamica che spesso sconfina nella marziale frenesia di un picchiaduro.
Lo inizio di nuovo da quando lo completai nove anni fa sulla quarta console di Sony, solo per rivivere quelle prime strazianti ore di gioco e camminare ancora per quel villaggio autunnale dove il denso fogliame giallo-marrone pende malinconico su presagi demoniaci di malattia e apocalisse.
Ma continuo, fino alla fine. Forse perché in anni di tragedie e orrori globali un dramma fittizio può risultare consolatorio oppure perché Tales of Berseria racconta che la vendetta è un “diritto”, comunque critico, criticato e discutibile, che può essere esercitato solo dal singolo e non da una collettività alludendo che così diverrebbe violenza indiscriminata e ipocrita.
Lo termino di nuovo malgrado la sua immagine tridimensionale un po’ generica, anche se migliorata nella definizione e negli effetti cromatici, appaia assai più vecchia di quella tuttora bellissima di capolavori come Tales of Symphonia, Tales of Graces e Tales of Vesperia, anche questi disponibili “rimasterizzati”. Perché Berseria non è mai stato un capolavoro, anche se assai più interessante di Tales of Zestiria, del quale dovrebbe essere un remoto preludio.
Si tratta tuttavia di un grande gioco, patetico e coinvolgente, talvolta furioso eppure dolce, che diffonde una struggente malinconia, che è anche quella di un presente del videogioco sempre più a rischio di diventare elitario per l’aumento smisurato dei costi, oppure “troppo” colto, anche se gratuito e artistico in una maniera persino sublime ma di un gelido accademismo e poco giocoso. Così è un bene che tornino i giochi del passato.
LA STORIA DI VELVET CROWE
La protagonista di Tales of Berseria è invece straordinaria, paragonabile a Yuri di Vesperia, strenuo difensore dei deboli e assassino di crudelissimi potenti e sfruttatori. Velvet vive con il fratellino malato Laphicet, entrambi già sopravvissuti a lutti e orrori in un mondo piagato da una pandemia demoniaca. Ecco però che poco dopo, giusto il tempo per affezionarsi, il piccolo Laphicet è ucciso proprio da colui di chi Velvet si fidava di più in una sequenza di eventi strazianti.
L’assassino mutila inoltre il braccio alla ragazza e la rinchiude in un carcere iperbolico, sebbene il suo arto sia sostituito da una pendice diabolica. Così la vedremo, animata da una furia vendicativa degna della “sposa” di Kill Bill, nutrirsi di mostri per sopravvivere nella prigione finché infine non riuscirà ad evadere con l’unico obiettivo vitale di avere una rivalsa su chi ha ucciso il fratello.
Il lunghissimo viaggio ha così inizio e ad ella si uniranno altri compagni che oltre a rendere più corale la narrazione hanno inoltre il compito di alleggerire talvolta il tono tragico del racconto con siparietti di una spassosa comicità.
Quasi sempre solo i giapponesi riescono a miscelare con efficacia ed eleganza commedia e tragedia (cosa che funziona malissimo, ad esempio, in tanti film Marvel/Disney), è sufficiente pensare a One Piece, che trascorre da momenti di comicità più che demenziali a segmenti davvero toccanti. Il fatto che il manga e l’anime di Oda sia amatissimo dai giovani di tutto il mondo è indicativo delle qualità delle tanto vituperate nuove generazioni ed è un buon segno.
AZIONE E VUOTO
Ciò che più dispiace di Tales of Berseria è lo scarso valore pittorico della maggior parte dei suoi panorami, perché l’esplorazione dei suoi vasti spazi diventa poco contemplativa, salvo rare eccezioni. Si tratta per lo più di ambienti monotoni, vuote pianure con qualche ripetuto cespuglio, boschi con alberi identici, trite zone montuose e città con scarsa identità architettonica.
Ma le numerose battaglie, le frequenti sospensioni narrative e soprattutto i combattimenti con i nemici rendono comunque la progressione coinvolgente. Così come arricchisce il panorama la musica sempre eccellente, adeguata e ispirata di un grande compositore come Motoi Sakuraba, autore di colonne sonore eccezionali di giochi ruolo giapponesi indimenticabili oltre che dei tre Dark Souls.
Ci vuole tempo per arrivare alla fine di Tales of Berseria, decine di ore che si più possono mancare. Ma non è meglio dedicarsi a un gioco solo che provarne uno dopo l’altro, assaggiando e rigurgitando in una insoddisfazione perpetua nel calderone dei servizi e degli abbonamenti online? Perché l’importante è che i videogiochi, come qualsiasi invenzione umana, lascino qualcosa e Tales of Berseria lo fa.










