LA FINANZIARIA VISTA DAI PRINCIPALI QUOTIDIANI ITALIANI - "CORRIERE" CRITICO, "LA REPUBBLICA" E "L'UNITA'" FELICI, "SOLE" CONTRO, PERPLESSA "LA STAMPA", "IL GIORNALE" INVIPERITO, "IL MESSAGGERO": "MANOVRA SINISTRA DIN UN GOVERNO DI CENTROSINISTRA".
(Asca) - Commenti contrastanti, anche se per lo piu' improntati alla perplessita', quelli che compaiono sui giornali italiani dopo il varo della Finanziaria 2007 da 33,4 miliardi da parte del governo guidato da Romano Prodi. Di tenore completamente diverso infatti le 'spalle' sui due principali giornali italiani, Corriere della Sera e Repubblica. Il primo affida all'economista Francesco Giavazzi la riflessione sulla manovra ed il titolo del pezzo e' inequivocabile: 'L'inversione che non c'e''. All'opposto il fondo su Repubblica di Eugenio Scalfari, che titola: 'Questa Finanziaria merita un bel voto'. Critico il principale foglio economico italiano, il Sole 24 Ore, che sotto il titolo (eloquente) 'Irpef, casa e successioni: le amare sorprese', aggiunge il commento di Luca Paolozzi dal titolo: 'Il risultato? Ne' tagli veri, ne' riforme'.
Mentre l'Unita' non ha dubbi sulla qualita' della manovra, aprendo con il titolo 'Prodi: dalla parte dei piu' deboli', il Giornale replica con un pezzo di Paolo Guzzanti titolato, con chiaro riferimento al premier: 'La maggioranza non e' con lui'. Perplessa anche la Stampa, che parla con Mario Deaglio di un 'Robin Hood senza ripresa'. Il Messaggero, dal canto suo, scrive di 'Quella manovra di 'sinistra' di un governo di centrosinistra', mentre il Mattino di Napoli, con Paolo Pombeni parla di 'Rimpianti sulla bilancia'.
Il Corriere della Sera apre con 'Prodi difende la manovra. Il Polo: in piazza'. Un titolo che lascia intendere quanto sia forte la contrapposizione tra maggioranza e opposizione sull'impianto della manovra ed evidentemente, piu' in generale, sulla politica economica disegnata dal governo. Se il premier assicura che con questi provvedimenti 'aiutiamo i deboli', la Cdl parla di 'stangata per il Paese' e pensa ad una manifestazione. Giavazzi chiude il suo commento con un 'non mi pare che questa Finanziaria vada nella direzione auspicata', spiegando che 'non e' certo straordinaria' la riduzione del disavanzo delle amministrazioni pubbliche dal 3,6 al 2,8%. Ancora, continua Giavazzi, 'se ci si attendeva un'inversione di tendenza nella spesa, e soprattutto nei comparti meno produttivi, in questa prima Finanziaria del governo Prodi non ve ne e' segno'.
Sempre sul Corriere c'e' un'intervista al vicepremier Francesco Rutelli, il quale spiega che il governo certo 'ha chiesto un modesto sacrificio ai redditi medio-alti' ma 'a fronte di questo ci sono due cose assai importanti. Primo: Visco si e' detto d'accordo per restituire al termine di due anni ai contribuenti i proventi di un possibile accrescimento della pressione fiscale dovuta al recupero dell'evasione. Secondo - continua Rutelli - non c'e' la tassa di successione e non ci sara''. Rutelli conclude dicendosi certo che 'in Parlamento avremo molti ritocchi e miglioramenti. Ma tenendo fermi i saldi. Da una manovra di 33 miliardi e mezzo non si torna indietro'.
'Personalmente ritengo in tutta onesta' che questa sia una buona Finanziaria. Con alcuni difetti, ma con un saldo positivo rispetto agli obiettivi che erano stati sostenuti in campagna elettorale', dice Scalfari su Repubblica. 'Penso - aggiunge - che gli impegni assunti con gli elettori e con l'Ue siano stati adempiuti almeno in buona misura'. Di fronte alle critiche alla manovra Scalfari invita a ricordare 'il lascito disastroso' che e' stato ereditato dalla scorsa legislatura: 'Casse vuote, avanzo primario azzerato, debito in ascesa, deficit al 4,5%, i cantieri delle imprese pubbliche allo sbando, la previdenza integrativa rinviata al 2008, i contratti non rinnovati. 'Dopo di noi il diluvio', sembra essere stata la filosofia degli ultimi cinque anni'. Per fortuna, sottolinea Scalfari, 'il diluvio non c'e' stato. I paletti sono stati messi e non potranno essere divelti. Oggi la giornata e' stata buona'.
Sempre su Repubblica compaiono diverse interviste, tra cui quelle a Massimo D'Alema e Pierferdinando Casini, dai contenuti ovviamente opposti. Il ministro degli Esteri definisce 'miracolosa' la Finanziaria avendo il governo rischiato 'una crisi drammatica. E' una 'manovra equa, ma non basta - dice D'Alema - ora servono le riforme per modernizzare'. Quanto alla reazione della Cdl, che contesta la manovra e annuncia manifestazioni di piazza, il ministro degli Esteri sostiene che fa 'propaganda di bassa Lega. Grida allo scandalo perche' noi, di nuovo, risaniamo l'Italia. Vergogna'.
Dal canto suo il leader dell'Udc Casini parla di 'legge da bocciare senza appello' annunciando che 'daremo battaglia in Parlamento'. Secondo Casini 'non c'e' dubbio che questa manovra e' stata dettata dalla sinistra e gli alleati l'hanno accettata per sopravvivere'. Riguardo al comportamento dell'opposizione e ad una probabile riunione dei suoi leader Casini e' molto chiaro: 'Un vertice della Cdl? Io parlo di opposizione e non di Cdl. Noi faremo le nostre proposte, siamo per una mobilitazione seria. Solo cosi' - conclude - costringeremo i moderati dell'Unione a scegliere'.
Molto duro il quotidiano della Confindustria, il Sole, che parla di 'interventi fiscali imprevisti' e del 'no' secco degli imprenditori al prelievo del Tfr. Nel commento di Paolazzi si fa la conta dei vincitori e dei vinti. 'I mattatori - spiega - sono stati i partiti piccoli e quelli piu' radicali, che hanno saputo sfruttare al massimo la loro posizione di rendita'. Ancora, hanno vinto 'i sindacati, azionisti di riferimento della coalizione. Cosi' la Finanziaria e' stata dettata dalla concorrenza nell'arena politico-sindacale assai affollata piu' che dai bisogni dell'economia' ed 'ha punito il ceto medio'. Tra gli sconfitti, il Sole segnala innanzitutto 'la trasparenza e la capacita' di giudizio dei cittadini. Ha perso poi il partito dei tagli della spesa. Infine e' uscito malconcio lo sviluppo. Quello vero, non l'etichetta abusata'.
Sull'Unita' due commenti, a firma Stefano Fassina e Paolo Leon. Il primo chiarisce che 'la manovra non contiene tutto il programma dell'Unione e nemmeno ne contiene tutte le priorita'. Ma affronta i principali ostacoli di fronte allo sviluppo del Paese. Non e' il punto d'arrivo, ma un altro passo lungo un difficile cammino'. Dal canto suo Leon continua 'a ritenere che la dimensione della manovra sia eccessiva, dato lo stato dell'economia italiana', sottolineando che e' vero che dei 33,4 miliardi di euro della Finanziaria, ben 18,6 saranno 'restituiti' all'economia, ma solo una parte di questi tradurranno in nuova domanda di beni e servizi'. 'Vedremo quale sara' l'effetto netto della manovra - continua - tra quanto preleva e quanto restituisce, ma nessuno puo' dubitare che vi sara' un effetto negativo per la crescita'.
Anche la Stampa, con il fondo firmato da Deaglio, contesta la manovra del governo e per farlo usa la metafora di Robin Hodd. La Finanziaria 2007, spiega, 'si proponeva di realizzare contemporaneamente un effetto redistributivo che puo' essere indicato come 'effetto Robin Hood' (togliere ai ricchi per dare ai poveri) e un 'effetto ripresa', ossia uno stimolo alla crescita derivante da sgravi fiscali ai privati e da investimenti pubblici'. Nel provvedimento varato dal governo, scrive la Stampa, 'c'e' molto Robin Hood e assai poca ripresa, in un quadro complessivamente modesto che non giustifica l'affermazione del Presidente del Consiglio, secondo il quale sono state prese decisioni fondamentali per il futuro della societa' italiana'.
Non e' giustificata pero' neanche la posizione della Cdl, aggiunge Deaglio, che parla di 'macelleria sociale' e di 'vivisezione sociale'. Insomma, conclude, 'per descrivere questa manovra rimane purtroppo di attualita' la metafora tradizionale di un vestito consunto al quale sono state applicate nuove pezze'. Sul Messaggero Paolo Pombeni parla di mancanza di coraggio da parte del presidente del Consiglio. 'Per rendere digeribile e legittima questa manovra, che in fondo si regge sul banale principio di tutte le tassazioni, cioe' che i soldi bisogna prenderli dove ci sono - spiega il Messaggero - si sarebbe dovuto agire con piu' coraggio anche sul versante della riduzione della spesa pubblica'. Quando infatti 'si deve dire ai cittadini che navighiamo in acque non buone e che i sacrifici sono necessari - scrive Pombeni - bisogna spiegare coerentemente che questo vale per tutti, anche per tutti i settori e le corporazioni pubbliche. Il governo qualcosa ha fatto, ma timidamente e quasi alla chetichella'.
Insomma, afferma Pombeni, se il governo 'vuole il merito di una politica di risanamento, la deve saper legittimare davanti al Paese che lavora e produce, il quale ha bisogno di vedere una robusta inversione di tendenza nel sistema della spesa pubblica per capire ed accettare una politica fiscale di sacrifici'. Durissimo, ma prevedibile, l'attacco del Giornale. In un fondo a firma di Paolo Guzzanti si parla di una Finanziaria 'demagogica e nemica di chi crea ricchezza'. Prodi, afferma Guzzanti, 'ha offeso piu' di meta' degli italiani trattandoli da nemici, ha trascurato l'enorme buco che il governo Berlusconi trovo' nel 2001, ha insultato il suo predecessore, ha detto che l'Italia e' un paese iniquo'. Guzzanti fa poi riferimento alla possibilita' che il Polo scenda in piazza per protestare contro la manovra. 'Comprendiamo che non si puo' cambiare in piazza la legge Finanziaria, ma pensiamo che sia ora di dimostrare che siamo vivi e piu' numerosi degli iscritti ai partiti perche' - spiega Guzzanti - con noi si schiera ormai sia la destra popolare che quella sinistra riformista che sperava in Tony Blair'. Una Finanziaria, conclude, 'pensata per distruggere quanto di buono era stato fatto dal governo Berlusconi'.
Dagospia 02 Ottobre 2006
Mentre l'Unita' non ha dubbi sulla qualita' della manovra, aprendo con il titolo 'Prodi: dalla parte dei piu' deboli', il Giornale replica con un pezzo di Paolo Guzzanti titolato, con chiaro riferimento al premier: 'La maggioranza non e' con lui'. Perplessa anche la Stampa, che parla con Mario Deaglio di un 'Robin Hood senza ripresa'. Il Messaggero, dal canto suo, scrive di 'Quella manovra di 'sinistra' di un governo di centrosinistra', mentre il Mattino di Napoli, con Paolo Pombeni parla di 'Rimpianti sulla bilancia'.
Il Corriere della Sera apre con 'Prodi difende la manovra. Il Polo: in piazza'. Un titolo che lascia intendere quanto sia forte la contrapposizione tra maggioranza e opposizione sull'impianto della manovra ed evidentemente, piu' in generale, sulla politica economica disegnata dal governo. Se il premier assicura che con questi provvedimenti 'aiutiamo i deboli', la Cdl parla di 'stangata per il Paese' e pensa ad una manifestazione. Giavazzi chiude il suo commento con un 'non mi pare che questa Finanziaria vada nella direzione auspicata', spiegando che 'non e' certo straordinaria' la riduzione del disavanzo delle amministrazioni pubbliche dal 3,6 al 2,8%. Ancora, continua Giavazzi, 'se ci si attendeva un'inversione di tendenza nella spesa, e soprattutto nei comparti meno produttivi, in questa prima Finanziaria del governo Prodi non ve ne e' segno'.
Sempre sul Corriere c'e' un'intervista al vicepremier Francesco Rutelli, il quale spiega che il governo certo 'ha chiesto un modesto sacrificio ai redditi medio-alti' ma 'a fronte di questo ci sono due cose assai importanti. Primo: Visco si e' detto d'accordo per restituire al termine di due anni ai contribuenti i proventi di un possibile accrescimento della pressione fiscale dovuta al recupero dell'evasione. Secondo - continua Rutelli - non c'e' la tassa di successione e non ci sara''. Rutelli conclude dicendosi certo che 'in Parlamento avremo molti ritocchi e miglioramenti. Ma tenendo fermi i saldi. Da una manovra di 33 miliardi e mezzo non si torna indietro'.
'Personalmente ritengo in tutta onesta' che questa sia una buona Finanziaria. Con alcuni difetti, ma con un saldo positivo rispetto agli obiettivi che erano stati sostenuti in campagna elettorale', dice Scalfari su Repubblica. 'Penso - aggiunge - che gli impegni assunti con gli elettori e con l'Ue siano stati adempiuti almeno in buona misura'. Di fronte alle critiche alla manovra Scalfari invita a ricordare 'il lascito disastroso' che e' stato ereditato dalla scorsa legislatura: 'Casse vuote, avanzo primario azzerato, debito in ascesa, deficit al 4,5%, i cantieri delle imprese pubbliche allo sbando, la previdenza integrativa rinviata al 2008, i contratti non rinnovati. 'Dopo di noi il diluvio', sembra essere stata la filosofia degli ultimi cinque anni'. Per fortuna, sottolinea Scalfari, 'il diluvio non c'e' stato. I paletti sono stati messi e non potranno essere divelti. Oggi la giornata e' stata buona'.
Sempre su Repubblica compaiono diverse interviste, tra cui quelle a Massimo D'Alema e Pierferdinando Casini, dai contenuti ovviamente opposti. Il ministro degli Esteri definisce 'miracolosa' la Finanziaria avendo il governo rischiato 'una crisi drammatica. E' una 'manovra equa, ma non basta - dice D'Alema - ora servono le riforme per modernizzare'. Quanto alla reazione della Cdl, che contesta la manovra e annuncia manifestazioni di piazza, il ministro degli Esteri sostiene che fa 'propaganda di bassa Lega. Grida allo scandalo perche' noi, di nuovo, risaniamo l'Italia. Vergogna'.
Dal canto suo il leader dell'Udc Casini parla di 'legge da bocciare senza appello' annunciando che 'daremo battaglia in Parlamento'. Secondo Casini 'non c'e' dubbio che questa manovra e' stata dettata dalla sinistra e gli alleati l'hanno accettata per sopravvivere'. Riguardo al comportamento dell'opposizione e ad una probabile riunione dei suoi leader Casini e' molto chiaro: 'Un vertice della Cdl? Io parlo di opposizione e non di Cdl. Noi faremo le nostre proposte, siamo per una mobilitazione seria. Solo cosi' - conclude - costringeremo i moderati dell'Unione a scegliere'.
Molto duro il quotidiano della Confindustria, il Sole, che parla di 'interventi fiscali imprevisti' e del 'no' secco degli imprenditori al prelievo del Tfr. Nel commento di Paolazzi si fa la conta dei vincitori e dei vinti. 'I mattatori - spiega - sono stati i partiti piccoli e quelli piu' radicali, che hanno saputo sfruttare al massimo la loro posizione di rendita'. Ancora, hanno vinto 'i sindacati, azionisti di riferimento della coalizione. Cosi' la Finanziaria e' stata dettata dalla concorrenza nell'arena politico-sindacale assai affollata piu' che dai bisogni dell'economia' ed 'ha punito il ceto medio'. Tra gli sconfitti, il Sole segnala innanzitutto 'la trasparenza e la capacita' di giudizio dei cittadini. Ha perso poi il partito dei tagli della spesa. Infine e' uscito malconcio lo sviluppo. Quello vero, non l'etichetta abusata'.
Sull'Unita' due commenti, a firma Stefano Fassina e Paolo Leon. Il primo chiarisce che 'la manovra non contiene tutto il programma dell'Unione e nemmeno ne contiene tutte le priorita'. Ma affronta i principali ostacoli di fronte allo sviluppo del Paese. Non e' il punto d'arrivo, ma un altro passo lungo un difficile cammino'. Dal canto suo Leon continua 'a ritenere che la dimensione della manovra sia eccessiva, dato lo stato dell'economia italiana', sottolineando che e' vero che dei 33,4 miliardi di euro della Finanziaria, ben 18,6 saranno 'restituiti' all'economia, ma solo una parte di questi tradurranno in nuova domanda di beni e servizi'. 'Vedremo quale sara' l'effetto netto della manovra - continua - tra quanto preleva e quanto restituisce, ma nessuno puo' dubitare che vi sara' un effetto negativo per la crescita'.
Anche la Stampa, con il fondo firmato da Deaglio, contesta la manovra del governo e per farlo usa la metafora di Robin Hodd. La Finanziaria 2007, spiega, 'si proponeva di realizzare contemporaneamente un effetto redistributivo che puo' essere indicato come 'effetto Robin Hood' (togliere ai ricchi per dare ai poveri) e un 'effetto ripresa', ossia uno stimolo alla crescita derivante da sgravi fiscali ai privati e da investimenti pubblici'. Nel provvedimento varato dal governo, scrive la Stampa, 'c'e' molto Robin Hood e assai poca ripresa, in un quadro complessivamente modesto che non giustifica l'affermazione del Presidente del Consiglio, secondo il quale sono state prese decisioni fondamentali per il futuro della societa' italiana'.
Non e' giustificata pero' neanche la posizione della Cdl, aggiunge Deaglio, che parla di 'macelleria sociale' e di 'vivisezione sociale'. Insomma, conclude, 'per descrivere questa manovra rimane purtroppo di attualita' la metafora tradizionale di un vestito consunto al quale sono state applicate nuove pezze'. Sul Messaggero Paolo Pombeni parla di mancanza di coraggio da parte del presidente del Consiglio. 'Per rendere digeribile e legittima questa manovra, che in fondo si regge sul banale principio di tutte le tassazioni, cioe' che i soldi bisogna prenderli dove ci sono - spiega il Messaggero - si sarebbe dovuto agire con piu' coraggio anche sul versante della riduzione della spesa pubblica'. Quando infatti 'si deve dire ai cittadini che navighiamo in acque non buone e che i sacrifici sono necessari - scrive Pombeni - bisogna spiegare coerentemente che questo vale per tutti, anche per tutti i settori e le corporazioni pubbliche. Il governo qualcosa ha fatto, ma timidamente e quasi alla chetichella'.
Insomma, afferma Pombeni, se il governo 'vuole il merito di una politica di risanamento, la deve saper legittimare davanti al Paese che lavora e produce, il quale ha bisogno di vedere una robusta inversione di tendenza nel sistema della spesa pubblica per capire ed accettare una politica fiscale di sacrifici'. Durissimo, ma prevedibile, l'attacco del Giornale. In un fondo a firma di Paolo Guzzanti si parla di una Finanziaria 'demagogica e nemica di chi crea ricchezza'. Prodi, afferma Guzzanti, 'ha offeso piu' di meta' degli italiani trattandoli da nemici, ha trascurato l'enorme buco che il governo Berlusconi trovo' nel 2001, ha insultato il suo predecessore, ha detto che l'Italia e' un paese iniquo'. Guzzanti fa poi riferimento alla possibilita' che il Polo scenda in piazza per protestare contro la manovra. 'Comprendiamo che non si puo' cambiare in piazza la legge Finanziaria, ma pensiamo che sia ora di dimostrare che siamo vivi e piu' numerosi degli iscritti ai partiti perche' - spiega Guzzanti - con noi si schiera ormai sia la destra popolare che quella sinistra riformista che sperava in Tony Blair'. Una Finanziaria, conclude, 'pensata per distruggere quanto di buono era stato fatto dal governo Berlusconi'.
Dagospia 02 Ottobre 2006