1. 2013, UN ANNO BOMBA PER GLI UMANI DIGITALI CHE HANNO SCHIENATO L’IMPERO AMERICANO 2. LO CHOC PLANETARIO DEL ‘’DATAGATE’’, CON LE RIVELAZIONI DELL’EX AGENTE NSA EDWARD SNOWDEN SU OBAMA SPIONE, E’ LA PIÙ GRANDE VITTORIA DEL MONDO DIGITALE 3. PAYPAL CREA IL SISTEMA DI PAGAMENTO MOBILE, ZUCKERBERG FONDA LA SUA LOBBY PER INFLUENZARE LA POLITICA, TWITTER SBARCA A WALL ST., LA TRANSIZIONE DA PC A SMARTPHONE E TABLET: I PRIMI 10 PRODOTTI VENDUTI NEL MONDO SONO TUTTI “DEVICE DIGITALI” 4. I “GRANDI VECCHI” MICROSOFT E APPLE RESTANO IN VETTA MA ARRANCANO NEI CONTI 5. GOOGLE LANCIA I “GLASSES” MA VIENE COLTA CON LE MANI NELLA MARMELLATA FISCALE: NEL SOLO 2012 HA TRASFERITO NEL PARADISO DELLE BERMUDA 8,8 MILIARDI DI DOLLARI

Glauco Benigni per Dagospia

2013: un anno Digitale

E già! Sono passati ben 30 anni da quando Time Magazine, nel 1983, nominò Machine of The Year il Personal Computer. E' - più o meno - da quel momento che ha inizio la Rivoluzione Digitale... è più o meno da quel momento che i Costruttori di Computer e qualche geniale inventore di software cominciano a cambiarci la vita. Che dire poi dell'avvento di Internet: nel 1987 erano connessi in rete 10.000 computer ; nel 1993 compare Mosaic, il 1° browser; nel 1996 i computer connessi sono 10 milioni... oggi sono 3 miliardi e a loro si aggiungono 3 miliardi di dispositivi mobili. Qualcosa è cambiato, non c'è dubbio.

La Rivoluzione Digitale, a ridosso del suo 21esimo anno d'età, nel frattempo si è arricchita di Protagonisti e Comprimari. Alla coppia iniziale hardware-software si sono aggiunti decine di altri ruoli fondamentali, tra i quali brillano i servizi di E-Commerce e E-Banking, i Motori di Ricerca, i Social Networks, i Blogs, i Siti di informazione, le Tv online e i loro antagonisti: hackers e pirati.

C'è un Pianeta parallelo ormai che vive e vegeta in un'altra dimensione, fatta di sterminate, inconcepibili sequenze di numeri che si spostano a velocità impressionanti, si trasformano e appaiono sui nostri schermi quali testi, foto, immagini in movimento e influiscono su ogni attività contemporanea: informazione, salute, politica, denaro, cultura, relazioni personali, tempo libero... nulla è più come prima. La Rivoluzione Digitale incede solenne, non perde tempo a condividere i valori e le visioni del passato, non rispetta nessuno, neanche i Governi e gli ultimi Stati rimasti Sovrani.

Tutto viene travolto dalla volontà e dalla strategia messa in atto dalle sue Elites. Quelle Digital Power Elite costituite da 20enni, 30enni, solo raramente 40enni e 50enni che, giunti in parte dai garage e dalle cantine degli angoli più remoti del mondo e in parte da prestigiose università, oggi siedono nei Consigli di Amministrazione di enormi conglomerates e da lì "shape the history" (danno forma alla Storia del Futuro).

L'anno che sta per concludersi è stato particolarmente febbrile per questi Umani. Un anno di cyberguerre (e di Guerre), di verifiche e confronti fiscali, tra le Digital Elites e alcuni Governi, di nuove collocazioni in Borsa e di innovazioni tecnologiche... un anno di azioni e reazioni che ogni giorno determinano il nuovo bipolo libertà-controllo ad una velocità prima impensabile.

L'anno si è aperto il 7 gennaio 2013, con l'annuncio da parte di PayPal, il maggior gestore di transazione economiche in rete, del proprio sistema Mobile. Per l'E-Trading un'accelerazione e un cambiamento radicale. Per i comuni mortali la possibilità di spostare denaro con pochi click sul cellulare o sul tablet. In sintonia con la tendenza, a febbraio Twitter ha siglato l'accordo con l'American Express, una accoppiata questa, tra Social Network e gestori di Carte di Credito dalla quale possono scaturire scenari da fantaeconomia. Nel 2012 il mercato italiano dell'e-commerce valeva 21 miliardi di euro. In Europa già 311 miliardi.

A marzo il protagonista (suo malgrado) della scena è Facebook: il suo debutto in Borsa del 2012 è stato disastroso e le Autorità gli chiedono di risarcire i broker e gli investitori che hanno perso a causa della cattiva gestione della collocazione del titolo. Il Social Network accetta di pagare 62 milioni di dollari. Nel frattempo Zuckerberg, insieme ad altri protagonisti della scena digitale, tenta di creare una Lobby che sia in grado di interferire con i lavori del Congresso. Il gruppo viene bloccato.

OK al business ma "state lontani dalla politica". Si intende la politica Usa ovviamente, perchè invece le scorribande delle Elites Digitali nella politica internazionale non solo sono consentite, ma agevolate da ogni Servizio Segreto che può farlo, soprattutto se si tratta di dotare porzioni di popolazioni di connessioni e strumenti che consentano piccole e medie rivolte di piazza, Colpi di Stato, rimozioni di Primi Ministri e Presidenti ormai bolliti e non più graditi al Washington Consensus. Anche questo "è il digitale, bellezza!"

La Cina, per conto suo, quest'anno, stanca dei commenti sul modo in cui gestisce i diritti umani e stanca del pressing di Google and Co., afferma che d'ora in poi non chiederà più l'accesso agli Internet Protocol alle Autorità Usa, che ne hanno fatto "cosa nostra", ma si rivolgerà direttamente all'Agenzia delle Nazioni Unite di Ginevra che è l'Istituzione suprema preposta al rilascio degli indirizzi IP. La decisione genera un grande imbarazzo diplomatico ma tant'è. E' solo uno degli atti di cyberguerra fredda degli ultimi anni tra le due superpotenze.

Il 2013 è l'anno in cui i vecchi protagonisti della scena, i Ginger e Fred dell'hardware-software, soffrono di più. Lord Microsoft accusa pesanti colpi al suo fatturato dovuti all'avvento dei nuovi sistemi operativi, primo fra tutti Android. E anche la vecchia lady Apple, per la prima volta in 10 anni, non ostante la cavalcata selvaggia dei suoi I-Phone e I-Pad, vede un calo degli utili. I tablets e gli smartphones dilagano dovunque. Anche il sofferente mercato italiano, a maggio, registra un'impennata di vendite, in barba alla crisi.

L'ormai storico motore di ricerca Yahoo! intanto scalpita: non vuole accontentarsi di un esile 15% delle ricerche mondiali e resosi conto da tempo che ha bisogno, come Google, di possedere un Social Network, tenta di perfezionare una partnership con i francesi di DailyMotion. L'offerta però, appare un po' troppo invasiva e viene rigettata tra commenti discordanti. Yahoo! si consolerà presto comprando Tumblr, un social network con 108 milioni di blogs, per 1,1 miliardi di dollari. E anche Daily Motion si consolerà, volgendo la propria attenzione al Giappone.

A giugno scoppia il caso Datagate, un vero evento dell'era digitale che da quel momento avrà strascichi devastanti per le Autorità Usa. Si viene a scoprire che una orwelliana battuta in realtà è la verità. "No one can hide " ( Nessuno può nascondersi). La rete è onnisciente, onnipresente, vede e ascolta tutto e tutti. Il bipolo libertà-controllo è sempre più ampiamente sbilanciato sul versante del controllo.

I grandi Social Network, e non solo loro, per una legge Usa giustificata dalla lotta al terrorismo, sono tenuti a fornire dati sensibili dei loro utenti alla NSA - National Security Agency americana. Il 2013 ci rivela dunque che: "siamo tutti tracciati e schedati". Soprattutto i "non statunitensi". Scoppia un primo putiferio ma... le Autorità Usa fanno sapere che "è così e basta!". Dopo qualche giorno i giornali, le tv e la stessa rete, si occupano d'altro. Facebook annaspa.

Il Social Network internazional-popolare è uno dei maggiori fornitori di "dati sensibili" alla NSA. Prima figuraccia. Poi licenzia 520 dipendenti della sua controllata Zynga. Seconda figuraccia. Infine viene attaccato dai movimenti femministi di tutto il mondo per le foto e i commenti scurrili che abbondano nei suoi milioni e milioni di pagine. Perde in Borsa il 20%, il titolo scende ai minimi. Si riprende però a luglio presentando una trimestrale che vede un + 41% di utenti attivi ottenuti grazie all'uso di dispositivi mobili.

Ebbene sì la transizione da PC, a laptop, a sistemi in mobilità, è un'altra delle grandi rivelazioni del 2013. Amazon fa sapere che i primi 10 prodotti venduti a livello mondiale "sono tutti devices digitali". E pertanto il boss Jeff Bezos, uno che a 49 anni fornisce 225 milioni di clienti e che in un giorno solo, secondo Fortune, riesce a guadagnare o a perdere, sul proprio conto personale, anche 2 miliardi di dollari, annuncia che vuole mettersi in concorrenza con i grandi costruttori di tablets. E' forte del successo del suo Kindle che sta rivoluzionando tutta la tradizione di lettura libri, ma non basta. A Seul quelli della Samsung non lo faranno passare. Comincia a perdere anche Amazon.

La seconda metà dell'anno è più propriamente connotata sul versante dello scontro politico e finanziario tra l'Elite Digitale e alcuni Governi. I più determinati e agguerriti a presentare i conti sono i francesi, mossi dagli editori e dai produttori di musica. Però presto scendono nell'arena anche Tedeschi e Inglesi. Il Governo italiano sembra non sapere bene che pesci pigliare, sta un po' a guardare, l'Agcom balbetta confusamente poi si allinea timidamente quando a battere cassa contro l'Elite Digitale è l'intera Unione Europea. In ballo ci sono due questioni distinte.

Primo: i grandi motori di ricerca, Google in testa, devono pagare editori e case discografiche, perchè "è grazie a loro che esiste qualcosa da ricercare". Secondo e più rilevante per i Governi: "questi furboni devono pagare le tasse come gli altri". Non è giusto che facciano profitti con la pubblicità sui territori europei e poi si inguattino i soldi nei paradisi fiscali.

Google viene colta con le mani nel sacco: nel solo 2012 ha trasferito in Bermuda 8,8 miliardi di dollari e dalle sue sedi europee, soprattutto quella irlandese, si è sottratta al fisco con grande destrezza. I lobbisti di Google si scatenano per correre ai ripari. Con i francesi chiudono un pagamento flat di 60 milioni di dollari a favore di editori e case musicali. Resta per aria però la questione delle tasse che non è ancora risolta.

Nel frattempo in casa Usa le Elites Digitali tentano di rifarsi il make up e hanno chiesto di essere alleggeriti, se non sollevati, dal diktat di fornitura dati sensibili dei loro utenti alla NSA. L'esito della richiesta però rimane incerto. Come si fa a smontare tutto il castello fondato sulla minaccia terrorismo ?

Mentre il dibattito impazza si scopre che non solo gli Usa controllano i poveri utenti ma, grazie ancora alla rivoluzione digitale, che stavolta non è quella di massa ma quella per uso strategico militare, Washington and Co. ascoltano e registrano le telefonate di Capi di Stato e di Governo, di Ambasciatori e Imprenditori. Volano gli stracci. Si scatena un putiferio temperato da tiepide scuse di Obama alle quali però fanno immediatamente seguito accuse incrociate e affermazioni da giardino d'infanzia, del tipo "e che non lo sapevate ? Lo fate anche voi, tra di voi, da sempre." Cala il silenzio anche su questa incresciosa verità. E' il digitale bellezza!

Nel frattempo Twitter ha fatto il botto a Wall Street. Viene collocato a 26 dollari per azione e in un solo giorno raddoppia il valore. E' considerato "il miglior posto di lavoro al mondo". Anche le società digitali start up israeliane fanno il pieno di investimenti. Per un verso sembra di essere tornati ai bei tempi di Nasdaq prima della bolla del 1999. In realtà è Bernanke che pompa 85 miliardi di dollari al mese.

In ogni caso la rivoluzione Digitale smuove oceani di denaro, provocando tsunami e bonacce, sia nella Economia degli scambi reali che nella Finanza virtuale. Google oscilla attorno ai 300 miliardi di capitalizzazione e genera un fatturato di circa 50 miliardi l'anno. E' diventato uno Stato tra gli Stati. Quando ti chiede di accettare le sue Condizioni d'Uso per Google+ o Youtube sembra che proponga le nuove norme base di una futura Costituzione Planetaria. La sua Youtube ha annunciato di aver raggiunto l'incredibile cifra di 1 miliardo di utenti attivi al mese.

Come accennato, "Big G" tratta alla pari con i Governi e intanto progetta di immettere sul mercato la maggiore tra le innovazioni dei sistemi digitali indossabili. I Google Glasses. Anche qui però incontra difficoltà. Sarebbe un colpo mortale a ciò che resta della privacy. L'Azienda di Mountain View comunque non molla e insiste nella sperimentazione avanzata promettendo che saranno sul mercato nel 2014.

Per concludere, negli ultimi mesi dell'anno il dibattito si è acceso su altre tre questioni: le stampanti 3D, il crowdfunding e i Bitcoins. La prima mette veramente paura. Se è vero quello che si prefigura tra qualche anno si aprirà l'era del "web degli oggetti" e ognuno potrà stamparsi in casa un gran numero di cose che gli servono: dalla vite al dente che gli è cascato. La seconda sta coinvolgendo molti soggetti: dai piccoli produttori di film alle Onlus ; dai movimenti politici nascenti agli agricoltori biologici, tutti sperano (sognano) che la "crowd" (folla) finanzi (funding) i loro progetti e proliferano i siti progettati per accogliere donazioni.

La terza mette ancora più paura della prima. Non si sa se auspicare che l'affare Bitcoins sfugga o meno al controllo delle Banche centrali, le quali comunque, dopo aver tollerato una simile produzione di valore di scambio fondata sullo "scavo di bytes" (mining) in rete ora hanno fatto quadrato e stanno terrorizzando chiunque volesse produrli e adottarli quali moneta per compravendita. "State attenti - dicono - i Bitcoins potrebbero essere gestiti da mani molto losche". Purtroppo in parte è vero, ma... da che pulpito viene la predica!

 

 

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