ALITALIA VOLA ANCORA (MA PER QUANTO?) - SOTTOSCRITTO L’AUMENTO DI CAPITALE PER 173 MILIONI. A BREVE ARRIVANO I 75 DEL POSTINO SARMI

Marco Sodano per "La Stampa"

Alitalia è ottimista: ci sono le condizioni, dice la società, perché l'aumento di capitale da 300 milioni deliberato dal consiglio di amministrazione il 15 ottobre scorso vada in porto. Alla scadenza del termine per l'esercizio del diritto di opzione, nella notte tra mercoledì e giovedì, la compagnia ha incassato un importo complessivo di 173 milioni. Ed ha ricevuto, spiega una nota diffusa ieri, «riserve sull'inoptato per quantità superiori a quelle disponibili».

I soldi per continuare a volare ci sono, l'appello dei capitani coraggiosi non è caduto nel vuoto. All'aumento avevano già aderito Intesa Sanpaolo con 26 milioni, Atlantia (con la stessa cifra), Immsi (13 milioni) e Maccagnani (6 milioni). Altri 65 milioni sono stati versati da Intesa Sanpaolo e Unicredit, a valere sulla garanzia da 100 milioni con cui le due banche coprono l'operazione.

Al fotofinish sarebbero invece arrivati, secondo indiscrezioni, quattro milioni del gruppo Gavio (coprendo dunque una quota che va oltre lo 0,5% posseduto nella società) e sette milioni e mezzo da Pirelli. L'ultima manciata di milioni - circa una decina - è stata raccolta in virtù di un pressing deciso sugli altri soci della nuova Magliana.

Contando anche le riserve sulle quote inoptate si dovrebbe arrivare così in scioltezza alla soglia critica dei 225 milioni: quella oltre la quale scatta il soccorso delle Poste. Nelle settimane scorse il numero uno Massimo Sarmi aveva chiarito che le Poste avrebbero versato i loro 75 milioni solo con la certezza che il conto totale raggiungerà la quota di 300 stabilita quando si è dato il via all'aumento di capitale.

Si farà, insomma, l'affare con le Poste. Si capisce anche dal tono con cui Sarmi (che ieri era a Bologna per inaugurare un nido aziendale) ha parlato della compagnia aerea di cui diventerà presto uno dei soci più importanti. Prima s'è detto fiducioso sull'esito dell'aumento («siamo molto vicini»), poi ha chiosato: «Alitalia è una bella compagnia, sono certo che ha al suo interno le capacità per competere sui mercati».

A sentire lui, anche Air France, che sembrava decisa a non versare più un euro nelle casse della società, potrebbe tornare in pista: stando «Nell'ultima conversazione che ho avuto giorni addietro con l'amministratore delegato - ha confidato Sarmi -, non è escluso che in un secondo momento possa riprendere con vigore l'interesse che c'era stato anche in passato».

Sarmi ha perfino aperto uno spiraglio anche sul delicatissimo nodo del personale. «Gli esuberi? Non mi sembra siano il punto saliente per l'equilibrio e per lo sviluppo. Credo conti di più la capacità di accogliere sempre più passeggeri e sviluppare l'attività in modo efficiente».

Certo la musica dovrà cambiare completamente. Nei primi sei mesi del 2013 Alitalia ha registrato 294 milioni di perdita (l'equivalente di 1,6 milioni al giorno), quasi la stessa somma che tornerà in cassa con l'aumento di capitale. Resta da vedere cosa diranno i piani per la compagnia che adesso ha l'ossigeno per rinascere ancora una volta dalle sue ceneri (il piano dei capitani coraggiosi si chiamava Fenice).

E, ancora prima, bisogna incassare l'aumento: secondo la delibera di metà ottobre, ha spiegato ieri Alitalia, le riserve sull'aumento «dovranno essere confermate nei prossimi giorni (non oltre il 10 dicembre prossimo) e le relative dichiarazioni di conferma dovranno essere accompagnate dal corrispondente pagamento».

 

 

MASSIMO SARMI Massimo Sarmi postino GABRIELE DEL TORCHIOalitalia vignettafrederic gagey e alexandre de juniac GILBERTO BENETTON

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