E’ VERO: I GIORNALI NON SERVONO, APPARECCHIANO… - SUL CORRIERE DI PIAZZETTA A CUCCIA, IMPAREGGIABILE SCOOP DEL VICEDIRETTORE AD PERSONAM MUCCHETTI, CAPACE DI SVELARE "UN RAPPORTO RISERVATO" DI NEGO NAGEL AL CDA DEL 5 SETTEMBRE “SULL'ORIGINE E LA FINE DEL SOSTEGNO FINANZIARIO AI LIGRESTI" - GLI SARà ARRIVATO CON LA POSTA INTERNA? AH SAPERLO...

Massimo Mucchetti per il "Corriere della Sera"

La storia dei rapporti finanziari tra Mediobanca e il gruppo Premafin-Fonsai può offrire una chiave di lettura del foglio con i desiderata di Salvatore Ligresti, siglato dall'amministratore delegato della banca, Alberto Nagel. Era, quello, un accordo che regalava l'ennesimo favore a un sodale sostenuto fino all'ultimo o era un testo senza valore, siglato con una certa imprudenza ma giusto per togliersi di mezzo un cliente con il quale si intendeva sciogliere ogni legame d'affari? Il caso ha risvolti giuridici specifici.

Ma stabilire da quando e fino a quando Mediobanca ha finanziato Ligresti e in quali termini àncora la querelle legale alla realtà delle imprese. La sequenza delle operazioni è stata ricostruita da Nagel in un rapporto di 7 pagine riservato al consiglio del 5 settembre.

Oggi Mediobanca è esposta con l'ex gruppo Ligresti per 1.123 milioni di euro così suddivisi: 73 milioni di crediti senior verso Premafin, la holding quotata del gruppo assicurativo; 900 milioni di prestiti subordinati, dei quali 250 perpetui, verso Fonsai; 150 milioni di prestiti subordinati verso Milano Assicurazioni, dei quali 100 perpetui. In aggiunta, Mediobanca ha stipulato derivati per 53 milioni con Fonsai e partecipa per 63 milioni al finanziamento del fondo immobiliare Tikal, gestito dalla Sai sgr.

L'esposizione risale al 2001-02, quando la Sai di Torino, controllata dai Ligresti, scala la Fondiaria di Firenze. Allora, Mediobanca presta 330 milioni a Premafin, pari all'80% dell'indebitamento di quella holding, ed eroga un prestito subordinato di 400 milioni alla Sai. Il primo prestito serve a Ligresti per rafforzarsi in Sai in vista della fusione con Fondiaria; l'altro per aiutare Sai a prendere azioni Fondiaria. Mediobanca ha anche crediti verso Fondiaria, 200 milioni a fine 2002.

Il documento non lo ricorda, ma alla stessa data Mediobanca detiene anche l'11% di Fondiaria-Sai, a libro per 156 milioni di euro. La cifra va aggiunta perché, nel misurare la concentrazione dei rischi verso un cliente, Bankitalia considera i crediti e le partecipazioni. L'esposizione di partenza è dunque di 1.086 milioni.

L'esposizione di Mediobanca verso Ligresti deriva dall'operazione Fondiaria. La Fiat, che all'epoca aveva ormai rotto con il management di Mediobanca, si era associata alla Electricité de France nella scalata alla Montedison. L'accordo era chiaro: il monopolio di Stato francese si sarebbe preso la Edison, la Fiat la Fondiaria, che aveva importanti partecipazioni in Pirelli, Generali e nella stessa Mediobanca.

Per non consegnare le chiavi di casa ai suoi avversari, in una notte Vincenzo Maranghi sfilò la Fondiaria da Foro Bonaparte e la diede a Ligresti, che pagò grazie anche a Mediobanca. Che rischiò la propria reputazione, come ricordò Maranghi a Ligresti invitandolo a una gestione manageriale e non familistica. Poi, la storia andò come andò. Ed è ormai nota.

Dal 2003 il rapporto tra Mediobanca e Ligresti cambia. L'ingegnere stringe rapporti sempre più forti con Capitalia, mentre in Mediobanca si apre un'inusitata dialettica tra manager e consiglio che si arroventa quando diventa presidente Cesare Geronzi, il regista della defenestrazione di Maranghi. Il rapporto con il cliente viene gestito dal management secondo lacorporate governance. Il consiglio, insomma, è sempre stato in grado di sapere e di correggere, se del caso.

Su ordine dell'Antitrust, l'esposizione verso Premafin si azzera già ai primi del 2003 e si riduce sotto il 2% la partecipazione in Fonsai, destinata poi a sparire del tutto. È nel dicembre 2004 che Mediobanca torna a far credito a Premafin, ma solo per 70 milioni nell'ambito di un'operazione in pool da 340 milioni orchestrata dall'Unicredit di Alessandro Profumo, scadenza 2013. Questo prestito sale a 500 milioni e la quota di Mediobanca a 115. Al 30 giugno 2012 scende a 322 milioni e la quota Mediobanca a 72,5 milioni. Diversamente da Unicredit e altri istituti, Mediobanca non dà nulla alle società personali dei Ligresti, due delle quali, Sinergia e Imco, sono ora fallite.

È sul fronte Fonsai e Milano che, invece, sale l'esposizione. Dal dicembre 2002 al luglio 2008 vengono erogati 5 prestiti subordinati per un totale di 1.050 milioni. Al tasso di 180 punti base oltre l'Euribor per i subordinati a termine e a 350 punti base oltre l'Euribor per i perpetui, che le due compagnie possono richiamare il 16 luglio 2018. Sono anni in cui il valore di Borsa di Premafin, Fonsai e Milano supera largamente i debiti.

Il gruppo assicurativo dichiara utili cumulati per 2,7 miliardi e un combined ratio sempre sotto il 100%. I subordinati sono quasi una moda. In Europa, tra il 2002 e il 2008, vengono fatte 52 emissioni subordinate a termine e perpetue per 38,5 miliardi. I tassi applicati a Ligresti sono oltre la media europea per i prestiti a termine e sotto per i perpetui, deliberati a marzo 2008 a valere sui conti 2007, su un valore di Borsa ancora molto elevata e su un rating di A-. Ma dall'estate 2008 il rubinetto si chiude.

L'allarme si accende nel 2010 e si fa rosso nell'estate del 2011 quando il margine di solvibilità scivola sotto quota 80, mentre l'Isvap chiede almeno 120. E in quel margine un peso crescente vengono ad averlo proprio i subordinati di Mediobanca.
Ora Premafin, Fonsai e Milano fanno parte del gruppo UGF, che pretendeva fin dall'inizio l'uscita dei Ligresti e dei loro uomini da tutti i consigli e ora punta a un margine di solvibilità di 168 nel 2015 avendo incamerato sinergie per 345 milioni.

Mediobanca è esposta per 1,5 miliardi verso UGF, che ha ormai mezzi propri assai più consistenti della somma dei due gruppi precedenti. Aderendo ai rimedi antitrust, UGF si è impegnata nell'arco del piano, e cioè entro il 2015, a rimborsare a Mediobanca 350 milioni anche grazie ai proventi delle cessioni richieste dall'Autorità.

I subordinati residui dovranno essere girati al valore nominale ad altre banche, con l'assistenza di un advisor gradito all'Antitrust. Oggi i tassi non consentono questo passaggio. Ma c'è tempo. Del resto, Unipol si è impegnata a vendere il 3,6% di Mediobanca ereditato in Fonsai quando è stato in mano a Ligresti per 10 anni senza che nessuno fiatasse.

 

 

Massimo Mucchetti Massimo Mucchetti - Copyright PizziAlberto NagelMassimo MucchettiALBERTO NAGEL ALBERTO NAGEL E SALVATORE LIGRESTIFAMIGLIA LIGRESTI jonella e salvatore ligrestisede MEDIOBANCARENATO PAGLIARO E ALBERTO NAGEL DAL CORRIERE jpeg

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…