NUOVI PARAGURI - PER FARINETTI UNA FIGURACCIA DA OSCAR: EATALY A BARI AFFONDA TRA LICENZE CHE MANCANO E TROPPI INTERINALI

Antonio Calitri per Il Fatto Quotidiano


La cavalcata di Oscar Farinetti, il creatore di Eataly e portabandiera del mangiare di qualità italiano nel mondo, fondatore di un gruppo da 300 milioni di euro, rischia di arenarsi a Bari. Nella città fatale dove iniziarono tutti i guai di Silvio Berlusconi con la denuncia della escort Patrizia D'Addario.

E dire che Farinetti è uomo di sinistra, antiberlusconiano e antileghista manifesto, amico personale di Piero Fassino, Pier Luigi Bersani, Sergio Chiamparino e sostenitore alle primarie di Matteo Renzi.

I guai di Farinetti non sono di natura giudiziaria, ma di immagine, burocratici e sindacali, tutti scoppiati tra la fine di luglio e questi giorni per l'apertura del negozio Eataly all'interno di quel che resta della Fiera del Levante, tanto che alla fine della conversazione con il Fatto Quotidiano confessa di essere "sfiancato. Concluderò il programma di sviluppo in Italia di quest'anno e poi mi fermo, almeno qui.

Ho incontrato troppa cattiveria gratuita e cinismo, da parte di chi non fa e vive solo per criticare e non nascondo che dopo tutte queste polemiche ho un po' meno voglia di fare cose in Italia". Dopo aver venduto nel 2004 la catena dell'elettronica Unieuro, Farinetti ha incominciato a dedicarsi all'alimentare acquistando o finanziando aziende del settore.

Nel 2007 la svolta, con l'apertura a Torino del primo Eataly, un supermercato di prodotti alimentari di alta qualità, in parte delle sue aziende, in parte selezionati da piccoli produttori locali, insieme a ristorantini e corner di ristorazione. E fu subito successo.

DAL GIAPPONE A NEW YORK
La formula in pochi anni è esplosa e Farinetti ha iniziato a macinare ricavi e aperture nei principali centri dell'Italia settentrionale e in Giappone. Ad agosto del 2010 l'apertura di New York, che a regime fattura 85 milioni di dollari e impegna 800 addetti.

Il 21 giugno 2012 il più grande punto Eataly a Roma, recupera l'Airterminal dell'Ostiense, struttura costruita per i mondiali di Italia 90 e abbandonata al degrado, che ora dà lavoro a 400 persone. Un successo che ha portato il gruppo a 250 milioni di euro nel 2012, con un margine operativo lordo del 10% e 3000 addetti.

"Le nostre missioni - spiega Farinetti - oltre a promuovere l'eccellenza dell'agroalimentare italiano nel mondo sono due. Dare lavoro in un paese dove il lavoro scarseggia e rianimare i luoghi abbandonati. E per questo gli utili vengono tutti reinvestiti nel gruppo. Quest'anno abbiamo programmato le aperture di Bari, Firenze, Milano e Piacenza in Italia, Istanbul, Dubai e Chicago all'estero".

Con un giro d'affari che crescerà del 20% attestandosi sui 300 milioni di euro. Tutto bene, quindi, Farinetti è celebrato come salvatore della patria se non fosse per il caso scoppiato nell'ultimo mese a Bari, che gli sta letteralmente togliendo il sonno, anzi "sfiancando". "Abbiamo deciso di aprire il primo Eataly al Sud dove c'è più bisogno di lavoro, abbiamo recuperato un posto abbandonato, morto per gran parte dell'anno, lo abbiamo ristrutturato investendo 15 milioni di euro e stiamo trovando resistenze come mai prima".

La questione Eataly di Bari nasce due anni fa, quando la Fiera del Levante in crisi profonda di incassi e visitatori, bandisce una gara per affidare una parte pregiata ma degradata del quartiere (8.000 mq) a mostra mercato aperta tutto l'anno. Un bando dove partecipa solo Eataly Puglia, società costituita da Farinetti insieme a tre soci locali, l'avvocato d'affari Fabrizio Lombardi Pijola (24%), la famiglia del grano Casillo (20%) e Michele Annoscia (4%) che se lo aggiudicano per un affitto di 25 mila euro al mese per 15 anni rinnovabili di altri 15. Viene fissata l'apertura per il 31 luglio con la benedizione del governatore Nichi Vendola.

Qualche giorno prima scoppia la grana delle autorizzazioni. Dal Comune di Bari guidato da Michele Emiliano, fanno notare che non risultano licenze e lasciano intendere che il punto potrebbe essere subito chiuso.

Per molti si tratta di una guerra fra Emiliano e Vendola, per altri l'arroganza del socio pugliese Lombardo Pijola, poco amato, soprattutto dopo aver praticamente chiuso l'emittente di proprietà AntennaSud con giornalisti senza lavoro e senza stipendi. Così il caso s'ingigantisce, la minaccia ventilata di chiusura spaventa e Farinetti è costretto a prendere in mano la situazione:

"Siamo subentrati come Eataly Distribuzione in maniera da poter dare maggiori garanzie alle amministrazioni e abbiamo ottenuto un permesso di mostra mercato temporanea per sei mesi, confidando che in questo tempo riusciremo a ottenere quella di mostra mercato permanente". Ma siete stati arroganti come vi definiscono, infischiandovene delle autorizzazioni? "Noi abbiamo rispettato il bando della fiera che prevedeva una mostra mercato aperta tutto l'anno senza altre autorizzazioni, poi ci siamo trovati in questa situazione".

DIPENDENTI LOW COST
Dopo appena due settimane di messa a regime, però, scoppia la nuova grana dei dipendenti. Farinetti si è vantato di aver dato lavoro a 173 persone così che molti giovani "possano finalmente mettere su famiglia". I sindacati hanno denunciato che 160 sono stati assunti tramite contratti interinali scavalcando anche la legge Biagi che prevede il massimo dell'8% quando si superano i 50 dipendenti, rovinandogli anche l'immagine.

"Ho una licenza di sei mesi, come posso assumere a tempo indeterminato? Appena avremo le licenze definitive assumeremo tutti" garantisce. Intanto da salvatore della patria, almeno a Bari, è diventato un osservato speciale.

 

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