1- LE ELEZIONI SI AVVICINANO, SEGNATEVELI QUESTI DUE NOMI: PASSERA E MONTEZEMOLO 2- IL CONFRONTO TRA QUESTI DUE PERSONAGGI TRA POCHI MESI FARÀ DIMENTICARE IL GOVERNICCHIO DEI PROFESSORI CHE PER CAMPARE SONO COSTRETTI A USARE I SUICIDI GRECI 2- CON LA SUA PROPOSTA DI METTERE ALL’ASTA LE FREQUENZE CORRADINO HA MESSO NEI PIEDI DI RIGOR MONTIS UNA MINA SULLA QUALE IL GOVERNO DELLO SPREAD RISCHIA DI SALTARE E DI ESSERE ARCHIVIATO COME UNO DEI TANTI GOVERNICCHI DELLA STORIA ITALIANA 3- NELLA TESTA CATRAMATA DEL BANANA RICICCIA MONTEZEMOLO COME L’ANTI-PASSERA 4- A PATONZA MANCA UN LEADER, ALFANO È SENZA QUID, E LUCHINO OGGI E’ TRIONFANTE SUL “FOGLIO” CHE SCODELLA IL MANIFESTO LIBERAL-LIBERISTA “CANTIERE ITALIA 2013” 5- DUE GIORNI FA A “LA PROVINCIA” DI CREMONA, LONTANO DA UN PALCOSCENICO TROPPO VISIBILE, LUCHINO ATTACCA PASSERA: “LA CRESCITA ECONOMICA NON SI FA PER DECRETO”, E RICORDA CHE QUESTA STRADA INFELICE È LA STESSA SCELTA DA TREMONTI

A sollevare il morale di Mario Monti non può certamente bastare la solita classifica di "Time" che lo colloca insieme a Draghi tra le 100 persone più influenti del mondo.
Ormai l'aria intorno al Professore di Varese si è fatta pesante e nemmeno la benedizione che ha ricevuto ieri pomeriggio nell'incontro in Vaticano con Benedetto XVI può assolverlo dai peccati veniali e mortali che negli ultimi tempi è riuscito a collezionare in modo scientifico.

Ieri ad esempio ne ha commessi un paio che buttano un'ombra sulla lucidità dimostrata nei primi mesi del governo. Il primo è quando durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi ha agitato lo spettro della Grecia con parole così drammatiche che hanno fatto sobbalzare non solo i giornalisti ma anche chi stava accanto a lui.

Nessuno infatti si aspettava che un bocconiano brillante e dotato di attributi da grande economista, arrivasse al punto di ricordare i 1.725 suicidi che si sono verificati all'ombra del Partenone. Questa citazione non è soltanto impropria sulla bocca di un Premier che pretende di avere una visione sistemica della realtà, ma dimostra che quando un bocconiano sposta gli occhi dai numeri e guarda ai bisogni dell'umanità per catturare il consenso, scivola dentro un lessico a dir poco maldestro e superficiale.

Giustamente il quotidiano di Flebuccio De Bortoli, che ha tirato la volata a SuperMario, oggi fa le bucce al leader "accorto e sensibile" ricordandogli in un editoriale che gli spettri come la Grecia si rispettano e non si stuzzicano, e si chiede: "perché spaventare una nazione spaventata?".

Poi l'articolo a firma di Beppe Severgnini aggiunge: "Mario Monti è un uomo serio, pratico e intellettualmente onesto. Ha svolto certamente un buon lavoro che gli viene riconosciuto dai sondaggi italiani e dai leader degli altri paesi, ma deve capire che abbiamo bisogno di un leader accorto e sensibile, non di un capo che preferisce l'auspicio all'incoraggiamento".

In pratica l'accusa è di aver perso il senso della misura, cioè quell'equilibrio che deve esserci tra le verità del potere e la realtà del Paese. Ma il Monti innervosito dai messaggi arrivati due giorni fa dal Fondo Monetario Internazionale, sembra avere imboccato la strada della politica, un percorso impervio che lo porta inevitabilmente a scontrarsi con i partiti della maggioranza preoccupati di arginare lo tsunami delle tasse e dell'antipolitica.

Il loden ha lasciato il posto a una casacca che sembra dar ragione a ciò che dice oggi su "Repubblica" il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, quando evoca il pensiero di Guido Carli per il quale: "il governo dei tecnocrati è semplicemente un governo politico di cui fanno parte persone che non hanno fatto politica".

E la politica è affiorata in maniera visibile e prepotente nel ruolo che ha cominciato a giocare negli ultimi tempi il Superministro dello Sviluppo ed ex-banchiere Corradino Passera. Con la sua proposta di mettere all'asta le frequenze l'ex-McKinsey ha messo nei piedi di Monti una mina destinata a creare una situazione incontrollabile. Perché l'abbia fatto, anche a costo di attirarsi l'accusa dai cortigiani di Berlusconi di essere un ministro "mediocre, maldestro o troppo furbo", è la domanda che tutti si pongono. Il risultato è evidente: sotto i piedi del premier il buon Corradino ha buttato una manciata di biglie sulle quali il governo dello spread rischia di essere archiviato come uno dei tanti governicchi della storia italiana.

Forse Passera, che con una valanga di slides ha stordito i colleghi di governo presentando le cinque direttrici per la ripresa, ha già messo in conto questo scenario da Prima Repubblica, e con la sua decisione sul beauty contest ha fatto capire di volersi smarcare da tutti i partiti, anche da quello traballante del Cavaliere peccaminoso con il quale dal 2008 e forse prima ancora ha sempre avuto un atteggiamento di ambigua compiacenza.

È giunto il momento di guardare oltre la figura sobria e opaca di Monti e del suo governo, e di capire una volta per tutte che Passera non è sceso in campo per pettinare le bambole e per smacchiare i giaguari (come direbbe Bersani) ma per candidarsi a gestire in prima persona nel 2013 la nuova fase della politica italiana.

Qui dovrà fare i conti con la vecchia guardia dei partiti e in particolare con quel Pierfurby Casini che annuncia l'avvento di un "Partito Nazione" del quale anche i tecnici potrebbero far parte. Non è ancora un viatico, quello del leader dell'Udc, perché c'è un altro personaggio che si sta muovendo dietro le quinte per occupare la scena del dopo-Monti.

È Luchino di Montezemolo, il "ragazzo" dei Parioli che sta raccogliendo i mattoni per costruire il suo monumento. In questi giorni sembra impegnato a contenere i disastri della Ferrari nella Formula1 e sui mercati dove la vendita delle rosse di Maranello è scesa rispetto all'anno scorso di oltre il 51%. E nella sua testa c'è certamente la preoccupazione per l'esordio a fine aprile dell'Alta Velocità con Ntv, la società che se tutto va bene raggiungerà gli obiettivi di budget soltanto nel 2014.

Ma questi crucci, alleviati in parte dalla nomina a consigliere di amministrazione di Unicredit, non gli hanno fatto perdere di vista l'obiettivo di fondo che resta la politica. Anche se non è il momento di manifestare le intenzioni e le opinioni in maniera troppo sfacciata, Luchino si sta organizzando e sembra avere delle idee molto chiare sul governo e sul potenziale avversario Corradino Passera.

A quanto si legge oggi sul quotidiano di Giuliano Ferrara ha mobilitato nel "cantiere Italia 2013" tre personaggi (Carlo Calenda, Andrea Romano, Nicola Rossi) per mettere a punto il suo manifesto liberal-liberista che dovrà ribadire le idee di "ItaliaFutura" sulla riforma dei partiti, le dismissioni del patrimonio pubblico e l'ineluttabilità di un'imposta forte sui patrimoni. Per saperne di più bisogna rileggere qualche passaggio dell'intervista che ha concesso due giorni fa al quotidiano "La Provincia" di Cremona, la città dove si è recato per un convegno organizzato dai Giovani Industriali.

E qui, lontano da un palcoscenico troppo visibile, Luchino non fa sconti a nessuno. Non li fa soprattutto a Corradino Passera quando dice: "la crescita economica non si fa per decreto", e ricorda che questa strada infelice è la stessa scelta da Giulietto Tremonti quando era ministro. "Con Passera siamo nella medesima situazione. Questo Paese ha potenzialità che non merita e non merita un livello di crescita così basso", poi aggiunge che "manca una politica industriale e si fa di tutto per scoraggiare l'iniziativa delle imprese".

E tanto per essere chiaro conclude così: "il Paese non ne può più di una politica autoreferenziale che parla di tutto, ma non di tagliare o cancellare...dopo Monti ci vorrà una politica dei cittadini consapevoli dei bisogni del Paese".

Segnateveli questi due nomi: Passera e Montezemolo. Non saranno le stelle di un nuovo firmamento, ma il confronto tra questi due personaggi (ricchi di ambizioni e di soldi) tra pochi mesi farà dimenticare il governicchio dei professori che per campare sono costretti a usare la tragedia greca e i suicidi sotto il Partenone.

 

 

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