GENERALI, GRANDI MANOVRE IN VISTA DELL'ASSEMBLEA DI PRIMAVERA 2013 - SALTA IL PATTO CRT-PALLADIO: L'ENTE DI TORINO CONTRARIO ALLA PROPOSTA DI ACQUISTO DI MENEGUZZO IN QUANTO IL VALORE DI CARICO A 18 EURO COMPORTEREBBE MINUSVALENZE – NAGEL COVA SOTTO IL NO DI CRT - DA BANKITALIA A FERAK, LE PARTITE INCROCIATE SULLA COMPAGNIA - INDECIFRABILE IL PROFILO DEL NUOVO CDA….

1. GENERALI, SALTA IL PATTO CRT-PALLADIO
Riccardo Sabbatini per Sole 24 Ore

Le grandi manovre in vista dell'assemblea primaverile di Generali sono già cominciate e c'è già una causa di separazione in corso. Effeti, la scatola societaria che possiede il 2,2% di Generali ed è partecipata pariteticamente da Crt e Ferak (cordata di imprenditori e finanzieri veneti), è sul punto di sfaldarsi. Alla fine della scorsa settimana Roberto Meneguzzo, amministratore delegato di Palladio Finanziaria che è tra i grandi soci di Ferak (vedi tabella), ha comunicato alla Fondazione Crt la disponibilità della finanziaria di rilevare per intero la partecipazione in Generali. Si è trattato, per il momento, di una conversazione informale con i vertici della fondazione conclusa con l'impegno a proseguire il confronto dopo la pausa di fine anno.

La Crt sarebbe comunque contraria a vendere a Meneguzzo anche per la significativa minusvalenza che ricaverebbe dalla transazione con un valore di carico dei titoli Generali mantenuto intorno ai 18 euro a fronte di un valore di borsa che sta per riguadagnare quota 14 euro. È dunque probabile che si giunga ad una scissione con entrambi i soci suddividersi le azioni del Leone.

L'iniziativa di Meneguzzo si presta a diverse letture. C'è un interesse di Ferak di aumentare l'investimento in Generali - 1,6 posseduto direttamente oltre al 2,2% condiviso con Crt - il cui titolo è visto in crescita con la gestione di Mario Greco che a metà gennaio alzerà il velo sul piano industriale della compagnia. Ma, in controluce, quella dei veneti può essere interpretata appunto come una marcia di avvicinamento all'assemblea di Generali che ad aprile rinnoverà il board del gruppo assicurativo.

Finora Effeti esprimeva un posto nella lista di maggioranza che faceva perno su Mediobanca ed una tacita intesa attribuiva ai due soci la facoltà di esprimere a turno un candidato comune. Nell'attuale consiglio di amministrazione è presente l'ex segretario generale della fondazione Crt Angelo Miglietta. Ad aprile sarebbe stato il turno di Ferak ad indicare un suo uomo. Ma negli ultimi tempi i rapporti tra i due partner si sono deteriorati anche per le posizioni opposte che li hanno caratterizzati nel recente salvataggio di Fonsai. Con Crt a sostegno del piano Unipol-Mediobanca, contrastato accanitamente da Palladio e dalla Sator di Matteo Arpe.

Nel pour parler con Crt Meneguzzo avrebbe proposto un suo candidato comune per la lista del Leone che i torinesi non hanno tuttavia gradito. Quest'ultimi, a loro volta, hanno anche prospettato l'ipotesi di un voto disgiunto al meeting di aprile mantenendo formalmente in piedi la joint venture. Una condizione da "separati in casa" su cui, questa volta, sarebbe stato Meneguzzo ad opporre un "no".

Si è così giunti ad esaminare le possibili ipotesi di separazione con la disponibilità di Ferak ad acquisire l'intera partecipazione in Generali. In alternativa si giungerebbe alla scissione, una soluzione peraltro prevista nei patti parasociali di Effeti. Se l'offerta di Meneguzzo fosse accolta Ferak diverrebbe il terzo azionista del Leone, alle spalle di Mediobanca (13,47%) e Cassa depositi e prestiti (4,47%). Ma anche in caso di scissione la sua quota si collocherebbe intorno al 2,7 per cento e sopravanzerebbe quelle di De Agostini e Caltagirone.

2. DA BANKITALIA A FERAK, LE PARTITE INCROCIATE SULLA COMPAGNIA
PARTONO I GIOCHI IN VISTA DELL'ASSEMBLEA

Il primo azionista a dichiarare le proprie mosse è stata nei giorni scorsi la Banca d'Italia. Cedendo la sua quota del 4,47% nelle Generali alla Cassa depositi e prestiti Via Nazionale ha accompagnato la vendita con un accordo che impegna gli acquirenti, nell'elezione degli organi sociali del Leone, a votare «di norma» a favore della lista di minoranza presentata da Assogestioni in rappresentanza degli investitori istituzionali.

Con l'iniziativa di Roberto Meneguzzo un'altro azionista significativo del gruppo triestino (Ferak-Palladio) ha iniziato a prendere posizione in vista della prossima assemblea di aprile che rinnoverà le cariche sociali della compagnia. Come è spesso accaduto nel passato ancora una volta, dunque, la nomina del board delle Generali "parte da lontano" con molti mesi di discussioni e confronti tra i principali soggetti impegnati nella scelta del vertice.

È difficile, per ora, immaginare quali scelte stanno maturando. La decisione di Ferak-Palladio acquisire una piena autonomia di movimento rompendo i ponti che ancora la collegano al "cartello" di Mediobanca (attraverso la Effeti) lascia prefigurare che nel prossimo board del Leone, salvo sorprese, l'aggregato dei soci veneti non sarà rappresentato.

Lo statuto di Generali attribuisce alle minoranze fino a 3 posti in consiglio, ma soltanto alla lista arrivata seconda. Per le altre non è previsto alcuna poltrona. Alle spalle di Mediobanca che ancora può essere considerato il socio di maggioranza a dispetto di una non irresistibile percentuale di capitale (13,47%) si colloca la lista di Assogestioni (circa il 10% all'ultimo rinnovo).

Se anche Meneguzzo convergesse con le sue azioni non potrebbe ambire ad avere un posto in Cda poichè la lista dei gestori è composta da amministratori indipendenti ed esclude la presenza diretta dei soci più rappresentativi.

Se poi è considerata scontata la riconferma di Mario Greco nel ruolo di Ceo - a pochi mesi dalla presentazione del suo piano industriale - e del presidente Gabriele Galateri, è ancora indecifrabile il profilo del nuovo Cda. I dati di fatto, per il momento sono rappresentati dalla forte struttura manageriale che Greco ha costruito attorno a sè in questi mesi. E che fa perno su un comitato di gestione di cui fa parte il top management della compagnia.

Le proposte che verranno presentate in consiglio avranno il "timbro" di quel team ed il nuovo cda, in questo scenario, potrebbe assumere sempre più un ruolo di indirizzo e controllo più che occuparsi di singoli affari. Nelle ultime settimane, attraverso indiscrezioni sull'attività svolta dal comitato audit del gruppo, sotto i riflettori sono finite le operazioni con alcuni suoi importanti azionisti.

In prima battuta è stato proprio Meneguzzo ad essere preso di mira dai rumor ma la ricognizione voluta dal nuovo Ceo riguarderà - ha sottolineato la società - l'intero patrimonio del gruppo. E se questo dovesse preludere alla decisione di erigere una barriera, per il futuro, ad operazioni in potenziale conflitto di interesse, anche la composizione del prossimo board - finora caratterizzato dalla presenza diretta dei principali grandi azionisti - potrebbe esserne influenzata.

 

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