QUANTO COSTA MORIRE - TRA DANNI ALL’AMBIENTE E MALATTIE CAUSATE, OGNI ANNO I CITTADINI EUROPEI SBORSANO 169 MLD € PER L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO PRODOTTO DALLE 10 MILA INDUSTRIE PIÙ SPORCHE - LE CENTRALI, SOPRATTUTTO ELETTRICHE, DI GERMANIA, POLONIA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA E ITALIA SONO LE PIÙ COSTOSE - TRA LE PRIME VENTI C’È LA CENTRALE TERMOELETTRICA ENEL FEDERICO II DI BRINDISI (COSTA FINO A 707 MLN € ALL’ANNO), AL 52° POSTO C’È L’ILVA…

Roberto Giovannini per "La Stampa"

Ci costa fino a 169 miliardi annui, a noi cittadini europei, l'inquinamento atmosferico prodotto dalle 10.000 industrie più «sporche» dell'Unione Europea. Lo spaventoso costo dell'inquinamento dell'aria prodotto dalle attività industriali - e scaricato, sotto forma di costi per la salute e per l'ambiente sulle tasche dei cittadini - è rivelato da un rapporto dello scorso novembre dell'Agenzia Europea dell'Ambiente.

Per la precisione, a seconda delle metodologie adoperate per calcolare gli oneri che vengono esternalizzati dalle imprese sull'ambiente circostante (e sui sistemi pubblici e privati, che devono provvedere a fronteggiare le spese, ad esempio, per le malattie causate) le emissioni di agenti inquinanti nel 2009 pesavano tra i 102 e i 169 miliardi l'anno, ovvero dai 200 ai 330 euro a persona. Quel che colpisce di più è che ben il 50 per cento dei costi aggiuntivi (tra 51 e 85 miliardi) sono generati da soltanto 191 impianti. È il 2% del totale di quelli censiti, quelli più «sporchi» in assoluto. Il 75% del totale delle emissioni è prodotto da soli 622 siti industriali.

A guidare la classifica - che è calcolata sui dati del 2009 - sono le centrali termoelettriche, in particolare a carbone o a olio combustibile; il discutibile primato di industria più inquinante in assoluto d'Europa se lo aggiudica la famigerata centrale elettrica di Belchatow, in Polonia, una «bestia» alimentata a lignite (un carbone di particolare bassa qualità) da 5.000 Megawatt nei pressi della città di Lodz. Tra le prime venti però troviamo anche la centrale termoelettrica Enel Federico II di Brindisi, che da sola genera costi connessi ad inquinamento tra i 536 e i 707 milioni di euro l'anno. E al 52esimo posto c'è l'acciaieria Ilva di Taranto, che ci costa dai 283 ai 463 milioni l'anno.

Insomma, quando si valutano i benefici economici di un'attività industriale - i dipendenti, i profitti, la produzione, le imposte generate - sarebbe il caso forse anche di computare quei costi che «magicamente» quelle industrie riescono a non inserire nei propri bilanci. E a scaricare sull'ambiente o sul contribuente, che dovrà pagare di tasca sua i costi delle morti, delle malattie, o delle bonifiche da realizzare. Un po' quello che sta succedendo all'Ilva, dove - sempre che i forni non vengano spenti una volta per tutte - si utilizzeranno fondi pubblici per cercare di rendere meno pericolosa per l'ambiente e le popolazioni l'acciaieria ex Finsider.

Il rapporto dell'AEA utilizza gli ufficialissimi dati del registro europeo delle emissioni (E-PRTR) che registra 10.000 impianti industriali, e si basa su strumenti e metodi certificati. I dati, talvolta incompleti per colpa di dichiarazioni «parziali» sono aggiornati al 2009. Sulla base di diverse metodologie statistiche - è per questa ragione che i costi evidenziati prevedono una «forchetta», tra un valore più basso e uno più elevato - i ricercatori hanno preso in esame il costo esternalizzato dalle emissioni di sostanze inquinanti nell'aria.

Tra queste, oltre al CO2 (l'anidride carbonica, massima responsabile del riscaldamento globale dell'atmosfera), sono considerati tutti gli inquinanti atmosferici piu diffusi: NH3 (ammoniaca), NOx (ossidi di azoto), PM10 (poveri sottili), SO2 (anidride solforosa). Ma anche i composti organici volatili (benzene e butadiene), i metalli pesanti (arsenico, cadmio, cromo, piombo, mercurio e nichel), i microinquinanti organici (idrocarburi policiclici aromatici, diossine e furani).

Le industrie esaminate sono quelle di produzione di energia, le raffinerie, tutti i processi produttivi e manufatturieri e alcune attività agricole.

Un'analisi complessiva mostra chiaramente che le emissioni delle grandi centrali elettriche sono quelle più costose, tra 66 e 112 miliardi. In secondo luogo, i paesi dove i costi ambientali «nascosti» sono in assoluto più elevati sono quelli a industrializzazione «storica»: nell'ordine, Germania, Polonia, Gran Bretagna, Francia e Italia.

Per l'Italia si stimano costi aggiuntivi tra gli 8 e i 12,2 miliardi. Pesando però le emissioni rispetto alla grandezza delle economie (il Pil), in testa ci sono i paesi dell'ex Europa socialista: Bulgaria, Romania, Estonia, Polonia e Repubblica Ceca. Il paese più virtuoso in assoluto è la Lettonia.

Per quanto riguarda il nostro paese, le Regioni più «aggravate» dal costo dell'inquinamento sono Puglia e Sardegna. Non è un caso, perché proprio in queste Regioni durante il boom economico si pianificò un modello di sviluppo basato su grandi centrali elettriche e industrie pesanti. Ai tempi di proprietà delle partecipazioni statal

i, e oggi talvolta finite in mano a privati. Alle spalle della centrale Enel a carbone di Brindisi (18esima) e all'Ilva di Taranto (52esima), troviamo così al 69esimo posto le raffinerie Saras di Sarroch (in Sardegna, della famiglia Moratti); la centrale termoelettrica Eni di Taranto all'80esimo posto; la centrale termoelettrica E.on di Fiume Santo (Sassari), all'87esimo posto; l'impianto termoelettrico Enel di Fusina al 108esimo posto; la centrale di Vado Ligure di TirrenoPower al 118esimo posto.

Seguono la centrale di San Filippo del Mela (128esimo posto), la raffineria Esso di Augusta in Sicilia (145esimo posto), quella Eni di Sannazzaro de' Burgondi (Pavia) al 148esimo posto.

 

ILVATARANTO UN BIMBO E SULLO SFONDO LO STABILIMENTO DELLILVA jpegVado Ligure Raffineria Saras raffineria saras dei moratticentrale TIRRENO POWER VADO LIGURE Raffineria Saras

Ultimi Dagoreport

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....

giorgia meloni peter thiel

FLASH – COME MAI FRATELLI D’ITALIA, DI FRONTE ALLA CALATA DI PETER THIEL SU ROMA, HA SCELTO IL SILENZIO ASSOLUTO? NESSUN ESPONENTE DI PESO DEL PARTITO È ANDATO A PALAZZO TAVERNA A VIOLENTARE LE SUE ORECCHIE CON GLI SPROLOQUI SULL’ANTICRISTO DEL FONDATORE DI PALANTIR: C’ENTRA IL VATICANO, CERTO, MA ANCHE IL REFERENDUM. A CINQUE GIORNI DAL VOTO, MEGLIO EVITARE UN NUOVO ELEMENTO DI POLEMICA ESOGENA. E POI C’È LA QUESTIONE LEGA, LA VERA OSSESSIONE DELLA MELONI: NON ESSENDO PRESENTE NESSUNO DEL CARROCCIO ALLE CONFERENZE DI THIEL, LA SORA GIORGIA ERA TRANQUILLA (LA MELONI NON VUOLE  SCOPRIRSI A DESTRA, LASCIANDO IL MONDO ULTRA-CATTOLICO A SALVINI)