abderrahim mansouri polizia

C'È QUALCOSA CHE NON TORNA NELLA MORTE DI ABDERRAHIM MANSOURI, IL PUSHER MAROCCHINO UCCISO DALLA POLIZIA NEL “BOSCHETTO” DI ROGOREDO - DAL MOMENTO DELLO SPARO ALLA CHIAMATA DELL'AMBULANZA SONO TRASCORSI PIÙ DI 20 MINUTI. COME MAI? - PERCHÉ UNO DEI QUATTRO AGENTI INDAGATI SI È ALLONTANATO DAL LUOGO DOVE È AVVENUTA LA SPARATORIA, DOVE POI È TORNATO? - I LEGALI DELLA FAMIGLIA DEL PUSHER SOSTENGONO CHE MANSOURI NON AVESSE CON SÉ UN'ARMA (NEANCHE FINTA), COME SOSTENUTO DAI POLIZIOTTI...

Estratto dell’articolo di Andrea Siravo per “la Stampa”

 

Abderrahim Mansouri

Non avrebbe detto la piena verità l'assistente capo della polizia di 42 anni nell'interrogatorio negli uffici della questura di Milano, poche ore dopo aver sparato e ucciso Abderrahim Mansouri.

 

La convinzione granitica degli avvocati della famiglia del ventottenne marocchino, morto per un colpo alla testa nella zona di Rogoredo, inizia a farsi strada anche tra gli inquirenti. «Lui non aveva una pistola, non solo non l'ha puntata contro l'agente, non ce l'aveva», hanno rimarcato gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli.

 

Il riferimento è alla riproduzione di una pistola a salve senza tappo rosso che Mansouri - secondo la versione del poliziotto - avrebbe estratto e alzato dopo che gli era stato intimato di fermarsi perché davanti a lui c'erano dei poliziotti.

 

Un gesto apparentemente fulmineo a cui il poliziotto ha risposto premendo da una distanza ragguardevole, oltre venti metri, uccidendo il ventottenne, ritenuto un "cavallino" dell'omonimo clan che controlla l'area di spaccio nella periferia sud-ovest milanese.

 

abderrahim mansouri ucciso dalla polizia a rogoredo 4

Sulle dichiarazioni pubbliche dei legali, incaricati dal fratello di Mansouri di seguire la vicenda anche con indagini difensive, sarebbero in corso degli approfondimenti investigativi. Non tornano poi i tempi con cui l'assistente capo e i colleghi impegnati nel servizio antidroga, che aveva portato all'arresto di un pusher, avrebbero richiesto l'intervento del 118 per soccorrere l'agonizzante Mansouri.

 

Le discrepanze su quanto hanno messo a verbale il quarantaduenne e gli altri quattro poliziotti, inizialmente sentiti nelle vesti di persone informate sui fatti e solo in un secondo momento iscritti con le ipotesi di reato di favoreggiamento e omissione di soccorso aggravato, sarebbero diverse.

abderrahim mansouri ucciso dalla polizia a rogoredo 5

 

Dal momento dello sparo alla chiamata al numero d'emergenza sarebbero trascorsi tra i 22 e i 23 minuti di tempo. Un lasso di tempo troppo lungo, di cui non si comprende un motivo valido. L'assenza di telecamere, che puntano su dove si trovavano il poliziotto e Mansouri, e di altri occhi elettronici nelle vicinanze, che non registrano audio, sarebbe stata colmata da altri riscontri oggettivi, sui cui il riserbo è massimo.

 

Si aggiungono al quadro di incongruenze anche le poche testimonianze di qualche frequentatore dell'area boschiva, che avrebbe assistito alla sequenza. La loro attendibilità andrà verificata.

 

abderrahim mansouri ucciso dalla polizia a rogoredo 2

Persone che non sono state menzionate dai poliziotti nelle deposizioni, tanto da comportare una contestazione di favoreggiamento perché, con quelle omissioni, avrebbero aiutato l'assistente capo di 42 anni ad eludere le indagini.

 

A destare più di un sospetto tra gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal sostituto Giovanni Tarzia, sarebbe anche il repentino allontanamento di uno dei quattro giovani agenti indagati e del suo altrettanto trafelato ritorno in via Giuseppe Impastato.

 

abderrahim mansouri ucciso dalla polizia a rogoredo 3

Nella sua deposizione - da quanto emerso - avrebbe spiegato di essere andato nel commissariato di Mecenate per prendere alcuni moduli per scrivere l'annotazione di servizio. Del perché abbia fatto questa scelta e di chi eventualmente glielo abbia ordinato gli verrà chiesto conto nell'interrogatorio cui sarà sottoposto oggi in questura. La stessa sorte toccherà, uno dopo l'altro, agli altri tre indagati.

 

Si è valutato di non indagare il sesto poliziotto perché sarebbe sempre rimasto vicino alla volante con il pusher bengalese che pochi minuti prima era stato arrestato. Elementi contrastanti emergerebbero poi sulla mancata conoscenza diretta tra l'assistente capo e Mansouri. [...]

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