riccardo cocciante

RICCARDO COCCIANTE, NON TE BUTTA’ GIU’ COSI’: “MI SONO SEMPRE IDENTIFICATO IN QUASIMODO DI NOTRE-DAME DE PARIS DI HUGO, UN PERSONAGGIO CHE HA AVUTO POCO DALLA VITA A LIVELLO FISICO. DA RAGAZZO, PUR NON ESSENDO AUTISTICO, ERO UNO CHE NON SI ESPRIMEVA MOLTO, STAVO CHIUSO DENTRO DI ME” – IL CANTANTE RICCIOLUTO A 80 ANNI TORNA CON UN DISCO E PARLA DELLA VOCE: “DEVO ACCETTARE CHE IL REGISTRO SIA UN PO’ SCESO. UNA VOLTA ERO UN CAVALLO IRRIVERENTE, OGGI SONO PIÙ RIFLESSIVO. ERO PIENO DI PROTESTA DENTRO, OGGI QUELL’ELEMENTO NON C’È PIÙ" -VIDEO

 

Andrea Laffranchi per il Corriere della Sera – Estratti

 

Riccardo Cocciante, 21 anni di attesa per un nuovo album che esce venerdì 13 marzo. Ispirazione fulminante o lungo processo? 

«È una raccolta di pezzi scritti nel tempo, messi da parte e selezionati: è il succo di quello fatto in tutto questo tempo. Non ho mai pensato di lasciare la canzone». 

IL MIO NOME E RICCARDO COCCIANTE

 

«Ho 20 anni con te», titolo del disco e di uno dei brani, cosa racconta? 

«In genere alla mia età ci si ferma. Qui invece c’è la voglia di tornare a scoprire l’essenza iniziale. Un artista durante la sua carriera tende spesso a cercare soluzioni diverse e ingranaggi vari, ma i dischi iniziali sono solitamente i più veri e sinceri. Ho cercato di riscoprire quello. Alla fine della canzone c’è un testamento, non triste, la speranza che quello che ho fatto possa rimanere nel tempo, lasciare un sapore, entrare nell’eterno, se possibile». 

 

Chi è la «Odile» dell’omonima canzone, ragazza che «parla con gli alberi e coi muri» e «si nasconde negli angoli più scuri ai bordi della realtà»? 

«Quando ho ricevuto questo testo mi è piaciuto l’utilizzo di un linguaggio fiabesco per trattare un argomento così grave come l’autismo, il chiudersi dentro sé stessi, il non riuscire a uscire dalla noce. È un tema che sento dentro. Da ragazzo, pur non essendo autistico, ero uno che non si esprimeva molto, stavo chiuso dentro di me. La musica è stata il linguaggio che mi ha liberato e fatto capire che avrei potuto comunicare». 

il mio nome e' riccardo cocciante

 

Il testo di «Personaggi di un romanzo» cita titoli di classici della letteratura come «Cime tempestose», «Cent’anni di solitudine» o «Guerra e pace». Se Cocciante fosse il personaggio di un romanzo? 

«Mi sono sempre identificato in Quasimodo di Notre-Dame de Pari s di Hugo, ma non perché ne ho tratto un’opera. È un personaggio che ha avuto poco dalla vita a livello fisico, non pretende niente e si rifugia nel mentale per andare oltre questo mondo. Quando ero giovane ero rinchiuso in me stesso, non mi esprimevo...». 

 

riccardo cocciante con il figlio david (3)

A livello fisico lei però ha ricevuto una voce importante... 

«La voce è qualcosa di fisico, ma anche mentale. cerco sempre si spiegarlo ai cantanti dei cast di Notre-Dame ». 

Che è da poco tornata in tour in Italia in vista delle celebrazioni per i 25 anni nel 2027... 

«È stata una soddisfazione vederla cantata tradotta in nove lingue e vedere che si introduce facilmente in Paesi con culture e religioni diverse da quella cattolica perché rappresenta qualcosa di universale, la cattedrale è un simbolo di potere, e la storia è un racconto sulla diversità umana. Credo che un altro elemento del suo successo stia nella sua originalità: non è un musical, non è un’opera, non è un’operetta». 

 

Com’è cambiata in questi anni? 

«Non è cambiata: luci, coreografie, arrangiamenti... sono sempre gli stessi. (...)

A giugno riprende anche il suo tour. Lei come è cambiato? La voce? 

«La potenza c’è sempre, canto alla stessa maniera, ma devo accettare che il registro sia un po’ sceso. Una volta ero un cavallo irriverente, oggi sono più riflessivo. Ero un ragazzo pieno di protesta dentro, oggi quell’elemento non c’è più e godo solo della bellezza della musica. Con questo tour ho iniziato anche a cantare in piedi». 

 

Non lo aveva mai fatto? 

riccardo cocciante

«Nei concerti non mi sentivo protetto senza il pianoforte. Questo passaggio mi è piaciuto e non voglio abbandonare nessuna di queste due facce. In piedi offro i momenti di maggiore show, al pianoforte riservo quelli più intimi e introversi. Marco Luberti (produttore e autore che collaborò con Cocciante dagli esordi a fine anni ’80, ndr ) mi voleva sempre triste. Fu Mogol a portare un nuovo mondo dopo quella separazione». 

 

Con «Se stiamo insieme», che scrisse proprio con Mogol, vinse il Festival nel 1991. 

riccardo cocciante

«Fu una decisione difficile partecipare. Venivo da una generazione, quella dei cantautori, che aveva annullato il Festival. Mi convinsero ad accettare e ci andai anche se non amo l’idea della musica come concorso, per me è più una sfida con me stesso ad ogni disco. Fu un Sanremo difficile: c’erano in gara Umberto Tozzi, Marco Masini, Renato Zero, insomma non dei personaggini qualunque... e io ci andavo con una canzone non sanremese, con l’inciso che arriva tardi». 

 

L’ultimo Sanremo? 

«Non l’ho seguito molto, mi sembra che ci sia stato un eccesso di proposte ritmiche e rap. Non sono nostalgico, ma mi sembra che il pubblico voglia ritrovare la musica melodica. E nel live, vedo una ritrovata voglia di ascoltare musica suonata veramente, senza basi, come faccio nel mio tour». 

riccardo cocciante giorgio assumma (2)vittoria di riccardo cocciante a sanremo 1991RICCARDO COCCIANTEriccardo cocciante a sanremo 1991 riccardo cocciante a sanremo 1991riccardo coccianteERA GIA TUTTO PREVOST - MEME BY EMILIANO CARLI riccardo cocciante giorgio assumma (4)RICCARDO COCCIANTE

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