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ABUSI IN SALSA PECHINESE – È STATO ARRESTATO KRIS WU, IL 30ENNE RE DEL K-POP CINESE, FINITO NELLA BUFERA DOPO LE ACCUSE DI 24 RAGAZZE, TRA CUI MINORI, CHE RACCONTANO DI ESSERE STATE VIOLENTATE DA LUI – A SPUTTANARLO PER PRIMA È STATA UNA 19ENNE CHE SU WEIBO HA RACCONTATO IL METODO ADOTTATO PER ADESCARE LE RAGAZZE CHE VENIVANO INVITATE A CASA E FATTE UBRIACARE PRIMA DI… - CHIUSO IL PROFILO INSTAGRAM , GLI SPONSOR LO MOLLANO - VIDEO

 

Gabriele Rosana per "il Messaggero"

 

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In Cina il movimento #MeToo non è finito. Accusato nelle scorse settimane sul web, Kris Wu, 30enne cantante, attore e modello sino-canadese con un patrimonio di oltre 50 milioni di follower online, è stato adesso arrestato dalla polizia del distretto di Chaoyang, nella capitale Pechino, per aver stuprato ripetutamente varie donne. Il suo profilo social è stato chiuso e gli sponsor che negli anni hanno associato i propri brand internazionali al volto della popstar - un esordio nel 2014 con la band coreana Exo, per poi intraprendere la carriera da solista - cominciano a ritirarsi.

 

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ACCUSE SUI SOCIAL Le prime accuse contro Wu il vero nome è Wu Yifan, cittadino canadese ma originario del sud della Cina - hanno fatto capolino su Weibo, il social più usato nel gigante asiatico, una piattaforma di microblogging a cavallo tra Facebook e Twitter con più di mezzo miliardo di utenti attivi ogni mese. A decidere di uscire allo scoperto e parlare delle violenze a sfondo sessuale è stata una giovane donna, Du Meizhu, oggi 19enne ma all'epoca dei fatti minorenne.

 

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Du ha raccontato di un party a casa di Kris Wu, due anni fa, in presenza di vari membri dello staff della popstar e di altre ragazze. Studentessa di Scienze della Comunicazione, Du voleva incontrare il suo idolo per un'audizione e per tentare la strada nel mondo dello spettacolo: invitata nell'appartamento pechinese di Kris Wu, la giovane - nonostante i tentativi di lasciare la festa - racconta di esser stata spinta a bere alcolici e di essersi svegliata l'indomani nel letto del cantante.

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«Parlando con altre ragazze, ho saputo che quella era la loro tattica» per adescare giovani donne senza il loro consenso, ha riferito Du Meizhu, dopo esser stata contattata su Weibo da presunte vittime che avevano letto la sua confessione. Altre 24 ragazze, tra cui alcune minori, si sarebbero nel frattempo unite a lei denunciando le violenze sessuali da parte di Wu.

 

LA DIFESA La star del K-pop - il pop coreano - però, nega ogni accusa (ricordando che in Cina l'età del consenso è 14 anni), mentre i suoi legali annunciano querele. «Se fosse successo davvero mi sarei chiuso da solo dietro le sbarre», aveva scritto Wu sul social network prima che il suo profilo che aveva già cominciato a perdere seguaci - venisse chiuso dalla polizia. Tante le multinazionali e case di moda che avevano concluso importanti contratti pubblicitari con Kris Wu e che adesso hanno troncato i rapporti o sospeso le campagne: tra queste, Bulgari, Porsche, L'Oréal, Louis Vuitton e Tuborg.

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Tre le aziende collegate alla celebrità che hanno chiuso dopo l'esplosione del caso, mentre secondo alcune stime Wu potrebbe dover pagare 65 milioni di dollari in indennizzi alle sue controparti contrattuali. L'impatto dell'arresto s' è fatto sentire anche in Borsa: i prezzi delle azioni di società legate alla produzione della serie tv The Golden Hairpin hanno fatto registrare perdite ieri, alla chiusura dei listini di Hong Kong; mentre le pagine ufficiali dello sceneggiato hanno eliminato ogni riferimento a Kris Wu dai loro post online.

 

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IL PARTITO SI SCHIERA L'arresto della popstar, in un Paese in cui a fatica si provano a smascherare violenze e ricatti a sfondo sessuale nel mondo dello spettacolo e tra le personalità più in vista, è presto diventato materia politica, tre anni dopo i primi episodi del #MeToo cinese. Mentre sul web prendeva piede la campagna di sensibilizzazione #GirlsHelpGirls, anche la stampa statale, fedele al Partito comunista al potere in Cina, si è schierata dalla parte delle accusatrici di Wu.

 

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«Non importa quanto sei famoso; chi viola la legge viene punito di conseguenza», ha scritto il Quotidiano del Popolo; parole a cui ha fatto eco lo stesso account ufficiale del Partito, su Weibo: «In Cina bisogna rispettare la nostra legge, che non fa torti ma neppure sconti». E per il Global Times, «adesso occorre riflettere sull'adorazione delle star che basano il loro successo sull'immagine costruita sui social anziché sul talento artistico».

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