antonio gramsci tv televisione

“LA VERA EGEMONIA CONTEMPORANEA NON È NÉ GRAMSCIANA NÉ TOLKIENIANA. È TELEVISIVA” – ALDO GRASSO: "LA TV È DIVENTATA UNA VERA INDUSTRIA DEL RANCORE, DOVE IL VECCHIO ‘PENSIERO CRITICO’ È STATO SHAKERATO CON IL COSPIRAZIONISMO. NON SI LIMITA A RACCONTARE IL POPULISMO: LO INDOSSA COME LINGUAGGIO, ESTETICA, METODO. IL TALK SHOW È ORMAI UNA RISSA PERMANENTE PROGETTATA PER GENERARE SHARE, NON CONOSCENZA. LA VERITÀ NON È NEI FATTI, MA NEL MONTAGGIO CHE PRODUCE INDIGNAZIONE” – IL LIBRO DI ANDREA MINUZ: “EGEMONIA SENZA CULTURA”

Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per “La Lettura – Corriere della Sera”

 

aldo grasso

[...] In Italia esistono parole che sopravvivono alla realtà che le ha generate. «Egemonia culturale» è una di queste. Da almeno trent’anni la politica italiana continua a evocarla come una presenza spettrale: una forza invisibile che spiegherebbe sconfitte elettorali, presunti monopoli intellettuali e squilibri simbolici. Il paradosso è che quasi nessuno sembra più sapere che cosa significhi davvero.

 

È proprio questo spettro che Andrea Minuz decide di inseguire e smontare nel suo libro Egemonia senza cultura. Storia sentimentale di un’ossessione italiana (Silvio Berlusconi Editore). Il risultato è un saggio che [...] agisce come una demolizione metodica, quasi divertita, di uno dei feticci più persistenti della nostra vita pubblica.

 

ANDREA MINUZ - EGEMONIA SENZA CULTURA

L’origine del mito è naturalmente Antonio Gramsci. Ma Minuz parte da un dettaglio filologico che dovrebbe già bastare a ridimensionare decenni di retorica: l’espressione «egemonia culturale» compare una sola volta nei Quaderni del carcere .

 

Vale la pena di citare il brano che la contiene: «Ogni volta che affiora, in un modo o nell’altro, la quistione della lingua, significa che si sta imponendo una serie di altri problemi: la formazione e l’allargamento della classe dirigente, la necessità di stabilire rapporti più intimi e sicuri tra i gruppi dirigenti e la massa popolare-nazionale, cioè di riorganizzare l’egemonia culturale» (paragrafo 3 del Quaderno 29, databile al 1935, intitolato Focolai di irradiazione di innovazioni linguistiche nella tradizione e di un conformismo nazionale linguistico nelle grandi masse nazionali ).

 

Da lì, però, nasce una delle più longeve superstizioni politiche italiane. Per decenni la sinistra ha coltivato l’idea di una propria superiorità culturale e morale, mentre la destra ha trasformato la presunta esclusione da quel campo in un alibi permanente. Nel frattempo, la cultura reale cambiava, si frammentava, si commercializzava. L’egemonia, invece, restava come parola d’ordine, come formula magica da agitare quando serviva spiegare la realtà senza analizzarla.

 

antonio gramsci

[...] Per capire come si è arrivati a questa situazione, Minuz attraversa la lunga parabola della cultura progressista italiana. Al centro c’è la mitologia della «Casa Madre», la Einaudi del catalogo bianco, che per decenni ha funzionato come filtro ideologico e dispositivo di legittimazione.

 

[...]  Quell’universo, oggi, è sopravvissuto nella versione più mondana e autoreferenziale della cosiddetta «Repubblica delle Idee», un ambiente dove scrittori, intellettuali, musicisti, poi anche chef, influencer, tiktoker, attivisti convivono con una certa superiorità morale di ceto.

 

Il problema è che quella egemonia, se mai è davvero esistita, non esiste più da tempo. Eppure, continua a essere evocata come un fantasma. Da una parte sopravvive nei piccoli rituali autoreferenziali dell’intellettualità; dall’altra è diventata l’ossessione polemica delle destre arrivate al potere.

 

Qui il libro diventa particolarmente tagliente. La nuova destra italiana denuncia da anni un monopolio culturale progressista, ma la sua risposta raramente consiste nella costruzione di una vera alternativa. Più spesso si traduce nella logica dello spoil system : occupare istituzioni, fondazioni, musei, canali televisivi.

 

ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO

Il capitolo più brillante del libro riguarda proprio la costruzione simbolica di questa contro-egemonia. Dopo decenni di complessi di inferiorità, una parte della destra ha trovato la propria mitologia identitaria nella narrativa fantasy di J.R. R. Tolkien e nei rituali politici della festa di Atreju.

 

Minuz racconta questo passaggio con ironia quasi romanzesca: la rivincita dei nerd che immaginano la politica come una saga epica, con la stessa devozione con cui Samwise Gamgee accompagna Frodo Baggins verso il Monte Fato.

 

Ma la vera egemonia contemporanea, suggerisce Minuz, non è né gramsciana né tolkieniana. È televisiva. È qui che il libro diventa più feroce. Programmi come Le Iene , con il loro populismo della denuncia, hanno trasformato l’indignazione in format narrativo. I reality come Grande Fratello o The Apprentice hanno consolidato l’ideologia dell’«uno vale uno», mettendo in scena un mondo dove l’autorità culturale non esiste più e il talento è sospetto perché elitario.

 

MELONI SANGIULIANO MOSTRA TOLKIEN 5

La televisione — scrive Minuz — è diventata una vera industria del rancore, dove il vecchio «pensiero critico» (un tempo appannaggio della sinistra) è stato shakerato con il cospirazionismo, diventando una sorta di all you can eat della rabbia sociale.

 

In questo contesto, la cultura non appartiene più ai «titani» del pensiero, ma a chiunque riesca a catturare l’attenzione del pubblico. La televisione non si limita a raccontare il populismo: lo indossa come linguaggio, come estetica, come metodo. Il talk show è ormai una rissa permanente progettata per generare share, non conoscenza. Gli ospiti vengono scelti non per quello che sanno, ma per quello che fanno esplodere. La verità non è nei fatti, ma nel montaggio che produce indignazione.

 

alberto arbasino

[...]  Invece di proporre una teoria salvifica, Minuz indica una figura che rappresenta l’opposto della cultura militante: Alberto Arbasino. [...] Arbasino dimostra che si può parlare di politica senza trasformare ogni frase in una predica civile: «La mia teoria è che l’Arbasino politico non si prende molto sul serio perché in Italia è inconcepibile essere politici nei temi ma musicali, aerei, leggiadri e funambolici nello stile. [...]

Negli anni Settanta Arbasino smonta come un vecchio giocattolo il Maestoso Discorso dell’Impegno e la retorica operaista, i tormenti dell’intellettuale civile e lo sperimentalismo parastatale, l’insopportabile bla bla bla dell’intossicazione ideologica e la vigliacca copertura culturale e antropologica del terrorismo».

 

Buttafuoco e Meloni alla mostra su Tolkien allo Gnam

Ed è qui che il libro colpisce davvero il bersaglio. La vera malattia della cultura italiana non è la mancanza di egemonia, ma l’incapacità di liberarsi dalla sua nostalgia. Troppi intellettuali continuano a immaginare un passato in cui la cultura guidava la società; troppi politici sognano di conquistarla come un ministero invisibile. Nel frattempo, la cultura reale si è spostata altrove: nei media, nelle piattaforme, nelle industrie dell’intrattenimento.

 

Con Egemonia senza cultura , Minuz compie un gesto raro nel panorama italiano: prende sul serio le idee senza prenderne sul serio i rituali. E mostra che, a volte, il modo più efficace per smontare un mito culturale è raccontarlo con precisione e con ironia, finché non resta ciò che è sempre stato: una parola molto ripetuta e sempre meno reale.

GIORGIA MELONI ALLA MOSTRA DI TOLKIEN ALLA GNAMgiorgia meloni alla mostra su TolkienGRAMSHISH - MEME BY EMILIANO CARLI

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?