CI SONO ALTRI “CACCIATORI DI UOMINI” - SI ALLARGA L’INCHIESTA MILANESE SUI CECCHINI ITALIANI A SARAJEVO: TRA I DUE NUOVI INDAGATI CI SAREBBE UN FACOLTOSO IMPRENDITORE LOMBARDO CHE AVREBBE INVESTITO PARTE DELLA SUA RICCHEZZA IN VIAGGI TURISTICI NEI BALCANI PER RAGGIUNGERE SARAJEVO E METTERE NEL MIRINO CIVILI PER LE STRADE SOTTO ASSEDIO - A LUI LA PROCURA SAREBBE RISALITA GRAZIE AL RACCONTO DI UN CONOSCENTE CHE ANNI FA LO ASCOLTÒ PERSONALMENTE VANTARSI DELLE “SPEDIZIONI” - ANCHE PER LUI, COME PER GLI ALTRI DUE, L’ACCUSA È DI OMICIDIO VOLONTARIO CONTINUATO E AGGRAVATO DAI MOTIVI ABIETTI…
Estratto dell’articolo di Ilaria Carra per www.repubblica.it
C’è anche un lombardo tra i due nuovi indagati nell’inchiesta milanese sui cecchini italiani a Sarajevo. […] Anche per lui, come per gli altri due, l’accusa è di omicidio volontario continuato e aggravato dai motivi abietti.
Prosegue, anzi, si amplia l’inchiesta milanese coordinata dal pm Alessandro Gobbis sui cosiddetti safaristi del weekend, civili che partivano il venerdì da varie città d’Italia, facevano base a Trieste e da lì in aereo o via terra superavano il confine per andare a sparare su donne e bambini inermi, in certi casi anche pagando.
Come sarebbe il caso di questo indagato lombardo, un imprenditore piuttosto facoltoso che secondo l’ipotesi investigativa avrebbe investito parte della sua ricchezza in viaggi turistici nei Balcani per la possibilità di raggiungere, accompagnato, le alture di Sarajevo e mettere nel mirino un civile per le strade sotto assedio. A lui la procura sarebbe risalita a partire dal racconto di un suo conoscente, che anni fa lo ascoltò personalmente vantarsi di quanto commesso in queste spedizioni adrenaliniche per provare l’emozione di uccidere.
Salgono così a tre, finora, gli indagati [...] Il primo era stato l’ex camionista friulano, 80 anni, oggi in pensione, Giuseppe Vegnaduzzo [...] Interrogato dal procuratore capo Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis lo scorso 9 febbraio, l’ottantenne con la passione per la caccia e la pesca, idee di estrema destra mai nascoste, aveva negato ogni addebito.
Nonostante in un’intervista a un giornale locale aveva ammesso di essere stato in Bosnia ma solo per lavoro, ai pm ha invece negato di aver mai messo piede nel Paese, escludendo di essere uno «cecchini del weekend» che pagavano per andare ad uccidere civili inermi, tra cui bambini, donne e anziani, nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci tra il ‘92 e il ‘95.
Il secondo indagato, residente nel centro Italia, ha un profilo simile a quello del camionista. Cacciatori, «fanatici», che a Sarajevo sarebbe andati a sparare non tanto sborsando chissà quale cifra ma più aderendo a un’idea, a un principio, a una spinta.
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