carmelo cinturrino

CI DOVEVA SCAPPARE IL MORTO AFFINCHÉ I COLLEGHI DI CINTURRINO DENUNCIASSERO I SUOI "METODI" - IN TANTI, NEL COMMISSARIATO DOVE LAVORAVA IL POLIZIOTTO CHE HA UCCISO UN PUSHER A ROGOREDO, SAPEVANO CHE L'AGENTE ERA FUORI CONTROLLO, CHE MENAVA I PUSHER E TOSSICI (PRENDENDOLI A CALCI, PUGNI, BASTONATE E MARTELLATE). PERCHÉ NESSUN POLIZIOTTO HA MAI DENUNCIATO CINTURRINO? - UNO DI LORO DICE: "A CHI AVREI DOVUTO DIRE TUTTO QUESTO?". UN ALTRO SOSTIENE: "NON ME LA SONO SENTITA", FACENDO CAPIRE CHE CINTURRINO GODESSE DI UNA SORTA DI "STATUS DI IMPUNITÀ" - ORA, ALL'INTERNO DEL COMMISSARIATO, IN TANTI HANNO PAURA: "TUTTA QUESTA MERDA RICADE SULL'INTERO CORPO DI POLIZIA. MICA SOLO SULLA 'MELA MARCIA'"

 

1 - VOCI E ACCUSE INQUIETANTI, LE VERIFICHE SUL COMMISSARIATO

Estratto dell'articolo di C. Giu. per il "Corriere della Sera"

 

carmelo cinturrino 3

Un commissariato di frontiera. L’area del bosco di Rogoredo, la zona di Ponte Lambro e il «caldissimo» Corvetto. Un territorio difficile dove lo spaccio di droga, la microcriminalità e le occupazioni abusive sono la costante quotidiana. Poliziotti giovani, spesso soltanto di passaggio per qualche anno o al primo incarico.

 

Dove agenti come Carmelo Cinturrino, in servizio dal 2010 in via Quintiliano, prima nella squadra investigativa poi dal 2017 alle volanti, erano — e sono le parole di uno dei 4 poliziotti ora indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento — «punti di riferimento per i giovani»: «Lui è sempre stato considerato come paladino o fenomeno. Dagli anziani era visto in un modo, dai giovani in un altro. I giovani facevano affidamento su di lui».

 

La fase 2 dell’indagine sul caso Rogoredo si sta concentrando proprio su quel che succedeva al commissariato Mecenate, sulla rete di «complicità» in cui — è il sospetto della Procura — chi portava arresti (anche se chiacchierati) godeva di una sorta di status speciale.

 

carmelo cinturrino a rogoredo

Le testimonianze fin qui raccolte dalla squadra Mobile e dal pm Giovanni Tarzia hanno fatto emergere un quadro aberrante: pestaggi ai pusher, spacciatori «spogliati» di droga e soldi senza lasciare traccia negli atti ufficiali. Comportamenti che «erano noti»: «Cinturrino era aggressivo, allungava le mani». Alcune di queste voci sono arrivate anche dai tanti pusher sentiti in questi giorni. [...]

 

2 - LA PAURA DEI POLIZIOTTI NEL COMMISSARIATO DI FRONTIERA "CI ANDIAMO DI MEZZO TUTTI"

Estratto dell'articolo di Brunella Giovara per "la Repubblica"

 

carmelo cinturrino 2

Nella bufera? Di più. Basta questa frase: «Si parlava spesso in commissariato del fatto che Cinturrino fosse una persona poco raccomandabile…», messa a verbale da uno dei poliziotti indagati assieme all'assistente capo, attualmente in carcere per omicidio volontario. Vox populi, quindi.

 

Tanti — nel commissariato Mecenate — sapevano che l'uomo era fuori controllo, che era aggressivo, anzi violento, che menava a calci e pugni, bastonate e martellate, e nessuno ha mai detto beh a chi di dovere. Ad esempio, al dirigente del commissariato. E come si dice ora nell'ambiente, sconvolto dai fatti gravissimi, «tutta questa merda ricade sull'intero corpo di polizia», mica solo sulla "mela marcia" Cinturrino. [...]

 

Insomma, pugno di ferro, in guanto di ferro. E questo è un commissariato importante, anzi strategico, nella complicata geografia milanese. Di periferia, ma che periferia. Da piazzale Lodi in avanti, tutta roba di Mecenate, a partire dal quartiere Corvetto, che è difficile come forse una volta solo Quarto Oggiaro.

 

LA RICOSTRUZIONE DELLA MORTE DI ABDERRAHIM MANSOURI A ROGOREDO

Territorio immenso, con alcuni obiettivi importanti come la sede dell'Eni, e quella di Sky, e poi c'è l'Ortomercato, e soprattutto c'è Rogoredo. Piazza di spaccio tra le più importanti d'Italia, e nel nord forse è la prima, grazie all'ottimo collegamento logistico: metropolitana, ferrovia, e la tangenziale Est, insomma da qui si arriva tranquilli al supermercato di tutte le sostanze possibili, e questo da anni e anni.

 

ABDERRAHIM MANSOURI

Ma era un commissariato di serie B, fino a quando il questore Scarpis decise di elevarlo a quello che si definisce "posto di funzione", cioè con un dirigente capo, e più forze, più libertà d'azione, sempre nei limiti imposti dall'organizzazione. Oggi, un organico di forse 80 persone, che aspetta, a partire dal responsabile Rocchi, l'arrivo dell'ispezione annunciata, se già non è arrivata.

 

Ma subito, dalla notte dell'omicidio Mansouri, in questo palazzo sono arrivati i colleghi della Squadra mobile, perché a loro è affidata l'indagine sulle malefatte di Cinturrino. E loro hanno ribaltato l'ufficio a cui era stato velocemente trasferito, e perquisito macchina (ancora nel parcheggio), e case, trovando quei cinquemila euro in contanti che lui ha giustificato così: «Con quelli intendevo pagare l'avvocato». Cash.

 

In più, viene esaminata tutta la documentazione di centinaia di arresti fatti negli anni. «Era uno che lavorava», ricorda un suo superiore degli anni passati. «Ricordo che era stato in Marina…», poi passato in polizia, e sempre in prima fila, soprattutto nel suo regno: Rogoredo. Ora sappiamo come riusciva a fare tutti quegli arresti, che gli hanno portato anche un encomio, e che in quel mondo lo conoscevano come Luca, e lo temevano come la peste.  [...]

 

la pistola soft air trovata accanto al corpo di abderrahim mansouri

Nella speranza che tutto si fermi a questi, emerge una seconda frase inquietante, detta da uno di questi indagati ai colleghi della Mobile: «A chi avrei dovuto dire tutto questo?», intendendo la condotta ambigua di Cinturrino, il suo lavorare da cane sciolto, e l'atteggiamento minaccioso anche dentro il commissariato (uno ha raccontato che era aggressivo anche lì, non solo con i tossici e gli spacciatori), e anche il tentativo di condizionare le deposizioni di chi era con lui quella sera, davanti al corpo di Mansouri.

 

Stupisce quindi la mancanza di fiducia nella catena di comando, se uno non pensa di scrivere almeno una lettera anonima, di agire. «Abbiamo deciso di organizzarci con un avvocato», spiega uno in interrogatorio, e alla domanda «ne avete parlato con un vostro superiore?» la risposta è stata: «Non ce la siamo sentita». Era dunque davvero un ras, anche lì dentro, questo Carmelo-Luca?

 

CARMELO CINTURRINO

Candidamente, un agente ha dichiarato al pubblico ministero che «ogni tanto Cinturrino si coordinava con l'ispettore che è arrivato da un anno», e che questi «si lasciava un po' condizionare da Carmelo, che ha vent'anni di servizio». [...]

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