dia fibra ottica

CHI CONTROLLA I CONTROLLORI? LA MAFIA HA MESSO LE MANINE SUL PROGETTO DELLA TRANSIZIONE DIGITALE FINANZIATO CON I FONDI DEL PNRR SENZA CHE LE SOCIETÀ PARTECIPATE DEL GOVERNO ITALIANO GARANTISSERO GLI ADEGUATI CONTROLLI PER IMPEDIRLO: DAL 2022 LA SEMIS SRL, CONTROLLATA DAL MESSINESE MARIO AQUILIA, CONDANNATO PER MAFIA, HA INCASSATO 4,5 MILIONI DI LAVORI DA DUE SOCIETÀ CHE A LORO VOLTA AVEVANO RICEVUTO L’APPALTO DALLA NON INDAGATA OPEN FIBER SPA, PARTECIPATA PER IL 60% DAL MEF – MA, PER I PM, LA SIEMIS “LAVORA ANCHE IN LOMBARDIA E HA RAPPORTI DI FORNITURA E COLLABORAZIONE CON SOCIETÀ CHE OPERANO PER CONTO DEL GOVERNO IN APPALTI PUBBLICI PER IL POSIZIONAMENTO DELLA FIBRA OTTICA…”

Estratto dell’articolo di Davide Milosa per www.ilfattoquotidiano.it

 

Direzione investigativa Antimafia

Non solo il nuovo Ponte sullo stretto, ora la mafia punta dritto anche al grande progetto della transizione digitale finanziato con i fondi del Pnrr e cioè il Piano strategico banda ultra larga (Bul). E’ un inedito assoluto a livello nazionale quello che emerge dall’indagine della Dia di Milano coordinata dal colonnello Giuseppe Furciniti. Ed è un inedito che se pur non coinvolgendole direttamente apre uno squarcio sulle modalità di controllo delle società partecipate dal governo italiano che sono garanti del piano strategico per il paese.

 

POSA DELLA FIBRA OTTICA

Per quattro anni, infatti, a partire dal 2022 la Semis srl controllata di fatto dal messinese Mario Aquilia, condannato per mafia e per aver favorito il clan di Barcellona Pozzo di Gotto, seppur già interdetta in via definitiva ha incassato 4,5 milioni di lavori da due società, la Telebit spa e la Inpower Group Consorzio Stabile, che a loro volta avevano ricevuto l’appalto dalla non indagata Open Fiber spa, partecipata per il 60% dal ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

[…] E così a finire in amministrazione giudiziaria per un anno da oggi sono Telebit e Inpower […] Alle quali si aggiunge un sequestro preventivo per 1,5 milioni a carico di Mario Aquilia.

Direzione investigativa Antimafia

Ma il dato che inquieta è ben sottolineato dalla Procura di Milano quando spiega che la Siemis il cui titolare è legato alla potente frangia di Cosa nostra della provincia di Messina “lavora sul territorio lombardo e ha rapporti di fornitura e collaborazione con società che operano per conto del governo italiano in appalti pubblici sul territorio nazionale per il posizionamento della fibra ottica”.

 

Ora, per come ricostruito dall’antimafia, la Infratel Italia spa, partecipata al 100% dal ministero dell’Impresa e del Made in Italy, “ha presentato tre bandi di gara per la costruzione e la gestione in concessione della rete pubblica a banda ultra larga. Tutti e tre i bandi sono stati aggiudicati dalla società Open Fibre spa”, quest’ultima, come detto, controllata dal Mef. Questo general contractor ha così “sub-appaltato i lavori per il Lotto 3 Lombardia alla società Inpower Group, che, a sua volta, si è avvalsa della Semis srl per la materiale esecuzione di alcune opere in numerose cittadine della provincia di Lecco, di Como, di Monza Brianza e di Pavia”.

open fiber fibra ottica

 

L’unico espediente adottato da Aquilia è quello di aver intestato l’azienda alla moglie. Un escamotage, l’intestazione fittizia, piuttosto elementare.

[…] Le due società sono accusate non penalmente di non aver controllato. Non solo, dal provvedimento della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano emerge che lo stesso Aquilia, vero regista della società, ha avuto interlocuzioni con gli stessi manager di Inpower e Telebit.

Direzione investigativa Antimafia

 

Tanto che il pm rileva “un’evidente inadeguatezza delle regole cautelari, che con riferimento al rischio di commissione di reati di criminalità organizzata (…). non individuano procedure specifiche. Risulterebbe, altrimenti, del tutto singolare la presenza, tra i fornitori della Inpower della Semis, posto che, il suo effettivo titolare, soggetto, tra l’altro, con cui gli stessi dirigenti della committente hanno intrattenuto rapporti diretti nelle trattative circa la fissazione del prezzo e della tipologia delle prestazioni, risulta condannato per associazione mafiosa”.

[…]

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