ULTIME DAL “CORRIERE DELLA SEGA”: MASTURBARSI IN UFFICIO SERVE A “DECOMPRIMERE LO STRESS” – UN 46ENNE RACCONTA DELLE SUE SMANACCIATE AL BAGNO, DURANTE L’ORARIO DI LAVORO: “NON RIESCO A SMETTERE, ARRIVA QUESTO IMPULSO E DEVO SODDISFARLO. MENTRE LO FACCIO MI SENTO SOLLEVATO. SUBITO DOPO, UNO SCHIFO. SOPRATTUTTO AL LAVORO, HO I COLLEGHI A VENTI METRI E MI VIENE DA PENSARE COSA DIREBBERO SE LO SAPESSERO” – LA RISPOSTA DELLA SESSUOLOGA…
Estratto da www.leggo.it
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«Non riesco a smettere di masturbarmi. Lo faccio anche in bagno al lavoro, due o tre volte al giorno». Giorgio ha 46 anni ed è il protagonista di questa puntata di "A Nudo". La dottoressa Rosamaria Spina ha analizzato la sua lettera e ha risposto.
[…] La lettera […]
Ho 46 anni e una relazione sessualmente stabile e appagante. Ma da qualche mese ho questo bisogno continuo che non riesco a controllare. Durante la giornata arriva questo impulso e devo soddisfarlo.
In bagno a casa la mattina, a volte in macchina prima di entrare in ufficio, e quasi sempre almeno una volta in bagno al lavoro. Mentre lo faccio mi sento sollevato. Subito dopo mi sento uno schifo. Soprattutto al lavoro, ho i colleghi a venti metri, e mi viene da pensare cosa direbbero se lo sapessero. Non so cosa sia cambiato. Forse è lo stress? Come posso fermarmi?.
La risposta della dottoressa:
Gentile lettore,
MASTURBAZIONE SUL POSTO LAVORO 2
quello che descrive […] sembra […] qualcosa che ha assunto una funzione ben precisa nella sua vita emotiva.
C’è un passaggio molto importante nella sua lettera: “mentre lo faccio mi sento sollevato”. Spesso, quando un comportamento sessuale diventa molto frequente, ripetitivo e difficile da controllare, non riguarda soltanto la sessualità in sé, ma anche la regolazione interna di tensioni, stress, vuoti o stati emotivi difficili da gestire.
Il fatto che lei abbia una relazione soddisfacente rende questo aspetto ancora più evidente: non sembra mancare il sesso di coppia, quanto, piuttosto, esserci un impulso che arriva come una scarica di cui liberarsi rapidamente. In questi casi, la masturbazione può trasformarsi in una risposta automatica a stati interni di agitazione, pressione o sovraccarico mentale.
A questo punto è fondamentale ricordare una cosa: la masturbazione assolve oltre 200 funzioni diverse e una di queste è proprio la scarica di una tensione interna. La dinamica è molto simile a quella che si verifica anche nei bambini molto piccoli: non sapendo come scaricare e gestire la tensione che si accumula a livello fisico, la gestiscono tramite atti di autoerotismo, che non hanno alcuna connotazione sessuale […]
Alla luce di ciò, è possibile dire che questo non significa che ci sia “qualcosa di perverso” in lei.
Il punto, infatti, non è la masturbazione in sé, ma il vissuto di perdita di controllo che descrive. Quando un comportamento diventa compulsivo, il sollievo immediato tende a essere seguito da vergogna, colpa e autosvalutazione.
Ed è proprio questo ciclo (tensione, impulso, sollievo, vergogna) che, spesso, mantiene nel tempo la dinamica stessa. A ciò si aggiunge che più ci si impone di resistere meno si riesce a farlo, amplificando ulteriormente quanto appena descritto.
In questa prospettiva, il bagno del lavoro assume quasi il ruolo di uno spazio di decompressione emotiva clandestina e il timore di essere scoperto aumenta ulteriormente il senso di allarme interno e, forse, lì per lì, di appagamento e trasgressione.
Proprio per queste ragioni, il punto non è come smettere, ma iniziare a osservare cosa succede poco prima dell’impulso. Ci sono momenti della giornata più difficili? Stati emotivi ricorrenti? Sensazioni di pressione, noia, rabbia, vuoto? Le piace il lavoro che fa? Trova soddisfacente la vita che conduce?
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Comprendere la funzione assolta da questo comportamento è fondamentale per poter capire come gestirlo e, in caso, ridurne la frequenza.
[…] La vera questione, dunque, non è perché si masturba così tanto, ma cosa accade dentro di lei nei momenti in cui sente di non riuscire a fermarsi. Se un comportamento si mantiene nel tempo, sicuramente lo fa perché ha assunto un significato ben preciso (altrimenti si sarebbe già estinto) e solo la comprensione di questo significato può, poi, far capire come intervenire.

