carmelo cinturrino

DIVISE INFEDELI – NON SOLO IL CASO DI CARMELO CINTURRINO, POCHI GIORNI FA SONO STATI ARRESTATI TRE POLIZIOTTI NELL'AMBITO DI UNA INCHIESTA SUI NARCOTRAFFICANTI A ROMA - GUARINO PRIMAVERA, IL BOSS DEL TUFELLO, BENEFICIATO DAGLI AGENTI CORROTTI, CHE GLI PASSAVANO ANCHE INFORMAZIONI RISERVATE, GONGOLAVA: “IO SE RINASCO, FACCIO LA GUARDIA” - LA UNO BIANCA RESTA LA VICENDA PIÙ GRANDE DI MELE MARCE NELLA POLIZIA: IN SETTE ANNI, DAL 1987 AL 1994, CENTO RAPINE, UN CENTINAIO DI FERITI E 24 OMICIDI - E POI C'È IL CASO MARRAZZO…

 

Pierangelo Sapegno per “la Stampa” - Estratti

carmelo cinturrino

 

Le divise infedeli sono storie di James Ellroy, noir americani che ci raccontiamo da una vita. Negli States ci hanno fatto romanzi e film. 

 

Ma anche eroi. Francesco Vincent Serpico detto Frank indagò quasi da solo sulla Polizia di New York, alla fine scampò a un agguato, gli è rimasta una cicatrice sulla guancia ed è sordo da un orecchio, ma in tribunale denunciò tutti i suoi colleghi corrotti. 

 

(...)

Non so se l'hanno mai data a Luciano Baglioni e Pietro Costanza, l'ispettore e il sovrintendente di Polizia che scoprirono i fratelli Savi e sgominarono la Uno Bianca. Temo di no, così va l'Italia. Quando parliamo di mele marce, dovremmo parlare anche di quelli che li inchiodano. 

 

Baglioni e Costanza avevano cominciato a indagare fuori dall'orario di lavoro per rendere giustizia al collega Antonio Mosca, loro amico fraterno, ucciso da quei banditi dopo uno scontro a fuoco avvenuto sull'autostrada A14, nei pressi di Cesena, il 3 ottobre del 1987. Morì dopo due anni di agonia, e al funerale giurarono che non si sarebbero arresi fino a quando non avessero preso i suoi assassini. Ci sono voluti cinque anni ma ce l'hanno fatta, inseguendo fra le tante pure una traccia sbagliata, quella di un tipo che faceva il filo alla commessa di una pasticceria, ma che li portò davanti a un palazzo dove stava uscendo Roberto Savi.

 

E l'unica cosa della Uno Bianca in mano agli inquirenti era l'immagine sbiadita e incerta di questo mascellone con l'impermeabile e il mitra ripreso dalle telecamere di una banca. Loro ci credettero per uno sguardo che incrociarono, solo per quello, perché li aveva guardati in cagnesco come se avesse riconosciuto in quei due giovanotti in borghese dei poliziotti. Cominciò così l'indagine sui fratelli Savi. Un caso, la fortuna che premia quelli che non mollano. 

carmelo cinturrino a rogoredo

 

La Uno Bianca è senz'altro il caso più grosso di mele marce nella polizia. In sette anni, dal 1987 al 1994, cento rapine, un centinaio di feriti e 24 omicidi. Gli autori, tutti poliziotti (a parte proprio Roberto Savi) e tutti condannati. 

 

Ce ne sono altri famosi, comunque, detto che per Cinturrino le indagini sono appena iniziate e bisogna stare attenti a sparare sentenze. Pochi giorni fa sono appena stati arrestati tre poliziotti nell'ambito di una inchiesta sui narcotrafficanti della Dia di Roma.

 

Intercettazioni, pedinamenti e poi un pentito che aveva confermato i loro sospetti. 

 

Uno dei tre agenti, Matteo Vita, era già finito nei guai per una rapina. Si era presentato con dei colleghi per una perquisizione, ma secondo le vittime si era fatto aprire la cassaforte, aveva preso i soldi, 35 mila euro, e se ne era andato senza neanche restituire le chiavi. Le indagini della Dia lo inchioderebbero per qualcos'altro. Avrebbe sottratto sedici chili da un carico di cocaina. È uni spacciatore che ne parla al telefono: «Si sono inguattati dieci chili di roba».

 

banda uno bianca

In realtà sarebbero di più: hanno fermato un carico di venti e ne hanno denunciati solo quattro. Il sospetto è venuto a quello che aspettava la droga, Massimiliano Del Vecchio, già nel mirino della Dia.

 

Chiede ai suoi di verificare: «Non mi torna il conto». Eh, per forza. Guarino Primavera, che sarebbe il boss del Tufello, beneficiato dagli agenti corrotti, che gli passano anche informazioni riservate, invece gongola: «Io se rinasco, faccio la guardia». Però sono delle guardie che li mettono tutti dentro. Uno di loro, Johnny Lauretti, un corriere di Del Vecchio, si pente. E il cerchio si chiude. 

 

Altra storia di malavita travestita con la divisa è quella della Caserma Levante di Piacenza. Sei arresti nel luglio 2020, carabinieri che secondo l'accusa, grazie a pusher impiegati come informatori, avevano costruito un piano che gli lasciava mani libere sullo spaccio e gli garantiva pure vantaggi di carriera grazie agli arresti degli altri spacciatori. 

Federica Angeli ha raccontato «Gli orrori della Caserma Levante» in un libro. 

 

carmelo cinturrino ripreso nel 2024 durante un sequestro

Non c'è solo la droga sequestrata per rivenderla, ci sono pestaggi, sopraffazioni, un sequestro di persona, soprusi. Le intercettazioni sono agghiaccianti. Il maresciallo spiega ai suoi complici come funziona la gang: «Noi siamo intoccabili», dice. E poi: «A me lasciatemi solo l'erba. Un mucchio d'erba». Tanto intoccabili per fortuna no. I carabinieri veri li hanno arrestati. Teo Luzi, comandate generale dell'Arma, decine di medaglie sul petto per operazioni ad alto rischio contro le organizzazioni criminali, dice che «portare la divisa è un privilegio e chi la indossa sa di essere un riferimento». 

 

Quando non è così fa male due volte. A Firenze due studentesse americane denunciarono due carabinieri per violenza sessuale. E poi c'è il caso Marrazzo, altri due militari accusati di concussione, detenzione di droga e ricettazione. 

 

Avevano trovato il giornalista a casa di una trans, in mutande e camicia, e avevano registrato un video. 

banda uno bianca 11

 

«L'avevamo fatto per documentare l'operazione di polizia», dissero. Secondo l'accusa invece avevano preteso tre assegni per ventimila euro. Fu Silvio Berlusconi ad avvertire il presidente della regione Lazio e a mettere in moto l'indagine: «Guarda che girano immagini compromettenti su di te». Le aveva ricevute Alfonso Signorini e aveva chiamato il Cavaliere. E chi gliele aveva mandate? 

 

In tutti questi casi c'è chi ha scoperto la verità. E la medaglia? Già, a chi sì e a chi no. «E questa a chi va? 

Al poliziotto onesto? O al povero fesso che s'è fatto sparare in faccia?» disse Serpico sul letto d'ospedale. Ma almeno a lui gliel'avevano data. 

carmelo cinturrinoCARMELO CINTURRINOla banda della uno bianca

 

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