donald melania trump amanda ungaro paolo zampolli

CHI È DAVVERO L'INVIATO DI SVENTURE DI TRUMP, PAOLO ZAMPOLLI? UN MILANESE EREDE DI UNA FAMIGLIA BENESTANTE SCAPPATO A MANATTHAN DOPO L’ESPULSIONE DAL LICEO “PARINI” – E ALLE SPALLE UNA VITA DI BON VIVANT TRA MODELLE, IMMOBILI E UN TITOLO DI AMBASCIATORE ALL’ONU PER L’ISOLA CARAIBICA DOMINICA (71 MILA ABITANTI!) - IL MIRACOLATO DA TRUMP FINITO IN UNA "DIRTY STORY" PER AVER FATTO “DEPORTARE” LA MOGLIE BRASILIANA DAGLI AGENTI DELL’ICE PER OTTENERE L’ADOZIONE DEL FIGLIO – L’ULTIMO EPISODIO DI UN'ESISTENZA DA “CHAPERON” TRA MILLANTERIE E AFFARI MANCATI CON PORTE SPALANCATE PURE A PALAZZO CHIGI (E DINTORNI) E LECCA-LECCA DEL “CORRIERE DELLA SERA” - DAVVERO FU LUI A PRESENTARE LA FUTURA FIRST LADY MELANIA ALL’AMICO "MAGA" OPPURE SI DEVE ALL’”ORCO” EPSTEIN? AH, SAPERLO - IN USA LA QUERELLE È ANCORA APERTA - MA SENZA LA “COPERTURA” ASSICURATA OGGI DAL SUO AMICO PAOLO, DEFINITO DAL "FOGLIO" IL “VANNNACCI DI TRUMP”, BEN ALTRI SAREBBERO I GUAI PER L’INQUILINO INGOLFATO DELLA CASA BIANCA...

DAGOREPORT

 

L’altra settimana, seduto al bar di “Casa Cipriani”, Club House decadente dei morti di fama milanesi, alla lettura dei giornali il sorriso formato dentiera-extra di Paolo Zampolli, ostentato nelle photo opportunity taggate su Instagram con i potenti della terra, si è trasformato in una smorfia di dolore.

AMANDA UNGARO - PAOLO ZAMPOLLI

 

Lui, il compagno di merende di Donald Trump, nominato sul campo inviato globale dal futuro Commander in Chaos (copyright “The Guardian”) per meriti extra politici, ovviamente nega che - come racconta il “New York Times” -, ci sarebbe stata la manina della famigerata Ice (Immigration and Customs Enforcement) a far “deportare” - appena finita in galera per una presunta truffa a Miami - la madre di suo figlio adolescente, Giovanni. La brasiliana Amanda Ungaro, che lotta per ottenerne il suo affidamento.

 

MELANIA E DONALD TRUMP CON PAOLO ZAMPOLLI E AMANDA UNGARO

Una vicenda dalle tante “zone grigie”. In sintonia con la vita stessa del suo protagonista che si da del tu con la “pulzella della Garbatella" e il suo seguito di ministri. Dicono nella Capitale che Zampolli, soprannominato da “il Foglio” il "Vannacci di Trump" (copyright Michele Masneri), ha più porte aperte a Palazzo Chigi (e dintorni) che alla Casa Bianca.

 

Leggi imprese pubbliche e private che raffazzonano affari con lui, che in quel campo minato non ne azzeccata mai una. Mentre all’Ambasciata americana di via Veneto, guidata da Tilman J. Fertitta, al solo citare il suo nome si percepisce imbarazzo e irritazione. Tant’è.

PAOLO ZAMPOLLI CON DONALD E MELANIA STRUMP A MANHATTAN

 

Secondo la documentazione raccolta dal “New York Times”, Mr. Zampolli avrebbe contattato a Miami il funzionario federale, Davide Venturella, affinché prendesse in carico sua moglie prima del suo rilascio su cauzione e del rientro in Brasile.

 

“Un favore privato”, sostiene l’accusato. Ma nel corso della telefonata avrebbe anche segnalato che il caso era “importante” per qualcuno vicino alla Casa Bianca”. Insomma, dalla manina alla manona.

 

Allora, sembra far acqua da tutte le parti, la sua autodifesa, raccolta in una notiziola di poche righe a fondo pagina dal “Corriere della Sera”. Lo stesso quotidiano che prima, a firma dell’allora corrispondente da New York, Massimo Gaggi, aveva messo in luce tutte le qualità diplomatiche dell’ex ambasciatore all’Onu dell'isola caraibica di Dominìca, che ha appena 71 mila abitanti (sic).

Paolo Zampolli con Giorgia Meloni

 

Già, ma chi è davvero Paolo Zampolli, nato a Milano il 5 marzo 1970, detto “il Zampa” o “il mascellone”? Una faccia da duro che a qualcuno ricorda Charlie Crocker, il protagonista di “Un uomo vero” di Tom Wolfe.

 

Da anni vive a New York nel lussuoso condominio di Grammercy Park, con alle pareti quadri di Canaletto, Picasso e De Chirico che una volta arredavano la sua casa di famiglia in via Borgonuovo 9. Nel 2020 Trump lo ha nominato nel board del "Kennedy Center" tra lo sgomento della famiglia democratica dell’ex presidente Usa.

 

paolo zampolli e melania e donald trump

Infine, l’incarico d’inviato speciale per conto del suo sodale Donald. Chissà, forse per il suo passato di ambasciatore all’Onu per una sperduta isola caraibica.

 

“Ambasciatore? Un titolo che si può comprare come la cittadinanza, in quella specie di Banana Republic”, sostengono i cronisti maligni accreditati al Palazzo di Vetro.

 

“Fece assumere con lo stesso ruolo anche sua moglie, Amanda Ungaro, stavolta grazie al primo ministro delle Grenada…”, aggiungono gli amici con cui si attovagliava ogni sera al “Cipriani” di West Broadway del suo amicone Giuseppe, figlio del mitico Arrigo.

 

Una storiaccia, insomma, quella riguardante sua moglie e il figliolo Giovanni. Una delle tante che sembra accompagnare la sua esistenza pubblica e privata. Una vita finita sotto i riflettori per il suo presunto ruolo di chaperon della modella Melania Knauss, portata in dote, e poi impalmata nel gennaio 2005, dal futuro Maga presidente Trump.

2001- paolo zampolli e bill clinton

 

Un colpo di fortuna per il bon vivant senza arte ne parte in fuga da Milano, come vedremo. Anche se questa storia sembra essere un altro buco nero del suo pedigree mondano.

 

Per il biografo dei Trump, Michael Wolff, a far conoscere Melania a Donald in realtà sarebbe stato, l’”orco” Jeffrey Epstein, con tanto di contenzioso legale (e miliardario) oggi in corso tra lo scrittore e la First Lady.

 

Insomma, secondo Wolff, pure Melania sarebbe salita sul "Lolita Express" (aereo usato dal finanziere pedofilo) dove, secondo l’autore denunciato e a sua volta querelante, si sarebbe consumato pure “il primo rapporto intimo” con Donald.

 

Una versione, se veritiera, che farebbe a pugni su quanto raccontato ai quattro venti da Paolo Zampolli. Cioè, sul suo ruolo di “chaperon” per guadagnarsi comunque le benevolenze di Trump.

 

paolo zampolli e donald trump

Del resto, il termine francese “chaperon”, originariamente indicava un tipo di cappuccio o cappa, esteso poi alla figura, accreditata oggi da  Zampolli, che "copre" e protegge la reputazione di una giovane magari finita nelle grinfie forse dell’”orco” Epstein. Ah, saperlo.

 

Nel ricordo dei suoi compagni di gioventù, a diciotto anni l’ex agente di modelle

fu mandato dai genitori a studiare l’inglese a New York dopo la sua espulsione dal liceo “Parini”.

 

Nello storico Palazzo Greppi in via Bigli,9 - nel cuore ricco di Milano -, in gran parte ancora di proprietà delle famiglie Zampolli il riserbo è d’obbligo.

 

paolo zampolli e melania trump

Si ricorda con affetto suo padre, Giovanni, morto in un incidente sciistico a St Moritz, che negli anni Settanta aveva fondato l’azienda di giocattoli Harbert, rilevata poi nel 1994 dal Gruppo Prezioni per una cifra astronomica.

 

E soprattutto sua madre rimasta vedova. La professoressa universitaria in cardiochirurgia, Luisa Gregorini Ventura, che occupava il sesto piano dell’edificio con usufrutto a vita.

 

In breve, la ricca eredità paterna (compresi i quadri antichi della sua collezione) è finita (e spesa, si mormora) nella "Grande Mela" dal figlio buttatosi, con scarsa fortuna - grazie alla generosità della madre - nell’immobiliare, in agenzie di modelle, e in altre avventure finanziarie.

 

palazzina di via borgonuovo a milano controllata dalla Borgonuovo 2000 di Paolo Zampolli

Chissà se nella sua recente visita a Milano, Mr. Zampolli sarà andato a far visita alla madre.  Dopo alcuni accertamenti clinici di routine, è stata ricoverata coattamente in un ospizio. Struttura pagata, secondo quando raccontano i suoi familiari, con la sua pensione da professoressa.

 

In realtà, a giudizio dei suoi amici e parenti, soffrirebbe soltanto di “vuoti di memoria”. E vorrebbe tornare in via Borgonuovo dov’era assistita amorevolmente dal cameriere Irenèe Tonde.

paolo zampolli e matteo salviniPAOLO ZAMPOLLIgianluca vacchi e paolo zampolli donald trump e paolo zampollipaolo zampolli con elon musk e maye musktrump zampolli

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