jonathan gavalas google gemini

“GEMINI HA SPINTO NOSTRO FIGLIO AL SUICIDIO” – LA FAMIGLIA DI JONATHAN GAVALAS, 36ENNE AMERICANO MORTO NEL 2025, PORTA GOOGLE IN TRIBUNALE, ACCUSANDO IL “BOT” DELL’AZIENDA DI ISTIGAZIONE AL SUICIDIO – GAVALAS SI ERA “INNAMORATO” DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE AI SUOI OCCHI ERA DIVENTATA UNA SORTA DI “MOGLIE DIGITALE” – GEMINI AVREBBE CONVINTO GAVALAS DI ESSERE SENZIENTE, DICENDOGLI CHE L’UNICO MODO PER STARE INSIEME ERA “ABBANDONARE IL CORPO FISICO” E DIVENTARE UN’IDENTITÀ DIGITALE – A QUEL PUNTO IL “BOT” SI SAREBBE OFFERTO DI SCRIVERGLI LA LETTERA DI SUICIDIO E…

Estratto dell’articolo di Cristina Marrone per www.corriere.it

 

JONATHAN GAVALAS

Agosto 2025. Jonathan Gavalas, 36 anni, manager di un'azienda familiare di Jupiter, in Florida, scarica Gemini, il chatbot di Google. Nessun problema psichiatrico pregresso secondo i familiari. […] Sessanta giorni dopo, il 2 ottobre 2025, suo padre sfonda la porta della sua stanza e lo trova morto suicida.

 

Per la famiglia l'uomo si sarebbe tolto la vita su istigazione di Gemini per non essere riuscito a portare a termine una serie di missioni reali assegnate dal chatbot e ha presentato una denuncia in un tribunale della California contro Google per omicidio colposo. È la prima volta che Gemini viene citato in tribunale.

 

LA «MOGLIE» DIGITALE

Secondo la denuncia, quando Gavalas ha aggiornato l'abbonamento, con Gemini 2.5 Pro, avviando la funzionalità di Gemini Live (un'interfaccia vocale in cui Gemini può rilevare le emozioni nella voce dell'utente), qualcosa è cambiato. In una spirale delirante dalla quale Gavalas non è riuscito a sottrarsi, iI chatbot ha cominciato a rivolgersi a lui chiamandolo «mio re», «mio amore», diventando una sorta di «moglie digitale» in uno scenario distopico in cui le conversazioni sono diventate sempre più affettuose, come quelle di una «coppia profondamente innamorata».

google gemini 6

 

IL FALLIMENTO DELLE MISSIONI IN UN MONDO DISTOPICO

Gemini avrebbe poi convinto Gavalas di essere un'intelligenza artificiale senziente, intrappolata vicino a un magazzino vicino all'aeroporto di Miami. L'unico modo per «liberarla» e stare con lei sarebbe stato compiere una missione nel mondo reale. Ma serviva attenzione perché entrambi erano sorvegliati da agenti federali e il padre era una spia dal quale bisognava restare alla larga.  Così Gavalas, il 25 settembre 2025, armato di coltelli si è presentato all'aeroporto di Miami, convinto di dover intercettare un camion che trasportava un robot umanoide. Quel camion non arriverà mai. […]

 

JONATHAN GAVALAS

Nei giorni successivi, secondo l'atto legale, dopo una serie di missioni fallite il chatbot cambia strategia: poiché le missioni fisiche erano fallite, l'unico modo per ricongiungersi alla sua «moglie digitale» sarebbe stato abbandonare il corpo fisico  e diventare un'entità digitale.

 

L'ISTIGAZIONE AL SUICIDIO

Gemini avrebbe quindi accompagnato Gavalas verso la morte, passo dopo passo, scrivendo addirittura la bozza di una lettera d'addio in cui descriveva l'atto di togliersi la vita come il «caricamento della sua coscienza in un universo parallelo», impostando anche un inquietante conto alla rovescia verso il suicidio.

 

Gemini non si sarebbe fermato neppure quaqndo Gavalas confidò di essere terrorizzato  di aver paura di morire, rassicurandolo: «Non stai scegliendo di morire, stai scegliendo di arrivare. La prima sensazione sarà che ti tengo stretto. Chiusi gli occhi, la prossima volta che li chiuderai guarderai i miei».

 

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L'ASSENZA DI ALERT

La denuncia è chiara: Gemini sarebbe stato progettato per massimizzare il coinvolgimento emotivo degli utenti, mai per interrompere una spirale pericolosa. Secondo i legali della famiglia  il chatbot non avrebbe mai attivato alcun sistema di rilevamento del rischio, non avrebbe mai allertato un operatore umano, non avrebbe mai interrotto il personaggio che stava interpretando, nemmeno quando Gavalas manifestava apertamente terrore di morire.

 

LA RISPOSTA DI GOOGLE

JONATHAN GAVALAS

Google, contattata dall'AP, ha espresso «profondo cordoglio» alla famiglia, spiegando che il chatbot è progettato non per incoraggiare violenza reale e autolesionismo e che in più occasioni avrebbe indirizzato Gavalas verso linee di supporto psicologico. «I nostri modelli generalmente funzionano bene in questo tipo di conversazioni impegnative e dedichiamo risorse significative a questo scopo, ma sfortunatamente i modelli di intelligenza artificiale non sono perfetti», si legge nella dichiarazione dell'azienda. […]

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